Presa di posizione sull’articolo “USI e SUPSI, i dubbi della politica” di oggi, martedì 5 settembre 2017 (Corriere del Ticino, p.8)

2017-09-05T00:00:00+02:00

Lugano, 5 settembre 2017- Nell’attesa di prendere piena conoscenza dei contenuti del rapporto dei relatori Raoul Ghisletta e Paolo Peduzzi sui messaggi n. 7224, n. 7180 e n. 7247, l’Università della Svizzera italiana (USI) tiene a sottolineare quanto segue riguardo alle anticipazioni apparse oggi sulla stampa:

 

  • La piena legalità e fondatezza delle decisioni che hanno portato alla creazione dell’Istituto di studi italiani 10 anni fa, nel 2007. La creazione di istituti è infatti nelle prerogative statutarie delle Facoltà, fondate sulla Legge sull’Università della Svizzera italiana, sulla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana e sugli Istituti di ricerca (cfr. art. 4, cpv 1 dello statuto della Facoltà di scienze della comunicazione: “la Facoltà può dotarsi, a seconda delle necessità e dopo ratifica del Consiglio dell’Università, di istituti e di laboratori”). Il passaggio riportato da Il Corriere del Ticino secondo il quale “qualcosa non ha funzionato dal profilo della legalità” non ha quindi fondamento. L’USI tiene a sottolineare la qualità delle attività svolte in questo decennio dall’Istituto, attestate dal successo delle sue filiere di studio e delle numerose attività pubbliche a favore del territorio.

 

  • La piena legalità e qualità delle prime nomine della Facoltà di scienze biomediche. Anche in questo caso, lo Statuto dell’USI prevede due modalità di nomina dei professori di ruolo e dei professori assistenti: per concorso e per chiamata. È stata scelta questa seconda modalità, senza compromessi sulla qualità dei professori: essi, infatti, sono stati tutti valutati dal Comitato costituente della nuova Facoltà, composto da esperti dal prestigio nazionale e internazionale quali Ludwig Kappos, Luigi Mariani e Giatgen Spinas (professori e primari a Basilea e Zurigo), Christian Wolfrum (professore all’ETH Zürich) e Thomas Zeltner (già direttore dell'Ufficio federale della sanità pubblica). È stata peraltro una fortuna il fatto che negli ospedali cantonali fossero già impiegati medici aventi le competenze necessarie per assicurare la qualità dell’insegnamento e della ricerca essenziali alla realizzazione di uno dei più importanti progetti accademici per il futuro della Svizzera italiana.

 

  • Infine, l’USI è risalita alla fonte di quello che è presentato come un “dato inquietante” relativo all’adeguatezza delle competenze dei laureati dell’Accademia di architettura. È stata sufficiente una rapida verifica presso l’Ufficio federale di statistica per apprendere che questo dato si basa su un campione di soli 27 rispondenti. È su questa base che è stata calcolata la percentuale, con un intervallo di confidenza di ben +/- 16.2%! L’USI ha molto a cuore la qualità dei suoi percorsi formativi e pertanto svolge essa stessa un sondaggio di soddisfazione della propria esperienza formativa, condotto dal suo Servizio qualità. L’indagine 2016 mostra risultati molto positivi per l’Accademia, che si basano su oltre 260 rispondenti: l’80% consiglierebbe l'Accademia, solo il 4% non lo farebbe, e la soddisfazione generale degli studi si attesta per il 66.4% tra il buono e l'ottimo. Dati che trovano riscontri – peraltro – in un’altra (e più recente) indagine dell’Ufficio federale di statistica che, stando alle anticipazioni della stampa, non è stata però considerata dai redattori del rapporto. Tale indagine misura la soddisfazione circa l’apporto dato dagli studi all’esercizio della propria professione e, per i diplomati USI in scienze tecniche tra i quali si annoverano i diplomati dell’Accademia, essa attesta un dato pari a 4.1 su 5, un livello identico a quello dei Politecnici federali (https://www.bfs.admin.ch/bfs/fr/home/statistiques/catalogues-banques-donnees/tableaux.assetdetail.243903.html).  Per onestà intellettuale l’USI precisa che anche questo ultimo dato – seppur positivo – presenta un coefficiente di variazione che denota un campione presumibilmente poco numeroso.

 

L’USI, in vista della seduta del 16 ottobre 2017 in cui si deciderà l’introduzione di una Commissione di controllo del mandato pubblico per USI e SUPSI, tiene a sottolineare che accetterà serenamente qualsiasi decisione del Parlamento, ma invita a non strumentalizzare fatti e cifre per giustificare tale decisione.

L’Ateneo è a disposizione per altre informazioni ed eventuali interviste al Rettore Boas Erez.

 

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