Nuovo sistema informativo dell'USI: disporre di dati affidabili per prendere decisioni migliori

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Servizio comunicazione istituzionale

2 Maggio 2022

Che cosa si intende per processi decisionali basati sui dati? Disporre di dati attuali, affidabili e facilmente accessibili è cruciale per prendere le migliori decisioni strategiche, in linea con gli obiettivi organizzativi. Anche per questa ragione l'USI sta investendo importanti risorse nell'aggiornamento del suo sistema informativo nel settore della cosiddetta business intelligence.

Ne parliamo con il Professor Benedetto Lepori, Responsabile del Servizio ricerca e trasferimento del sapere, che ha lavorato sui numeri relativi ai progetti di ricerca scientifica.

Prof. Lepori, il progetto realizzato per lei rende disponibili, tramite l’infrastruttura di business intelligence, informazioni sui progetti di ricerca con diversi livelli di aggregazione: per ricercatore, istituto, facoltà e università. Partiamo dal capire che rilevanza ha un sistema informativo per la ricerca?

Un sistema informativo ha diverse funzioni: una di tipo strategico, che permette di avere una visione aggiornata e in tempo reale dell’andamento delle attività, dei finanziamenti e dei prodotti di ricerca. Ciò non solo a livello istituzionale, con il monitoraggio del contratto di prestazione tra l’USI e il Cantone, ma anche a livello di unità organizzative e istituti di ricerca; l’altra funzione è di tipo gestionale. Essa permette, da un lato, di gestire il flusso quotidiano in modo più snello, ad esempio la gestione di contratti di istituto e il loro andamento, il monitoraggio delle risorse umane, ecc., e dall’altro di condividere informazioni tra i diversi servizi che si occupano della ricerca (SRIT, controlling, risorse umane, Prorettori)”.

A chi e a cosa servono i dati così strutturati?

Il sistema informativo prevede diversi tipi di dati. Ci sono i dati riguardanti i progetti di ricerca acquisiti, importanti dal punto di vista finanziario ma anche come misura reputazionale; i dati sui dottorandi, i quali, oltre alla statistica, permettono di osservare – ad esempio - il tempo in cui vengono concluse le tesi di dottorato o le cosiddette ‘drop out rates’, che sono un indicatore di qualità della formazione dottorale. Sempre questi dati permettono di monitorare il percorso di carriera dei dottori di ricerca (sia a livello accademico, che nel settore dell’industria e dell’economia pubblica) e consentono di capire che posizioni essi ottengono nel mondo accademico. Il sistema informativo è dunque uno strumento molto importante per determinare l’efficacia della formazione dottorale, più in generale, la qualità della ricerca.  

Nel progetto sono previsti inoltre un modulo sulle pubblicazioni scientifiche, gestito dalle Biblioteche Universitarie USI, che permetterà di monitorare le attività di pubblicazione dei ricercatori e degli istituti, e il modulo budget di ricerca, che permetterà di quantificare i costi della ricerca dell’università e in quale misura i proventi dell’università sono legati ad attività di ricerca.

I livelli di aggregazione sono fondamentali poiché riflettono l’organizzazione e la strategia dell’università. L’obiettivo è quello di produrre dati divisi per unità di interesse. Per quanto riguarda il campo della ricerca, l’unità di interesse princiaple sono gli istituti, ossia le strutture dove si svolge la ricerca.

Come ha definito gli indicatori più rilevanti nel settore dei progetti di ricerca?

“Occorre ricordare che, in generale, gli indicatori sono un campo di studio. Esistono riviste e conferenze su questi indicatori. Io faccio parte di questo campo in qualità di Professore della Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’USI. Gli indicatori si ispirano a standard internazionali. Gli indicatori sui progetti di ricerca sono semplici, si riferiscono al numero di progetti, o meglio al volume finanziario che si è creato. Vi sono due indicatori: i progetti acquisiti o indicatori annualizzati. I primi offrono una risposta immediata sulla capacità di acquisire fondi, i secondi danno una visione longitudinale poiché tutti gli indicatori vengono prodotti nel tempo, siccome più che il livello assoluto conta l’andamento.

Intravvede dei vantaggi anche per i singoli professori?

“Si, ma li definirei indiretti. Non immagino che i professori e le professoresse andranno a consultare i loro dati su business intelligence, perché li conoscono già. I vantaggi sono indiretti nel senso che la conoscenza da parte dell’istituzione di situazioni precise permette un lavoro più efficiente dei professori. Se il Servizio ricerca e trasferimento del sapere contatta un professore per una strategia di sottomissione, ecco che conoscere lo storico dei progetti vinti dal professore permette di avere una mappatura immediata per effettuare una consulenza puntuale. Il sistema informativo è uno strumento che permette ai servizi dell’USI, ai Prorettori e al Rettorato di essere precisi nell’aiutare il corpo accademico. I dati aggregati sono interessanti anche a livello di comunità, poiché danno la possibilità di fare delle comparazioni all’interno dell’università”.

Questo progetto pilota, oltre a portare vantaggio nel suo settore di riferimento, ha permesso di accumulare competenze che saranno utili nella realizzazione dei successivi moduli di business intelligence. Negli scorsi mesi è già stato realizzato anche un modulo sui numeri delle preiscrizioni degli studenti di Bachelor e di Master, realizzato su mandato del Prorettore per la formazione e la vita universitaria prof. Lorenzo Cantoni. Il programma dei lavori prevede che il prossimo oggetto di una sistematizzazione sarà quello delle metriche sui dottorandi. 

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