Louis Kahn e Venezia Il progetto per il Palazzo dei Congressi e il Padiglione della Biennale

La mostra Louis Kahn e Venezia, che inaugura il nuovo Teatro dell’architettura dell'USI a Mendrisio, mette in scena per la prima volta il profondo legame tra l’architetto estone-americano e la città italiana.

Dal 1928, quando arrivò in Laguna nel corso del suo primo Grand Tour in quell’Europa che aveva abbandonato da bambino per trasferirsi a Philadelphia, Kahn mantenne infatti uno speciale rapporto con Venezia. Molti saranno gli incontri ravvicinati: con la sua architettura – Palazzo Ducale, piazza San Marco, le calli anonime e i ponti sospesi sull’acqua – ma anche con alcuni suoi illustri abitanti, come Carlo Scarpa e Giuseppe Mazzariol. Questa rete di esperienze e relazioni lo porterà, alla fine degli anni Sessanta, ad essere coinvolto nella vita culturale della città, tanto da essere incaricato di disegnare un grandioso Palazzo dei Congressi all’interno dei Giardini della Biennale, dove già aveva esposto le sue opere. Il progetto rimase sulla carta, ma ancora oggi si offre come uno degli esempi più interessanti della sua opera non costruita, nonché come capitolo di quella Venezia irrealizzata che accoglie le proposte di Palladio, Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, eccetera.

Louis Kahn e Venezia: rapporti umani, progetti, presentazioni, mostre, incontri con gli studenti, conferenze e lezioni speciali, come quella improvvisata sul tetto di Palazzo Ducale, davanti alle cupole marciane. Ogni capitolo di questa liaison apre riflessioni su temi complessi: il rapporto tra la memoria del passato e la rivitalizzazione di una città che è, come disse Kahn, «un puro miracolo»; la rilettura dell’architettura antica da parte di un architetto moderno; la costruzione di un Palazzo dedicato alla vita culturale in un luogo simbolo della civitas internazionale; la ricezione dell’opera di Kahn in Italia; il rapporto tra architettura e ingegneria.

Dalla somma di queste esperienze emerge la lettura che Louis Kahn fa di Venezia, fondata sulla considerazione del rapporto tra uomo e natura, tradotta in una visione dell’architettura che ancora oggi merita di essere approfondita sia in chiave storica sia in relazione ai problemi della città lagunare. Quella indicata da Kahn è infatti una lezione che, nella sua validità, vale ancora la pena di ascoltare.

«Venice is architecture of joy. I like a place as a whole where each building contributes to the other. An architect building in Venice must think in terms of sympathy: working on my project I was constantly thinking as if I was asking each building I love so much in Venice, whether they would accept me in their company» (Louis Kahn).

Le sezioni della mostra

Introduzione

La mostra si apre con un grande modello della città di Venezia, nel quale è inserito il progetto di Louis Kahn per il Palazzo dei Congressi ai Giardini della Biennale. Il modello è posto al centro del Teatro dell’architettura ed è visibile dalle gallerie ai piani superiori. Sulle grandi pareti dello spazio centrale sono proiettate immagini di Louis Kahn e di Venezia che fanno da sfondo ai contenuti della mostra. Una sala riassume la biografia di Louis Kahn, con una selezione di monografie sulla sua opera a disposizione del pubblico.

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Ritorno in Europa

Nato in una piccola località dell’Estonia nel 1901, Louis Isadore Kahn si trasferì cinque anni dopo negli Stati Uniti, a Philadelphia, dove ottenne la laurea in architettura nel 1924. Educato dal suo maestro Paul P. Cret (1876-1945) secondo i principi dell’École des Beaux-Arts di Parigi e Lione, il giovane Kahn ritornerà in Europa per compiere due importanti viaggi di formazione – in due fasi molto diverse della sua carriera – alla scoperta dell’architettura del passato e non solo.

