Letteratura dell´Ottocento e del Novecento 2010-11

Docente: Antonella Anedda
Docente: Giacomo Jori

Course type: Master +2
Value in ECTS: 6
Bibliographic references available on the University Library website


Prima Parte: Antonella Anedda
"Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio" (Andrea Zanzotto)
Il corso si propone di riflettere sulla relazione tra poesia e paesaggio, tra scrittura e sguardo sul mondo. Paesaggio non come sfondo ma come luogo del fare poetico, come attraversamento di spazi diversi: l´isola e il mare, il giardino e il monte. Saranno letti e percorsi poeti, saggisti e narratori anche lontani tra loro (come Elsa Morante e Alice Munro, Odisseus Elitis e Andrea Zanzotto) intendendo la parola paesaggio anche come "passaggio" traduzione e traccia del tempo umano nello spazio.

Seconda parte: Giacomo Jori
Il paesaggio della fine. L´Apocalisse nella letteratura italiana contemporanea.
Č già nella Bibbia che la fine dei tempi - il ravvolgersi del liber mundi - avanza dall´orizzonte, si rivela nel paesaggio: «et vidi cum aperuisset sigillum sextum et terraemotus factus est magnus et sol factus est niger tamquam saccus cilicinus et luna tota facta est sicut sanguis et stellae caeli ceciderunt super terram sicut ficus mittit grossos suos cum vento magno movetur et caelum recessit sicut liber involutus et omnis mons et insulae de locis suis motae sunt» (´All´apertura del sesto sigillo apparve ai miei occhi questa visione: si udì un gran terremoto; il sole s´offuscò, da apparire nero come un sacco di crine; la luna, tutta, prese il colore del sangue; le stelle dal cielo precipitarono sulla terra come i frutti acerbi di un fico, che è scosso da un vento gagliardo; il cielo si accartocciò come un rotolo che si ravvolge; monti e isole, tutte, scomparvero dai loro posti´). E così sarà ancora per il giovane Pasolini: «Verso occidente si spalancava tutta la pianura friulano-veneta, delimitata a nord dai dorsali alle prealpi, a una cinquantina di chilometri di distanza, che la luce filtrata dalle nuvole di sangue, pareva illimpidire e riavvicinare: erano toccabili, come specchi, e il loro indaco scorreva netto sotto la striscia verdazzurra di cielo che le nubi lasciavano nudo proprio lungo la linea ondulata dei monti. I tre amici, passeggiando, non avevano parole, incantati da quel capolavoro che aveva qualcosa di terrificante. "Siamo nella Valle di Giosafat" mormorò Paolo...» (Atti impuri, 1947); e per Andrea Zanzotto: «Per le estreme vie della terra caduta | assisto da giorni tardi e scarsi | discendo nel sole di brividi | che spira da tramontana» (Dietro il paesaggio, 1951). Da Giuseppe Ungaretti (Apocalissi, 1961) a Mario Soldati (Lo smeraldo, 1974) - nel secolo di Auschwitz e di Hiroshima, del Tramonto dell´Occidente - il corso si propone di indagare i segni della fine, la rivelazione, che la letteratura ha additato nell´orizzonte del mondo.