Eventi
Giugno
2017
Ottobre
2017

Struttura e contenuti

Ha scritto Yves Bonnefoy che l'arte italiana è l' «arrière-pays», il retroterra di qualsiasi esperienza e memoria del bello; e Osip Mandelštam osservò che per leggere Dante occorre avere uno sguardo volto al futuro. Questo è l'ambito della civiltà italiana: la memoria di una perfezione condivisa, l'esercizio di un pensiero capace di abbracciare gli «universali» della condizione umana. Questa universalità non è somma di digressioni all'infinito: è, al contrario, come scrisse Jorge Luis Borges della Divina Commedia, capacità di racchiudere tutta una vita in un verso. Comprendere il vissuto della storia, gli universali del pensiero, stringerli in sintesi, offrirli come una 'prospettiva': arte, filosofia, poesia, spiritualità chiamate a dar forma all'essenziale.

In questa luce, il Master in Master di Lingua, Letteratura e civiltà italiana proposto dall'Università della Svizzera italiana meglio realizza (rispetto ad altri percorsi di studio attivi in Italia o in Svizzera) quanto Gianfranco Folena disegnò storicamente nel suo saggio L'italiano in Europa (1983): una lingua di civiltà delle arti, capace di unire creazione e ragioni civili del 'patrimonio dell'umanità'. Per questo sono stati chiamati ad insegnare docenti che, dalla Svizzera, dall'Italia, dalla Francia, dalla Germania, incarnino essi stessi - nel loro percorso di ricerca - questa parabola, sempre viva, di una «lingua dolce e sapida, fatta di suoni di solidarietà» (O. Mandelštam, 1933).

Il percorso del Master individua diversi sbocchi professionali, oltre alla possibilità di proseguire con un dottorato di ricerca: l'insegnamento dell'italiano, della sua lingua e civiltà, nelle scuole della Svizzera, e non solo; la formazione bibliografica e archivistica per le Biblioteche e gli Archivi; la conoscenza dei modi e delle forme della conservazione dei manufatti artistici e del patrimonio per la gestione dei Musei e del lascito della «memoria collettiva». Dopo il primo anno di Master (due semestri con insegnamenti comuni), il terzo e quarto semestre prevedono anche insegnamenti specifici per conseguire competenze orientate agli ambiti professionali individuati. Una tesi di ricerca nell'area prescelta completerà il biennio formativo.

Nel processo di formazione di una coscienza della comune civiltà europea, che attende l'esercizio di responsabilità dei giovani del XXI secolo, questo Master si presenta come il maturo convergere a sintesi di larghissime esperienze di insegnamento e il coerente articolarsi di paradigmi di lettura critica per disporre, dal presente, di "cornici d'avvenire".

Expand All

  • Piano dei corsi

    Il Master si articola su tre aree tematiche principali: Lingua italiana / Letteratura italiana e comparata / Arti, Storia e Civiltà, in un percorso formativo "olistico" che favorisce l'incontro di saperi generalmente professati in ambiti diversi, separati da confini disciplinari. La letteratura italiana, tema centrale, è così proposta in costante raffronto con il contesto della civiltà all'interno della quale è prodotta e studiata. Il corpo docente include specialisti di fama internazionale e di affermato prestigio nella ricerca. L'apprendimento è favorito dall'ambiente italofono, aperto al plurilinguismo, e dalle condizioni ideali di studio dell'Università della Svizzera italiana.

    Gli insegnamenti del Master in "Lingua, letteratura e civiltà italiana" sono in gran parte concentrati nei primi due semestri, nei quali il programma di studi è comune a tutti gli studenti. Questa concentrazione consente allo studente di maturare con spirito critico la scelta successiva - dottorato, orientamento all'insegnamento o ad un altro ambito professionale - dopo aver acquisito conoscenze approfondite ed essersi consultato con i docenti e gli assistenti.

    Il terzo semestre prevede, oltre ai corsi comuni, possibilità di stage e insegnamenti specifici per conseguire competenze orientate alla formazione in ambito bibliografico e archivistico o museale e artistico. Il percorso di Master fornisce inoltre la formazione disciplinare necessaria per insegnare l'italiano nelle scuole medie e medie superiori.

    Il quarto semestre è dedicato alla tesi di Master che completa il biennio formativo. Il tema è definito con il direttore di tesi in accordo con la direzione del Master.

    Il Master offre possibilità di accesso al Dottorato in Lingua, letteratura e civiltà italiana.