Il primo viaggio, nel 1928-29, rappresentò per Kahn il contatto diretto con la storia dell’architettura antica, ma anche il primo incontro con la cultura costruttiva del Moderno. Nel secondo viaggio, svolto nel 1950-51 quando era Architect in Residence all’American Academy di Roma, Kahn visitò invece i paesi del Mediterraneo – Italia, Grecia ed Egitto – rimanendo per sempre segnato tanto dalla monumentalità dei grandi capolavori del passato quanto dalla forza spontanea dell’architettura vernacolare. In entrambe le occasioni Kahn si fermò a Venezia.

I disegni del primo viaggio mostrano la rappresentazione del paesaggio lagunare e dell’architettura veneziana compiuta da un giovane artista-architetto all’inizio della sua carriera, ancora in cerca di una precisa definizione di sé. I pastelli della Basilica di San Marco e della Ca d’Oro, del 1950-51, testimoniano invece un momento chiave della svolta professionale e artistica di Kahn, che lo condurrà alla realizzazione delle sue opere maggiori negli anni a venire.

Di grande importanza è la “lettura itinerante” di Piazza San Marco, che dimostra la tensione analitica del Maestro nella comprensione di uno dei luoghi più significativi della storia dell’architettura e della città. Si tratta di una serie di schizzi realizzati nel 1951 da punti di vista tutt’altro che casuali, attraverso i quali Kahn ricostruisce le tappe del processo formativo della piazza, basato sull’ordine dettato dalla gerarchizzazione dei percorsi via acqua e via terra, che è alla base della sua straordinaria unità spaziale.

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Mazzariol e l’idea di Venezia

Dietro al rapporto tra Louis Kahn e Venezia, un ruolo fondamentale è rivestito da Giuseppe Mazzariol (1922-1989), storico dell’arte, direttore della Fondazione Querini Stampalia (1958-1974), docente universitario e politico veneziano. Fu infatti Mazzariol a scegliere l’architetto americano quale progettista del Palazzo dei Congressi, per conto dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Venezia (AAST).

Se per Kahn l’idea di costruire a Venezia era la realizzazione di un sogno, per Mazzariol rappresentava l’ennesimo tentativo di promuovere la sua idea per la città, chiamata ad essere, per vocazione, «punto di incontro culturale tra gente di ogni parte del mondo». Tale visione si basava sulle riflessioni sviluppate, tra gli altri, da figure come Sergio Bettini, Wladimiro Dorigo e altri contro la museificazione della città. Nel 1954 Mazzariol fu infatti tra gli organizzatori di una mostra a Palazzo Grassi dal titolo programmatico: Venezia Viva, cioè capace di rinnovarsi, di dialogare con la modernità. Per Mazzariol il problema di Venezia non era solo quello ambientale, messo in evidenza dall’alluvione del 1966 e dalle alte maree: egli guardava con maggior timore l’imbalsamazione del suo patrimonio costruito, la riduzione a «rudere turistico, che sarà esattamente il contrario di Venezia». Per questo, egli proponeva di rilanciare il suo storico ruolo di luogo d’incontro tra Occidente e Oriente tramite opere nuove, in modo da saper assolvere «alla funzione storica di città dell’incontro». All’interno di questa visione vanno considerati anche i progetti di Frank Lloyd Wright e Le Corbusier, rispettivamente per una casa per studenti-architetti sul Canal Grande (1953-54) e per il nuovo Ospedale in zona San Giobbe (1964).

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Wright e Le Corbusier a Venezia

Prima di Louis Kahn, altri due Maestri erano stati chiamati ad aggiungere il lessico e l’approccio dell’architettura moderna allo speciale tessuto urbano di Venezia: Frank Lloyd Wright e Le Corbusier.

Nel 1951 Wright – che si trovava a Venezia per ricevere la laurea ad honorem allo IUAV – prese l’incarico di progettare un’abitazione sul Canal Grande dall’architetto Angelo Masieri, allievo e poi associato di Carlo Scarpa. La vicenda ebbe un’evoluzione tragica: Masieri, giunto negli Stati Uniti per discutere i dettagli del progetto con Wright, morirà in un incidente d’auto. Cambia così il programma: invece di una casa, Wright progetterà tra il 1953 e il 1954 una residenza per gli studenti-architetti dello IUAV, nei pressi di Ca’ Foscari. L’architetto disegna un edificio a pianta triangolare, su cinque livelli, caratterizzato dalla facciata che, nelle parole di Wright, «sorgerà dall’acqua come un fascio di grandi canne, che si vedranno al di sotto della superficie dell’acqua stessa».

