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La "supremazia quantistica" di Google: sul CdT le riflessioni di Stefan Wolf

Servizio comunicazione istituzionale

Google ha di recente annunciato di aver raggiunto la “supremazia quantistica”. Il Corriere del Ticino ha intervistato il professore dell’USI Stefan Wolf e i suoi collaboratori Arne Hansen e Xavier Coiteux-Roy sul significato di questa dichiarazione.

“Siamo entrati nell’era quantistica, lo ha detto Google” è il titolo dell’articolo pubblicato sul Corriere del Ticino il 17 dicembre 2019 a cura del giornalista Giona Carcano il quale ha interpellato il professore della Facoltà di scienze informatiche Stefan Wolf e i suoi collaboratori sul significato della "supremazia" annunciata dal gruppo con sede a Mountain View.

In sintesi, i computer che sfruttano i principi della fisica quantistica possono, teoricamente, risolvere problemi specifici molto più velocemente di un computer normale e Google afferma di avere uno di questi nuovi calcolatori. Wolf sottolinea però che parlare di "supremazia" è molto prematuro: "Il calcolo che Google afferma di aver eseguito non è un calcolo 'utile'. Dire che un computer quantistico può fare cose molto complicate per uno classico non è di per sé significativo: processi difficili da replicare sui computer classici avvengono in ogni bicchiere d’acqua". 

Un ambito citato in cui è possibile notare il maggior potenziale di sviluppo dell’informatica quantistica è la crittografia, che renderebbe le comunicazioni o transazioni più private e sicure. A oggi, tuttavia, le implicazioni sembrano soprattutto di natura politica: in tutte le epoche, come sottolineato da Wolf, abbiamo affrontato “battaglie tecnologiche” e ora ci troviamo ad assistere a una vera e propria corsa, simbolica, alla leadership in questo campo.

Bisogna però interrogarsi sulle applicazioni di questa tecnologia nella società. Wolf porta l’esempio della Cina, che si sta adoperando per adottare una rete di telecomunicazione a tecnologia quantistica e che è molto progredita negli ultimi nell'ambito dell'intelligenza artificiale, ma dove vige uno “stato di sorveglianza”, a confronto con l'Europa che, invece, ha creato delle leggi per la protezione dei dati dei cittadini. Due modi diversi di interpretare e sfruttare la tecnologia: "Proprio perché come ricercatori ci occupiamo di informatica quantistica, siamo i primi a interrogarci su quali tecnologie e applicazioni vogliamo davvero come società, oggi e in futuro. Una società libera e aperta deve decidere consapevolmente e pubblicamente su tecnologie che incidono sulla vita di tutti, senza lasciare la scelta solo a esperti e grandi aziende", osserva Stefan Wolf.

 

Leggi l’intervista completa a cura di Giona Carcano in allegato

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