    Primo anno  
    Primo semestre (SA 2017) ECTS
    Crediti obbligatori (21 ECTS)  
    Lingua (3 ECTS)  
    Storia della lingua italiana 3
    Letteratura (18 ECTS)  
    Letteratura del Rinascimento 3
    Letteratura dell’età Barocca 3
    Letteratura del Settecento e del primo Ottocento 3
    Letteratura del secondo Ottocento e del Novecento A 3
    Letterature comparate 3
    Linguaggi della poesia moderna 3
    Crediti a scelta (9 ECTS offerti)  
    Arti / Storia / Civiltà  
    Storia dell'arte medievale 3
    Ascolto e silenzio tra letteratura, musica e comunicazione 3
    Storia dell'arte moderna 3

     

    Secondo semestre (SP 2018) ECTS
    Crediti obbligatori (24 ECTS)  
    Lingua (9 ECTS)  
    Argomentazione 3
    Retorica e stilistica 3
    Linguistica pragmatica 3
    Letteratura (15 ECTS)  
    Letteratura del secondo Ottocento e del Novecento B 3
    Letterature comparate 3
    Ermeneutica e storia della critica  3
    Letteratura medievale e umanistica 6
    Crediti a scelta (15 ECTS offerti)  
    Arti / Storia / Civiltà  
    Il testo in scena 3
    Letteratura filosofica latina (condiviso con BLLCI) 3
    Analisi del prodotto cinematografico 3
    Dottrine politiche 3
    Storia del pensiero ebraico del Medioevo e Rinascimento 3

     

    Secondo anno  
    Terzo semestre (SA 2018)  ECTS
    Crediti obbligatori (18 ECTS)  
    Lingua e letteratura (12 ECTS)  
    Costruzione di testi 3
    Letteratura e libri di testo 3
    Letterature regionali e tradizioni europee 3
    Storia dei generi letterari 3
    Storia del libro (6 ECTS)  
    Storia del libro e bibliografia 3
    Principi di biblioteconomia digitale 3
    Crediti a scelta (15 ECTS offerti)   
    Biennalizzazione esame del prof. relatore (previa approvazione della segreteria ISI) 3 - 6
    Stage opzionale (III o IV semestre) 6
    Arti / Storia / Civiltà  
    Storia comparata delle tradizioni museografiche europee 3
    Didattica dell'italiano L2 3
    Il cinema documentario del dopoguerra: cultura e magia nelle periferie italiane 3
    Storia delle rappresentazioni dello spazio (Geografia Storica) (condiviso con BLLCI) 3
    Archivi digitali 3

     

    Quarto Semestre (SP 2019)   
    Tesi di Master

    30

     

    Totale ECTS 120

     

  • Docenti

  • Temi annuali

    Anno accademico 2016/2017: Tragico, comico: contaminazioni

    Ha scritto Lope de Vega che «il tragico e il comico mescolati/Terenzio con Seneca [...]/avranno una parte grave e l'altra ridicola/e questa varietà molto diletta».  Anche testi tragici, sulla condizione umana, come le Pensées di Pascal definiscono l'uomo un «ridicolosissimo eroe». E comedia già era stata l'avventura che porta il pellegrino Dante dall'Inferno al Paradiso, dai tormenti eterni alle beatitudini. Cio' che vale per i singoli destini, puo' applicarsi all'intera società, contemplando la quale François Guizot ebbe a denunciare, in un discorso parlamentare di metà Ottocento, che essa non ha «nulla di fisso, nulla di stabile, nulla di netto, nulla di completo». His freti, come chioserebbe il Manzoni, si va a morir nel nulla. Per questo, Democrito e Eraclito insieme, il destino umano suscita riso e lacrime: Sunt lacrimae rerum.

    Anno accademico 2015/2016: Esilio, diaspora, migrazioni

    Molte vie, d’esilio e di rinascita, sono qui proposte: tante che pare non ci sia più un “altrove”. Eppure, nel tempo presente, l’accoglienza del migrante è avara, ma non cancella le parole che Dietrich Bonhoeffer ebbe a scrivere negli anni più cupi del nazismo: «Se un villaggio non ne vuole sapere, allora passiamo al prossimo». Esilio e profezia sono lo stesso cammino, oltre il “qui” del presente.

    Anno accademico 2014/2015: Misure del mondo

    Ripetiamo per il nostro tempo la domanda che Shakespeare pone all'inizio del suo Measure for measure: «First Gentleman: "What, in metre?"; Lucio: "In any proportion or in any language"; First Gentleman: "I think, or in any religion"» (Atto I, scena 2). Non appena si cerchi di misurare, in realtà si commisura: "a qual metro" appunto? Più che la precisione, nasce la relatività, più che la certezza la pluralità. La ricerca della «misura del mondo» è - ad ogni epoca - il segnale di un "bisogno di forma" sì che misura sia anche, o forse soprattutto, rappresentazione: ma - come Calvino e il suo Marco Polo notano nelle Città invisibili - «Il catalogo delle forme è sterminato...».