Le Corbusier fu invece interpellato nel 1962 per un incarico molto più ambizioso: la progettazione del nuovo Ospedale di Venezia, nell’area del macello comunale di San Giobbe. La sua proposta, presentata nel 1964, si sviluppa come un ampio organismo orizzontale in modo da inserirsi nel contesto senza alterare il profilo urbano. Sorretto da un sistema di pilotis affondati nella laguna, l’Ospedale è costituito da tre livelli: il primo ospita i servizi per il pubblico e i percorsi pedonali in continuità con l’intorno; il secondo contiene i servizi medici e i laboratori; il terzo invece le stanze dei pazienti. Per Mazzariol, il progetto era «la soluzione più ovvia, anzi la sola; ovvia e unica come il miracolo o il fatto poetico. Gli spazi interni presentano lo stesso andamento ritmico della calle e del campiello: la città è riportata dentro l’ospedale».

Entrambi i progetti, come poi quello di Louis Kahn, non saranno realizzati: occasioni mancate, secondo molti, che avrebbero dato nuova linfa vitale alla città.

La lezione di Kahn (video)

Quando, nell’aprile del 1968, Giuseppe Mazzariol giunse a Philadelphia per offrire a Louis Kahn il progetto del Palazzo dei Congressi, presentò anche la sua idea di fondare una scuola dedicata specificatamente «al problema di Venezia». La scuola, fondata nel 1968 da Mazzariol con Carlo Ludovico Ragghianti nelle due sedi di Venezia e Firenze con il nome di Università Internazionale di Venezia (UIA), nasceva dall’urgenza di costituire «un tavolo di lavoro permanente di confronto sulle idee» per un rilancio delle due città attraversola creazione di progetti concreti, capaci di «coordinare l’eredità del passato con l’attualità».

Animato dalla sua passione per l’insegnamentoe sulla scorta della pluriennale esperienza di gestione di gruppi di progettazione condivisa in seno all’ARG (Architectural Research Group) e all’ASPA (American Society of Planners and Architects) tra il 1932 e il 1948, Louis Kahn offrirà il suo pieno sostegno partecipando alla nascita dell’UIA con alcune proposte didattiche. Tra queste, insieme ad Oskar Stonorov e Frederick Gutheim coinvolti nel progetto, eglipropose l’istituzione di un corso di “Scienze urbane sociali” e la creazione di una “Bottega per la formazione di alto livello di architetti dell’ambiente urbano” con sedi specializzate nelle diverse isole della Laguna.

Nel marzo 1971 Kahn tenne a Venezia un seminario sul tema “Nuovi progetti per le isole della Laguna”. Il workshop, che seguiva di alcune settimane quelli tenuti dagli amici e colleghi Buckminster Fuller, Isamu Noguchi e György Kepes, si aprì con la storica conferenza dal titolo Architettura e Urbanistica alla Fondazione Cini, nell’Isola di San Giorgio, il 22 marzo 1971, di fronte a una folla di studenti e docenti.

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Louis Kahn e Carlo Scarpa

Nel 1968 Louis Kahn e Carlo Scarpa partecipano – insieme a Franco Albini e Paul Rudolph – alla XXXIV Biennale d’Arte di Venezia, intitolata “Linee della ricerca contemporanea: dall’informale alle nuove strutture”. Kahn presenta una selezione di disegni personali; Carlo Scarpa allestisce invece il padiglione Ambiente, nel quale espone alcune opere appositamente realizzate al fine di esprimere lo stretto rapporto tra arte e architettura. Tra queste c’era La crescita, una scultura geometrica in acciaio lavorato e foglia d’oro oggi esposta in mostra, con la quale Scarpamirava ad indagare il tema della luce di una scultura mobile nello spazio in rapporto alla specificità dei materiali.

