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Ph.D Biomed Day, l'effervescenza della ricerca di scena a Bellinzona

(© Loreta Daulte)
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Servizio comunicazione istituzionale

Sono 16, determinati e pronti a lanciarsi nell’effervescente mondo della ricerca: i primi dottorandi della nuova Facoltà di scienze biomediche dell’Università della Svizzera italiana si sono presentati venerdì 20 settembre all’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona, nell’ambito di un incontro pubblico (il “Ph.D Biomed Day”) al quale ha preso parte anche il coordinatore dei programmi dottorali in biomedicina dell’USI, il Prof. Alain Kälin. I giovani dottorandi afferiscono a cinque aree tematiche, ovvero immunologia e biologia cellulare; biologia del cancro e oncologia; neuroscienze e neuroscienze umane; scienze cardiovascolari e cardiovascolari umane; e scienze farmacologiche. Due di esse prevedono esplicitamente il collegamento con la clinica, ossia quella cardiologica e quella neurologica. 

Gli argomenti scelti dai giovani dottorandi-ricercatori dimostrano, con i fatti, quale sia stata, da subito, l’impostazione: un continuo e intenso dialogo tra gli studi di base, per esempio molecolari e genetici, e quelli applicati, più clinici, che si focalizzano sull’uomo e sulle sue malattie, e che possono contare sulla presenza dei pazienti per tutte le verifiche necessarie. «La Facoltà di scienze biomediche dell’USI – spiega il Prof. Kälin – che nasce con lo scopo primario di formare più medici, vuole sempre di più diventare anche un polo di ricerca. Infatti, in un contesto in cui sono presenti il Cardiocentro, il Neurocentro, l’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR), l’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI) e l’IRB, cioè centri nei quali viene prodotta ricerca di altissimo livello, l’USI si pone l’obiettivo di incrementare e favorire le collaborazioni e le sinergie tra tutti i protagonisti [come quelle esterne che sono già in essere, per esempio con l’ETH di Zurigo, o con le università di Berna e di Losanna, o con atenei di diversi Paesi, come Stati Uniti, Italia e altri], fino a dar vita a una sorta di ecosistema nel quale vi siano benefici per tutti coloro che ne fanno parte attivamente». 

Nel corso della giornata bellinzonese alcuni studenti Ph.D sono stati invitati a presentare e illustrare le tematiche fondamentali delle loro ricerche. Per esempio, i dottorandi che fanno riferimento al settore oncologico stanno studiando i legami tra alcune cellule specializzate del sistema immunitario e alcune forme di tumore alla prostata: un tipo di indagine che non può prescindere dal contatto con i malati afferenti allo IOSI, dei quali si esaminano nel dettaglio la composizione e le variazioni del tumore e del sistema immunitario. Allo stesso modo, gli studenti del dottorato relativo alle discipline cardiovascolari stanno conducendo alcune ricerche sulle modificazioni scatenate nel cuore colpito da un evento traumatico come un infarto e, nello specifico, sul rilascio di piccole vescicole all’esterno delle cellule stesse. Per fare ciò ricorrono a modelli e a indagini in vitro, ma i loro risultati vanno poi confrontati con quanto accade nei pazienti del Cardiocentro. E ancora: alcuni dottorandi di neuroscienze stanno cercando di capire se sia possibile definire un insieme di segnali utili ad avere una diagnosi precoce del morbo di Parkinson, che dovranno poi verificare su una popolazione sana o a rischio ma priva di sintomi, mentre altri studiano alcune patologie del sonno tuttora piuttosto misteriose, su adulti e bambini, oltreché a livello molecolare. 

Tutti questi studi sono naturalmente votati al continuo scambio tra il laboratorio e il letto del paziente e, allo stesso tempo, alla collaborazione tra gruppi, perché la competenza e le idee di ciascuno dei dottorandi e dei loro coordinatori possono essere molto utili e fecondi per tutti gli altri. 

L’anno prossimo le porte del nuovo Campus Est dell’USI si apriranno agli studenti del Master in medicina che avranno concluso il percorso di Bachelor presso gli atenei partner dell’USI (le università di Basilea e Zurigo, e l’ETH Zurigo), al termine del quale potranno dunque aspirare anche a una forma nuova di dottorato, esplicitamente suddivisa al 50% tra ricerca e clinica (cioè il contatto diretto con i pazienti). E questo mix, per chi ama la medicina e vuole farne il mestiere della sua vita, appare come una reale e importante alternativa. 

Per maggiori informazioni: www.biomed.usi.ch

 

[La versione originale e integrale di questo articolo, a firma Agnese Codignola, è pubblicata sul portale ticinoscienza.ch]

 

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