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"100 donne e mille altre": Jeanne Mengis

Servizio comunicazione istituzionale

Jeanne Mengis, tra i volti scelti per la campagna “100 donne e mille altre”, dirige l’Istituto di marketing e comunicazione aziendale (IMCA) dell’USI, dove è Professoressa ordinaria di comunicazione organizzativa. La sua ricerca verte sul coordinamento interdisciplinare, l’integrazione della conoscenza e i processi d'innovazione, approfondendo in particolare come questi ultimi vengano plasmati dalla comunicazione e dalla materialità. 

Dalla Svizzera tedesca ha raggiunto il Ticino da giovane studentessa, attratta dall'innovativa proposta formativa in comunicazione che aveva lanciato la all’epoca neo Università della Svizzera italiana. “Erano i primi anni della svolta di Internet, che portava con sé ripercussioni importanti non solo per i media e per la società, ma anche per il modo di fare impresa: la volontà era quella di far parte di un progetto all’avanguardia e acquisire gli strumenti per capire il cambiamento epocale in corso”, spiega Mengis.

Dopo varie esperienze lavorative a Zurigo e di ricerca presso l’Università di San Gallo, la Harvard University e la Boston University, ha deciso di attraversare nuovamente l'oceano e le Alpi, toccando con mano l’interculturalità che contraddistingue il nostro Paese con le sue regioni linguistiche. Seppur sia una piccola realtà, “il Ticino porta con sé un senso di apertura e libertà particolare" – continua Mengis - "trovo infatti ci siano delle caratteristiche intrinseche al territorio che in passato hanno per esempio spinto artisti e idealisti a trovare nella regione italofona il luogo propizio per progetti utopici come quelli sviluppatisi ad inizio ‘900 sul Monte Verità. Le innovazioni spesso avvengono ai ‘margini’, dove la ricerca di interazioni e interconnessioni con l’esterno è più attiva e intensa e le conquiste sono meno scontate”. E per una ricercatrice che studia le organizzazioni da una prospettiva innovativa trovarsi “fuori dal centro” è una posizione interessante.

Jeanne Mengis indaga infatti come la comunicazione e la materialità plasmino i processi organizzativi. Si stacca quindi da una visione “dematerializzata” della comunicazione, focalizzata unicamente sul linguaggio e sul discorso, spostando l’attenzione su come la pratica comunicativa venga sostenuta materialmente, per esempio tramite artefatti, il corpo e lo spazio. Mengis approfondisce quindi quelle che sono realtà aziendali private e organizzazioni pubbliche e porta alla luce esempi concreti di come la comunicazione sia al contempo una pratica materiale e relazionale: “stiamo osservando come i profumieri sviluppano una nuova fragranza e come un lavoro così legato ai sensi, al corpo e alle emozioni venga sostenuto da continue conversazioni che cercano di esprimere questa ricchezza olfattiva durante il processo di sviluppo". Con un approccio più ampio, Mengis va a indagare anche grandi progetti di costruzione: “analizziamo come i vari attori coinvolti nel progetto (città, investitori privati, collezionisti, aziende locali) coordinano i loro interessi e valori divergenti, come questi compromessi si materializzino nella costruzione, o come le rappresentazioni di spazi futuri si nutrano di immaginari legati a spazi del passato o ancora come le pratiche rappresentative nella gestione di un cantiere incidano sullo spazio realizzato”.

Il rapporto con i suoi studenti è fondamentale nella sua professione e accompagnarli nei loro progetti con le aziende nell’ultimo semestre di Master è un percorso di apprendimento importante, in cui gli studenti offrono consulenze alle aziende oggetto della loro ricerca - come Lindt & Sprüngli, WWF, Postfinance, VF, Skyguide, Guess - su aspetti legati alla comunicazione interna, alla corporate social responsability, alla reputazione ed estensione del marchio. 

Conciliare una carriera accademica dal respiro internazionale come la sua - è infatti anche Professoressa associata alla Warwick Business School in Inghilterra - e la vita familiare con due figli piccoli è una sfida che, come traspare dal suo profilo sul sito dell’iniziativa “100 donne e mille altre”, Jeanne Mengis sta affrontando con energia e decisione. Secondo la sua esperienza nel contesto ticinese, si potrebbero diffondere maggiormente modelli vincenti consolidati in altre città. Mengis porta come esempio l’esperienza di un collega e amico del Massachusetts Institute of Technology di Boston: “siamo andati a pranzo presso l'asilo nido di suo figlio, collocato all’interno dello stabilimento dove lavora. Poteva così approfittare del pranzo per vederlo e trascorrere del tempo con lui. Questa accessibilità, flessibilità e permeabilità delle strutture potrebbe essere migliorata ulteriormente anche nel nostro contesto, ma richiede maggiori collaborazioni tra le strutture educative e le aziende, oltre a un fondamentale cambiamento culturale”.

Leggi il profilo di Jeanne Mengis sul sito dell'iniziativa: 
https://100donne.ch/portraits/jeanne-mengis/

 

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