    Anno accademico 2013/2014: Armonia e disarmonia

    «Quando la rota che tu sempiterni / desiderato, a sé mi fece atteso / con l'armonia che temperi e discerni» (Par. I, 76-78): i versi di Dante sono così commentati da Cristoforo Landino:  «Con l'harmonia che tu tempri et discerni: rectamente dixe; imperoché di molte voci non può resultare dolce melodia se non sono temperate con debita proportione; né possono havere proportione se non sono distincte con varietà». Armonia, proporzione, varietà: appena si discenda dalle sfere celesti, la varietà declina in  variazione, dissonanza; la proporzione perde misura, il mirabile si fa monstrum, la regola chiede eccezione e capriccio. E il composto umano, a mezza via tra quelle perfezioni e queste disarmonie, sogna delle une e patisce le altre: sospeso tra questi due abissi, «tremerà alla vista di quelle meraviglie e la sua curiosità cangiando in ammirazione, sarà più disposto a contemplarle in silenzio che a indagarle con presunzione» (Pascal, Pensées).

    Anno accademico 2012/2013: Scene del sé (e dell'altro)

    «Rifletti!»: nel momento stesso in cui si è invitati a concentrarci in noi stessi, il verbo denuncia una proiezione che sdoppia, come se "cercarci" e "proiettarci" andassero di pari. «Je est un autre», ha scritto in una celebre lettera (a Georges Izambard, Charleville, 13 mai 1871) Arthur Rimbaud, aggiungendo parallelamente, per completare la simmetria -: «C'est faux de dire: je pense; on devrait dire: On me pense».
    Il tema che i corsi suggeriscono quest'anno è costitutivo dello "scenario" letterario, dal mito di Narciso all'Autobiologia di Giovanni Giudici: «Non ho compagni non posso misurare / quanto mi resta per arrivare. / E invisibili i miei sorveglianti / - solo me stesso devo dunque ingannare» (Chi ingannare). Dal Petrarca ai contemporanei, scrivere di sé è costantemente un discessus: «-Or tu ch'hai posto te stesso in oblio / e parli al cor pur come e' fusse or teco» (RVF, CCXLII). L'altro, quando si interroghi a fondo l'intimo, nasce dal nostro pensarci, che non dà tregua: «Datemi pace, o duri miei pensieri» (RVF, CCLXXIV).
    Sembra, così, che l'"altro", l'estraneo, ci sia oggi necessario - nel timore e nella ripulsa, spesso - per sviare da noi un altro appello che abbiamo sempre accanto, e che ci inghiotte - a pensarlo: «Come per acqua cupa cosa grave» (Dante, Par., III, 123; e Giovanni Giudici, Sparizioni, da O beatrice: «Come per acqua scura cosa grave / [...] / Con gli occhi  come mani frugandomi dentro / Il buio di tutti i miei cinque sensi»).

