MSc1_Architettura sociale_Guest Lecture: Paolo Vitali

Institute for the History and Theory of Art and Architecture

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La città orizzontale: 1.700 vicini di casa

Lezione di Paolo Vitali 

Mercoledì 17 marzo 2021
ore 15.20, aula C0.61-62 e/o online su MSTeams a seconda della situazione Covid-19
Nell'ambito del corso Architettura sociale (Mas 1; Docente Sonja Hildebrand, assistente Frida Grahn)

Tra il dopoguerra e gli anni 70 i complessi abitativi di grandi dimensioni sono stati la risposta – ideologica? – a un’idea di città e di società. Il modello di riferimento era il falansterio (Ch. Fourier), grande edificio unitario che avrebbe dovuto sviluppare socialità e favorire relazioni cooperative. In una società che andava progressivamente articolandosi e complessificandosi il prevalere, all’interno di questi progetti, di un carattere “concentrazionario” dello spazio e una sua eccessiva semplificazione (spesso per motivi economici) ne hanno decretato quasi ovunque il “fallimento”.
Tra le eccezioni una realizzazione particolarmente interessante e riuscita è la “città orizzontale” di G. Gambirasio e G. Zenoni a Bergamo (1976-1980). Pur nascendo all’interno del medesimo clima culturale, nell’intervento prevale un approccio sperimentale, ricco di soluzioni che promuovono e favoriscono modalità significative di interazione con lo spazio (cura, personalizzazione) da parte degli utenti. Un progetto a forte vocazione urbana, capace di mediare tra l’omogeneità di una concezione unitaria e la complessità delle relazioni della città contemporanea.

Paolo Vitali (1971) PhD in Progettazione architettonica e urbana. Architetto, pubblicista e ricercatore. Vive e lavora a Bergamo. Dal 2012 è docente a contratto al Politecnico di Milano.

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The horizontal city: 1,700 neighbours

Lecture by Paolo Vitali

Wednesday, March 17, 2021
3.20 p.m., classroom C0.61-62 and/or online on MS Teams depending on the situation Covid-19
As part of the course Social Architecture (Mas 1; lecturer Sonja Hildebrand, assistant Frida Grahn)

Between the post-war period and the 1970s, large housing complexes were maybe the (ideological?) answer to a new concept of cities and societies. The reference model was the phalanstery (Ch. Fourier), a large unitary building that was supposed to improve and foster relationships and co-operation. In a society that was gradually becoming more complex and multifaceted, the tendency in such projects towards a “concentration” of space and an excessive simplification (often for economic reasons) led to almost universal “failure”.
Among the exceptions, a particularly interesting and successful implementation is the “horizontal city” by G. Gambirasio and G. Zenoni in Bergamo (1976-1980). Although it arose within the same cultural mood, an experimental approach prevailed in its execution, full of solutions adopted to foster and encourage in its users significant forms of interaction with space (caring, customisation). This was a project with a strong urban vocation, that was able to find a right mediation between the homogeneity of a unitary concept and the complexity of relationships in the contemporary city.

Paolo Vitali (1971) PhD in Architectural and Urban Design. Architect, publicist and researcher. Lives and works in Bergamo. Since 2012 he has been an adjunct professor at Politecnico di Milano.

 

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