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Due volti dell'Accademia premiati per "Orto"

Servizio comunicazione istituzionale

Gli architetti Maria Ave Romani, collaboratrice di atelier presso l'Accademia di architettura a Mendrisio e Paolo Catrambone, diplomato all'USI e architetto presso lo studio Herzog DeMeuron a Basilea, sono tra i dieci classificati del Premio “Nib” (Newitalianblood), che ogni anno individua i migliori studi emergenti di giovani architetti under 35 del panorama italiano. Il “collettivo di architettura” Orto, inizialmente fondato dai due giovani architetti, si è infatti distinto per il lavoro svolto negli ultimi tre anni.  

Paolo e Maria Ave condividono nel loro percorso, oltre che la passione per l’architettura, anche un luogo in particolare, ovvero l’Accademia di architettura a Mendrisio, in cui Paolo si è diplomato e dove Maria Ave, dopo il percorso di studi in Portogallo e varie esperienze lavorative all’estero, è ora collaboratrice di atelier. “Dai trascorsi in Accademia – racconta Paolo - rimane molto forte l’impronta progettuale dell’insegnamento: la centralità del Progetto e il tentativo di rendere l’architetto una figura culturale e generalista, costituiscono senza dubbio delle basi molto forti per il nostro lavoro”. Il contatto diretto con professionisti qualificati e il confronto con gli stessi, al centro del percorso di studi a Mendrisio, è un’opportunità sottolineata anche da Maria Ave, che definisce “una ricchezza non solo per gli studenti, ma anche e soprattutto per gli assistenti. La possibilità di comparare questi percorsi di ricerca alternativi, stimola un grande senso di autonomia di scelta progettuale”.

Orto, un collettivo di architetti che opera tra Italia e Svizzera fondato nel 2017 da Paolo e Maria Ave e alla quale lavorano parallelamente alle loro attività in Svizzera, si fonda sulla “shared creativity” (creatività condivisa), concetto ripreso dall’architetto Alejandro De La Sota per descrivere il lavoro di condivisione di esperienze e idee su cui si fonda lo studio. I due giovani ci spiegano questo approccio partendo da una metafora musicale: “il jazz è un genere musicale che spesso viene associato al mestiere dell’architetto e la metafora dei gruppi di questa corrente può aiutare a spiegare un metodo di lavoro in cui la melodia di ciascun elemento, a volte preparata e a volte improvvisata, arriva a creare un’armonia, nella stessa maniera in cui un gruppo di giovani architetti prova a concepire un progetto di architettura”.  

Partendo dall’Italia entrambi hanno svolto esperienze di studio e professionali all’estero. In un’intervista sul portale di La Stampa, Paolo ha parlato della realtà locale della sua città di origine, Asti, sottolineando l’importanza del coinvolgimento da parte delle amministrazioni dei giovani che, proprio grazie alle loro esperienze internazionali, possono dare una nuova spinta e stimolo al Paese. Anche Maria Ave, dopo il soggiorno in Portogallo e in seguito prima a Milano e poi nei Grigioni presso lo studio dell'architetto Peter Zumthor, vede proprio in questa mobilità un valore aggiunto: “Chi parte sviluppa una grande capacità di ricerca e di lettura trasversale della realtà che lo circonda, anche se confrontato con la città in cui ha sempre vissuto, fin da piccolo. La freschezza di nuove idee nasce dall’esperienza del confronto, esperienza inevitabile per chiunque si sia dovuto mettere alla prova, almeno una volta nella vita, provando a vivere all’estero”.

La Svizzera è considerata un terreno particolarmente interessante per l’architettura a livello europeo e questo riconoscimento è da ricondurre secondo Paolo e Maria Ave alla grande professionalità e alla serietà lavorativa che caratterizza questo settore in Svizzera, che conferisce a questo mestiere un riconosciuto ruolo culturale, offrendo così anche un alto livello degli approfondimenti proposti dalle Università. Ai giovani come loro che si avvicinano a questa professione, scegliendo proprio l'USI come meta di studio, Paolo e Maria Ave consigliano di fare diventare l'architettura non solo un lavoro ma una maniera di vedere ed interpretare la realtà: "Questo significa imparare a guardarsi intorno cercando di rubare quanto più possibile da qualunque ambito legato al nostro mestiere. Non siamo certamente ancora nella posizione di poter dare consigli ma senza dubbio l’Accademia offre l’occasione impagabile di poter lavorare a fianco di professionisti di grande levatura. Potersi sedere ogni settimana ad ascoltarne ed accettarne le critiche costituisce una condizione privilegiata e da sfruttare al meglio nella definizione del proprio percorso formativo".

 

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