    Anno accademico 2011/2012: Servi ed eroi

    Non «servi e padroni»: ne conosciamo troppi; bensì «l'ansia d'un cor, che indocile / serve pensando al regno, / e 'l giunge, e tiene un premio / ch'era follia sperar» (A. Manzoni, Il cinque maggio).
    Scartando dalla nostra Bildung il vincolo di servaggio, ecco apparire - dalla stessa radice semantica - il servizio, un servizio talvolta eroico (Servant of Peace è stato giustamente definito il Segretario Generale dell'ONU, Dag Hammarskjöld). L'eroe allora non si definisce più soltanto per la maestà della fama (anzi: «qui scrutator est majestatis, opprimetur a gloria»: Vulgata, Liber Proverbiorum, XXV, 27), non già perché suscita meraviglia, e si eleva come i «phares» di Baudelaire, bensì perché, "esemplare", induce all'imitazione; una sequela che sant'Agostino proiettava oltre l'eroico, nel divino stesso: «Ergo gratulemur et agamus gratias, non solum nos christianos factos esse, sed Christum. [...] Admiramini, gaudete: Christus facti sumus» (In Ioannis Evangelium tractatus, XI, 8; PL, XXXV, 1568). L'eroico così, nella storia delle letterature nate da quella patristica, non tanto distingue, disgiunge, innalza al sublime, ma assimila al quotidiano, intride in «quell'incremento / che si agita su se medesimo, / primavera di che frumento...» (M. Luzi, Non s'inganna, da Frasi incisi di un canto salutare).  «Rifletti!»: nel momento stesso in cui si è invitati a concentrarci in noi stessi, il verbo denuncia una proiezione che sdoppia, come se "cercarci" e "proiettarci" andassero di pari. «Je est un autre», ha scritto in una celebre lettera (a Georges Izambard, Charleville, 13 mai 1871) Arthur Rimbaud, aggiungendo parallelamente, per completare la simmetria -: «C'est faux de dire: je pense; on devrait dire: On me pense».
    Il tema che i corsi suggeriscono quest'anno è costitutivo dello "scenario" letterario, dal mito di Narciso all'Autobiologia di Giovanni Giudici: «Non ho compagni non posso misurare / quanto mi resta per arrivare. / E invisibili i miei sorveglianti / - solo me stesso devo dunque ingannare» (Chi ingannare). Dal Petrarca ai contemporanei, scrivere di sé è costantemente un discessus: «-Or tu ch'hai posto te stesso in oblio / e parli al cor pur come e' fusse or teco» (RVF, CCXLII). L'altro, quando si interroghi a fondo l'intimo, nasce dal nostro pensarci, che non dà tregua: «Datemi pace, o duri miei pensieri» (RVF, CCLXXIV).
    Sembra, così, che l'"altro", l'estraneo, ci sia oggi necessario - nel timore e nella ripulsa, spesso - per sviare da noi un altro appello che abbiamo sempre accanto, e che ci inghiotte - a pensarlo: «Come per acqua cupa cosa grave» (Dante, Par., III, 123; e Giovanni Giudici, Sparizioni, da O beatrice: «Come per acqua scura cosa grave / [...] / Con gli occhi  come mani frugandomi dentro / Il buio di tutti i miei cinque sensi»).

    Anno accademico 2010/2011: Paesaggi: natura e artificio

    «Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba era spuntata - perche' il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -; allora il Signore Dio plasmo' l'uomo con polvere del suolo» (Genesi, II, 4-7). La fonte "jahvista" della Creazione sembra far sorgere l'uomo come rimedio alla sterilita' della natura: non c'erano canali, ne' erbe, ne' campi. L'uomo sara', da allora, il signore del paesaggio. Le epoche e le poetiche hanno alternato i loro sguardi su cio' che circonda il vivere umano: talvolta facendo del paesaggio un prolugamento antropico: orti e giardini che circondano palazzi e dimore, o squisiti "lontani" che sono cortina di misurati ritratti; talaltra preferendo dirupi e balze, cime e folti boschi e selve incantate, deserti e fortunali di mare. Sempre il "paesaggio" e' stato il modo di pensare l'uomo nel suo "esser-qui", dal lucreziano Naufragio con spettatore (studiato da Hans Blumenberg) ai leopardiani dialoghi con la luna. La natura e i suoi cieli sono spesso il miglior commento e il piu' fidato correlativo dei sentimenti umani: dal canto di Paolo e Francesca: «E come i gru van cantando lor lai, / faccendo in aere di sé lunga riga, / così vid'io venir, traendo guai, / ombre portate da la detta briga» (Inf., V, 46-49) alle specularità di sorti meditata da Zanzotto: «Fiammelle qua e là per prati / friggono luci disper - se ognuna in sé / quelle siamo noi, racimoli del fuoco / che pur disseminando resta pari a se stesso / è zero che dona, da zero, il suo vero» (Papaveri, da Conglomerati, 2009). Da più di un secolo, anche la città è paesaggio: foreste di ciminiere, selve di antenne, fiumi di auto...: la natura scomparsa rientra, nel nostro orizzonte, come metafora o nostalgia; in fondo il paesaggio è scelta e gesto che intima a noi stessi: «Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio / qui volgere le spalle» (A. Zanzotto, Ormai, da Dietro il paesaggio).

    Anno accademico 2009/2010: Euritmia e utopia

    Da sant'Agostino a Roland Barthes, la comunità utopica realizza principi di euritmia (quelli appunto sottesi alle "horae canonicae"), nei quali consiste il frutto di un "cosmos" contemplato e realizzato. Barthes, nel suo corso Comment vivre ensemble, ha definito questo tempo idioritmico, una quotidianità così compiuta da non concepire più l'ingresso dell'evento: proprio di sistemi - dal chiostro a Oblomovka - «durevoli e interminabili: senza iniziativa». Nascite, battesimi, matrimoni, altre nascite, congedi dalla vita: una lenta «distanza, irrigata di tenerezza» (R. Barthes).

