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Quattro chiacchiere con l'esperto: Claudio Städler

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Al terzo appuntamento con “Quattro chiacchiere con l’esperto”, previsto per sabato 11 gennaio 2020 presso L’ideatorio a Cadro, si va ad approfondire maggiormente la macchina complessa che è il nostro cervello, esplorando il campo della neurologia insieme al Dr.med Claudio Städler, primario della Clinica di Neurologia del Neurocentro della Svizzera Italiana (EOC). Städler, neurologo, intitola questa chiacchierata informale con il pubblico “Quando il cervello si ammala”.

Sono infatti molte, purtroppo, le malattie che colpiscono il cervello e hanno cause molto diverse tra loro: “le più frequenti sono le patologie vascolari (infarti ed emorragie cerebrali), le malattie neurodegenerative (tra cui la più frequente è la M. di Alzheimer), quelle infiammatorie (come la Sclerosi Multipla) ed i tumori cerebrali” spiega Städler. Il primo passo del neurologo è quindi identificare la patologia, la sua gravità e le implicazioni personali e sociali. Ma cosa succede nel nostro cervello quando è colpito da una malattia neurodegenerativa? “In queste malattie si riscontra di frequente un’anomalia nella struttura di specifiche proteine che giocano un ruolo importante nel funzionamento dei neuroni o delle cellule gliali cerebrali. Questo, in un meccanismo a cascata, generalmente lento e subdolo, porta al disfunzionamento cerebrale e quindi all’apparizione di sintomi neurologici. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, quando il paziente presenta i primi segni di malattia questo processo degenerativo è già in fase piuttosto avanzata e non più possibile arrestarlo, perlomeno allo stato attuale delle conoscenze” illustra Städler.

Städler ha conseguito il dottorato in medicina nel 1988 presso l’Università di Basilea ed in seguito il titolo svizzero di specialista in neurologia nel 1996. Il suo interesse in questo campo nasce dalla pratica clinica: “Lavorai nel Servizio di Neurologia, allora diretto da un grande Neurologo clinico, il Dr. Carlo Tosi, nell’ambito della mia formazione in medicina interna – racconta Städler - Mi accorsi che capire l’origine della malattia di pazienti neurologici, studiarne i processi patofisiologici e trattarli nella fase acuta e cronica, era per me molto interessante e stimolante”. Decide così di intraprendere una formazione in questo campo a Losanna e poi a Parigi, approfondendo soprattutto le conoscenze nelle malattia cerebrovascolari e neurodegenerative, in particolare nella M. di Parkinson. Dal 2012 è primario della Clinica di Neurologia del Neurocentro della Svizzera italiana, una realtà pluridisciplinare che si occupa di campi molto diversificati. “Per quanto concerne la Neurologia – continua Städler - al fine di garantire una buona qualità sia in ambito clinico che scientifico, abbiamo deciso di concentrare il nostro interesse su alcune patologie, come ad esempio quelle cerebrovascolari, i disturbi del movimento, le malattie neurodegenerative (in particolare M. di Parkinson, demenza di Alzheimer, demenza vascolare ed altre malattie che comportano disturbi neuropsichici), la Sclerosi Multipla (ed altre patologie neuroinfiammatorie) o ancora disturbi del sonno ed epilessia.

Con l’esperto precedente, Luca Gambardella, abbiamo parlato di intelligenza artificiale (AI): che ruolo gioca l’AI per comprendere malattie complesse? Nel contesto della Settimana del Cervello 2020, che il Neurocentro della Svizzera italiana organizza in collaborazione con L’ideatorio dell’USI, si tratterà proprio il rapporto tra l’AI e le neuroscienze, e le relative implicazioni etiche. “Se e quando nella nostra attività clinica saremo affiancati da robot, e per quale attività, è difficile dirlo ora, ma certamente non si tratta più di fantascienza e di questi argomenti si parla anche in riviste dedicate alla medicina generale– afferma Städler -  Sarà qualcosa che cambierà la nostra maniera di lavorare, ma sono sicuro che i pazienti avranno sempre bisogno di medici in carne ed ossa e di una medicina umana nel senso vero del termine”.

Con Emiliano Albanese si è parlato invece dell’importante ruolo giocato dalla sanità pubblica per la prevenzione e dell’essenziale rapporto “a tu per tu” che è opportuno stabilire con il paziente, riflessioni che per Städler valgono per molte malattie neurologiche. “Ci muoviamo tra una dimensione sociale generale, che è indispensabile capire e studiare soprattutto se si parla di prevenzione, e la dimensione quotidiana della presa a carico del paziente, in cui la relazione personale resta essenziale". La parola chiave è proprio "relazione", elemento portante nel processo terapeutico, oltre alla strumentazione tecnologica che si evolve rapidamente: “non curiamo e non cureremo mai malattie, ma persone ammalate” conclude Städler. 

 

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