In occasione della kermesse veneziana, Kahn e Scarpa si incontrarono a Treviso nel maggio 1968, a casa di Luciano Gemin, dove, come testimonia la fortuita registrazione dell’incontro, si scambiarono suggerimenti e insegnamenti. Per il tramite di Giuseppe Mazzariol, in seguito i due maestri coltiveranno un’amicizia caratterizzata da profonda stima, con incontri susseguitesi nel tempo a ogni ritorno a Venezia del maestro americano. Fa parte di questa serie di incontri anche la visita di Louis Kahn e Carlos Enriques Vallhonrat – assistente ai tempi del progetto – nella casa di Scarpa ad Asolo, testimoniata da una serie di fotografie che mostrano i due architetti attorniati dagli assistenti e da Tobia Scarpa, intenti ad analizzare il libro sulle opere di Frank Lloyd Wright pubblicato da Hendrik Wijdeveld per “Wendingen”nel 1965.

Nel 1972 Kahn sarà coinvolto nel progetto della mostra presentata alla XXXVI Biennale, dal titolo Quattro progetti per Venezia, allestita da Carlo Scarpa. Pochi mesi prima di morire, Louis Kahn dedicherà al collega veneziano un testo intitolato In the work of Carlo Scarpa; due anni più tardi, sarà Scarpa a rendere omaggio all’amico durante una conferenza a Vienna: «Non chiamatemi Maestro, l’ultimo dei Maestri è stato Louis Kahn e la sua morte è stata una grave perdita per l’architettura».

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Il progetto

Il progetto per il nuovo Palazzo dei Congressi di Venezia prende avvio dall’incontro tra Giuseppe Mazzariol e Louis Kahn, avvenuto a Philadelphia nell’aprile del 1968. Fin dall’inizio emerge come per l’architetto sia necessario, per dare un carattere urbano all’intervento, affiancare alla sala congressuale un nuovo edificio: un centro di ricerca per la creazione artistica, nonché nuova sede per la Biennale.

Kahn affronta l’incarico lavorando dal suo studio di Philadelphia, ma le costanti richieste di informazioni sull’area di progetto – fornite dal giovane studente di architettura Mario Botta, in qualità di assistente di Mazzariol – e le numerose fotografie aeree che il maestro si fa spedire dall’Italia testimoniano l’approfondita lettura del contesto. La sua analisi del territorio include la zona della Laguna prospiciente l’area di progetto e le principali emergenze architettoniche con cui i nuovi edifici avrebbero dialogato: l’isola di San Giorgio, piazza San Marco, la Punta della Dogana con la Chiesa della Salute, le chiese di Palladio alla Giudecca e lo stesso ospedale di Le Corbusier, mai realizzato. Fin dall’inizio, l’obiettivo condiviso da progettista e committente è quello di servirsi del nuovo inserimento per rivitalizzare l’area e la città, come urbs e civitas. Mazzariol e Kahn condividono inoltre una fede profonda nelle potenzialità dell’architettura moderna: la scelta strutturale, l’uso dei materiali e le tecniche d’avanguardia avrebbero plasmato un complesso capace di generare nuove modalità di fruizione del luogo.

Kahn presentò il suo progetto inaugurando la mostra allestita nelle sale di Palazzo Ducale (30 gennaio-15 febbraio 1969), nella quale spiccavano i tre modelli alle diverse scale territoriali, a sottolineare le peculiarità dell’organismo realizzato. L’approfondimento alla scala architettonica fu affidato da Kahn al modello in legno 1:200 – oggi riprodotto a Mendrisio – che, fortemente voluto e realizzato a Philadelphia, divenne la vera attrazione della cerimonia di presentazione alla stampa e al pubblico. Dino Buzzati, all’epoca inviato del “Corriere della Sera”, descrisse il progetto con queste parole: «Un’invenzione limpida, solenne e in nessun modo provocatoria».