    Anno accademico 2008/2009: Organi e corpi

    Lasciato negli archivi della memoria l'ordine della creazione (tema di una parte importante degli insegnamenti dello scorso anno accademico), ecco il creato animarsi di organi e corpi. La loro molteplicità sgomenta, né abbiamo più l'arte di sceverare al modo delle Nozze di Filologia e Mercurio: «Nulla, che sia quadrato, è più quadrato di un quadrato; qualcosa invece può essere detto più candido di un'altra cosa candida» (IV, 370). Eppure "corpo" fu l'origine del diritto (il Corpus iuris civilis), e "organon" il farsi della filosofia con Aristotele e "novum organum" l'affermarsi della scienza con Francis Bacon, senza contare l'apologo politico, esemplato sugli organi corporei da Menennio Agrippa.
    Anatomie e risurrezioni di corpi che la letteratura e le arti offrono alla nostra contemplazione: tanti sono i corpi che l'organo deputato a distinguerli alla fine cede: «ogni sguardo si disocchia» (Andrea Zanzotto).
    Così, cieco, avanza Omero, e poi Edipo, e infine Borges: una serie di corsi sono qui offerti, non già per esibire i vitrei pomi di una "natura morta", ma per adempiere un antico monito: «Averte oculos meos ne videant vanitatem».

    Anno accademico 2007/2008: La creazione

    La ricchezza molteplice degli insegnamenti proposti nel Master di Letteratura e civiltà italiana non è né pluralità frammentaria né varietà dispersiva.
    Una parte importante degli insegnamenti ha inteso pensare l'inizio come una modalità che non riguarda solo l'esordio dei corsi, ma la natura stessa di molti generi della tradizione letteraria, figurativa, musicale.
    Il libro della Genesi che inaugura la Bibbia, le riscritture della creazione - dai Padri della Chiesa sino alla Sistina di Michelangelo - , il pensiero dell'origine, la ricerca delle radici e dell'"autentico", lo svolgersi delle ere e il crescere dell'idea di evoluzione sopra il primigenio atto divino di creazione, uniscono i percorsi di molti degli autori, pensatori, artisti che saranno presi in esame nei singoli corsi.
    Con una significativa e articolata strategia di indagine storico-critica, "tutto ciò che ha avuto inizio" trova affascinanti percorsi di convergenze: per risalire a un "fondo" che sia fondamento, di saperi e d'esperienza di lettura.

  • Stage

    Durante il Master, gli studenti possono scegliere di inserire tra le attività curricolari previste dal piano dei corsi del III semestre uno stage presso un'istituzione o un'azienda (6 ECTS). L'esperienza lavorativa in enti che operano in ambito culturale o didattico costituisce una preziosa opportunità per completare la propria formazione ed orientare le scelte future.

    La Direzione dell'ISI valuta e approva progetti di stage prendendo in considerazione il percorso di studi del singolo studente e il lavoro di ricerca definito per la tesi di Master. Generalmente si richiede un impegno di almeno tre mesi a tempo pieno, così da garantire una collaborazione prolungata e l'acquisizione di competenze solide.

    Gli studenti del MLCI hanno finora svolto stages nei seguenti ambiti:

    • Insegnamento: USI-Università della Svizzera italiana, Scuole medie e superiori, Istituti di supporto didattico;
    • Musei e Archivi: Museo d’arte di Mendrisio, Museo Cantonale d’Arte di Lugano, RSI – Archivio, MASILugano – LAC, Biblioteca Universitaria di Lugano;
    • Teatro: LuganoInScena;
    • Redazione e giornalismo culturale: RSI - Istituto Treccani, Dicastero Giovani ed Eventi Lugano – Associazione Sotell, Corriere del Ticino, ACTG, RSI – Rete Tre.

    Chi intenda convalidare come stage un’attività lavorativa da svolgersi presso un’istituzione svizzera o estera dovrà innanzitutto presentare, inviandolo alla segreteria ISI (isi.com@usi.ch), un progetto di stage che dovrà essere approvato dalla direzione dell’Istituto.

    Tale progetto comprenderà una breve descrizione dei compiti assegnati, una presentazione dell’ente presso cui lo stage si svolgerà, una precisa indicazione delle ore lavorative previste e una breve lettera di motivazione atta a presentare lo stage sotto l'aspetto della sua coerenza rispetto al percorso formativo del Master.

    Ottenuta l’approvazione da parte della direzione dell’ISI, lo studente dovrà seguire l’iter di registrazione presso l’USI Career Service: al termine dello stage lo studente dovrà consegnare una relazione e un attestato sottoscritto dall’ente presso cui si è svolto lo stage. Prima di depositare tali documenti presso il Career service è necessario presentarli alla Segreteria dell’Istituto per ottenere la convalida della direzione.