Iran: dalla repressione alle prospettive future - Intervista a Federica Frediani

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Servizio comunicazione istituzionale

27 Febbraio 2023

Da cinque mesi l’Iran è attraversato da una massiccia protesta antigovernativa scaturita dalla morte della 22enne di origini curde, Mahsa Amini, morta mentre era in custodia della polizia morale per non aver indossato in modo corretto l’hijab, il velo obbligatorio. Le proteste continuano mentre aumenta il numero delle esecuzioni con centinaia di vittime e oltre 20mila manifestanti arrestati. Una situazione complessa che trascina con sé uno scenario economico al collasso con l’inflazione alle stelle da anni per via delle sanzioni USA, prima, ed europee poi, il commercio estero bloccato e l’appoggio militare alla Siria e alla Russia che ha annichilito la società civile generando un ampio malcontento. Nessuno è stato in grado di prevedere questo scenario, si può quasi parlare di “previsione mancata”, ce lo spiega Federica Frediani, responsabile del MEM Summer Summit dell’USI.

 

Si è visto che le sanzioni internazionali non fuzionano, l’intervento dell’Europa è limitato anche perché non va dimenticato l’aspetto fondamentale dell’autodeterminazione, quali sono dunque le misure che si potrebbero adottare per cercare di dare una svolta alla situazione?

Purtroppo non è facile individuare delle misure che portino alla risoluzione della critica situazione che sta attraversando in questo momento l’Iran. Si tratta di una situazione difficile e complessa che interessa molte dimensioni della società iraniana e della relazione fra cittadini e Stato. È sicuramente importante sensibilizzare la comunità internazionale e fare pressione sul governo  iraniano, anche attraverso azioni concrete. Il Canada, ad esempio,  ha deciso di vietare l’ingresso nel Paese a diecimila funzionari coinvolti nella repressione violenta e sanguinosa delle proteste. La Germania ha invece sospeso per il momento i rimpatrtri dei cittadini iraniani.  

 

Si parla di ampio malcontento, con i giovani che non hanno più niente da perdere – come si affronta tutto questo?

Il diffuso malcontento è generato dalla mancanza totale di opportunità nel presente e di prospettive per il futuro. I giovani rivendicano una vita dignitosa, una società più equa e il godimento dei diritti umani e la non ingerenza del regime nelle loro vite private. I giovani iraniani hanno un livello di istruzione elevato, soprattutto le donne, ma l’accesso al mondo del lavoro è limitato da discriminazioni di genere, di classe e di area di provenienza. È necessario adottare delle misure contro le cause profonde di queste discriminazioni, della corruzione, del nepotismo diffusi in Iran. È importante anche dare voce alle richieste di questi giovani che rappresentano il futuro del Paese.

 

I diritti umani calpestati, la repressione violenta, in che modo si può arginare questa escalation?

Le violazioni dei diritti umani sono un grave problema in Iran, ma lo sono anche in molti altri paesi Medio Oriente e del Nord Africa. L’autoritarismo, l’uso indiscriminato degli apparati di sorveglianza digitale, la censura di internet, la limitazione della libertà di espressione, l’insicurezza alimentare, la mancanza di assistenza sanitaria  indeboliscono gravemente il rispetto dei diritti umani. I governi europei dovrebbero mettere i diritti umani fra le priorità nelle loro agende e relazioni con i governi della regione MENA.

 

Per approfondire:

 

In questi giorni è in programma al Cinema Iride il film Un histoire provisoire di Romed Wyder (https://unehistoireprovisoire.com/en/home/).

 

 

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