Dopo la mostra, il progetto sarà pubblicato su molti giornali e riviste, tra cui “Domus” e “Lotus” in Italia. Kahn continuò a sviluppare l’edificio, insieme all’ingegnere August Komendant, ma nel 1972 venne definitivamente bocciata la possibilità di costruire ai Giardini, ipotizzando una nuova collocazione nell’area dell’Arsenale. L’architetto adeguerà il progetto al nuovo sito, ma presto risulterà chiara la mancanza di volontà politica per realizzarlo, consegnandolo nel limbo delle occasioni mancate per Venezia.

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Disegni originali

Le successive sezioni, al secondo piano del Teatro dell’architettura, presentano i disegni originali del progetto di Louis Kahn per Venezia, provenienti dagli archivi di Philadelphia (The Architectural Archives-University of Pennsylvania) e Montréal (Canadian Centre for Architecture). I disegni sono suddivisi in sezioni tematiche:La genesi del progetto,

L’idea del teatro, La struttura, La facciata, Il Padiglione della Biennale, Il Palazzo dei Congressi all’Arsenale.

Il catalogo della mostra: Louis Kahn e Venezia. Il progetto per il Palazzo dei Congressi e il Padiglione della Biennale

a cura di Elisabetta Barizza e Gabriele Neri
Mendrisio Academy Press / Silvana Editoriale
27 x 27 cm, 222 pagine
Cartonato
200 illustrazioni, b/n e colore
Edizione bilingue ITA/ENG
ISBN 9788836641628
Prezzo in mostra 35 CHF/Euro
Prezzo in libreria 50 CHF/Euro

Introdotto da un testo di Mario Botta, il volume raccoglie i saggi critici dei curatori insieme a quelli di Werner Oechslin e Fulvio Irace. All’interno sono presenti anche due sezioni iconografiche: un album fotografico con le immagini di Louis Kahn a Venezia e un portfolio con le riproduzioni dei disegni e degli schizzi realizzati da Louis Kahn per il progetto del Palazzo dei Congressi e del Padiglione della Biennale.

Sommario

Ø   Kahn a Venezia di Mario Botta

Ø   Album fotografico

Ø   Louis Kahn e il «miracolo» di Veneziadi Elisabetta Barizza

Ø   Louis Kahn e August Komendant: il progetto strutturale del Palazzo dei Congressi di Veneziadi Gabriele Neri

Ø   Il progetto di Louis Kahn per Venezia(portfolio disegni di progetto)

Ø   «Qui Giotto vibra, sfida il tempo»di Werner Oechslin

Ø   Kahn e l’Italiadi Fulvio Irace

I curatori

Elisabetta Barizza (Padova, 1967) Architetto, PhD in Architettura e Costruzione all’Università Sapienza di Roma. Dal 1993 ha svolto attività professionale nell’ambito della progettazione architettonica in Svizzera e in Italia. Dal 1999 concilia l’attività didattica con quella di ricerca e divulgazione attraverso pubblicazioni e mostre. Tra i suoi saggi, con Marco Falsetti: Roma e l’eredità di Louis I. Kahn (FrancoAngeli, 2014) e Rome and the Legacy of Louis I. Kahn (Routledge, 2018). Ha pubblicato inoltre La forma tangibile. La nozione di organismo nell’opera di Louis I. Kahn dalla svolta di Roma al progetto di Venezia (FrancoAngeli, 2017).

Gabriele Neri (Milano, 1982) Architetto, PhD in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Dal 2011 svolge attività didattica e di ricerca all’Accademia di architettura di Mendrisio. È professore a contratto di Storia del design e dell’architettura al Politecnico di Milano. Ha curato mostre di architettura in Italia e all’estero. Dal 2010 collabora con “Domenica” de “Il Sole 24 Ore”; è redattore della rivista svizzera “Archi”. È membro del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Museo del Design (La Triennale di Milano). Tra le sue pubblicazioni: Capolavori in miniatura. Pier Luigi Nervi e la modellazione strutturale (MAP-Silvana Editoriale, 2014); Caricature architettoniche. Satira e critica del progetto moderno (Quodlibet, 2015, Premio Forte dei Marmi 2016 “Studi specialistici sulla satira”); Umberto Riva. Interni e allestimenti (LetteraVentidue Edizioni, 2017).