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Settembre
2019
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Rigore e validità degli studi qualitativi: ricerca di un professore dell'USI tra le più citate al mondo

Servizio comunicazione e media

Il lavoro di ricerca empirico nel campo delle scienze sociali è storicamente diviso in due squadre: da un lato gli studiosi quantitativi interessati ai grandi numeri e alle statistiche, che sviluppano inferenze in modo deduttivo; dall’altro i ricercatori qualitativi, interessati ai casi individuali più che alle medie, che preferiscono ragionare in modo induttivo. È opinione diffusa che il primo approccio risulti più affidabile, consentendo di generalizzare i risultati evitando di prendere “lucciole per lanterne”. Ma è proprio così?

In un articolo scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista Strategic Management Journal a cura del Prof. Michael Gibbert dell’USI e di due suoi colleghi (il Prof. Winfried Ruigrok di San Gallo e la Dottoressa Barbara Wicki), sono stati analizzati tutti “i casi di studio” – una delle metodologie qualitative più diffuse – pubblicati negli ultimi 20 anni da alcune tra le più importanti pubblicazioni nel campo del Management. Nell’articolo, intitolato “What passes as a rigorous case study”, gli autori presentano un accurato censimento di tutte le migliori (e le peggiori) pratiche utilizzate, soprattutto nell’atto di ritenere i risultati ottenuti come validi e affidabili. Lo studio, che illustra come sia possibile condurre “casi di studio” qualitativi in modo altrettanto rigoroso di quanto avviene con le metodologie quantitative, ha ricevuto oltre 560 citazioni nell’indice Thomson Scientific, collocandosi entro l’1% delle pubblicazioni maggiormente citate nel campo “Economics & Business”, e ha ricevuto sino ad oggi più di 1770 citazioni nel sistema di Google Scholar.

Su queste basi il Prof. Gibbert e le sue colleghe Lakshmi B. Nair e Bareerah Hoorani stanno lavorando ad un volume relativo alla metodologia dei casi di studio, che sarà pubblicato nel 2020 dalla Cambridge University Press.

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