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Effetti della pandemia sulla regione del Medio Oriente Mediterraneo

Servizio comunicazione istituzionale

Come reagiscono i Paesi della regione del Medio Oriente Mediterraneo all’odierna crisi, che va a sommarsi a fragilità e tensioni geopolitiche già presenti? Ce ne parlano in un video la Dr. Federica Frediani, coordinatrice della Middle East Mediterranean Freethinking Platform dell’USI, e Berat Kjamili dalla Turchia, young change-maker partecipante della scorsa edizione del MEM Summer Summit organizzato dall’USI.

L’emergenza generata dal Coronavirus ha colto di sorpresa e colpito anche i paesi della regione del Medio Oriente Mediterraneo, impreparati a gestire una crisi di tale portata, a causa delle fragilità o della mancanza di strutture sanitarie, di sistemi economici deboli, dell’assenza di politiche e programmi di tutela sociale, di conflitti di lunga data in corso e della presenza di una popolazione molto vulnerabile. Nei campi profughi sovraffollati, che soprattutto in Giordania e Libano accolgono milioni di profughi e rifugiati, non è possibile infatti adottare le misure di distanziamento sociale e garantire l’accesso ai servizi igienici di base per contenere il contagio. Per il 2020, ci si attendeva un miglioramento della performance economico-finanziaria dei paesi della regione del Medio Oriente Mediterraneo, ma la pandemia ha drammaticamente stravolto le previsioni.

La situazione varia da paese a paese e il numero di contagi e di decessi rimane piuttosto opaco, non solo per la reticenza di certi governi a comunicare numeri precisi, ma anche per l’indisponibilità di test, di strutture sanitarie adeguate e di informazioni. I numeri di contagi sembrano relativamente più bassi in Medio Oriente e Nord Africa rispetto ai paesi europei, l’Asia e gli Stati Uniti e in alcuni paesi si sta registrando una leggera diminuzione dei casi, come dichiarato il 28 aprile scorso dal Dr. Ahmed Al-Mandhari, direttore generale dell’ufficio regionale per il Mediterraneo orientale dell’Organizzazione mondiale della sanità (per dati aggiornati sui 22 paesi che compongono l’area Mediterraneo orientale si consulti il sito dell'OMS nella sezione relativa alla regione Eastern Mediterranean).  

Il Covid-19 ha messo in luce, in alcuni casi accelerato, fragilità strutturali politiche, economiche e sociali e ha fatto emergere criticità presenti da tempo nella regione. I paesi hanno adottato misure draconiane per arginare la diffusione del virus, ma si trovano ora a fronteggiare una profonda crisi economica, politica e sociale determinata anche dai gravi effetti del lockdown sugli strati più poveri della popolazione che spesso “trovano impiego” nella economia informale e che non hanno risorse finanziarie sufficienti per sopravvivere. Il primo paese a essere investito dal Covid-19, nel suo diffondersi da Est a Ovest, è stato l’Iran. Già fortemente provato dalle sanzioni americane e con una forte presenza economica della Cina sul territorio, è stato uno dei paesi più colpiti a livello globale.

Nuovi equilibri geopolitici

Se i ricercatori non sono unanimi sugli effetti che una pandemia può avere sull’andamento dei conflitti (dato anche l’esiguo numero di ricerche sul tema), il Coronavirus senza dubbio ha avuto e ha un grave impatto sulle già difficili condizioni dei paesi in conflitto come Siria, Yemen e Libia, frammentati politicamente e con un’iniqua distribuzione degli aiuti umanitari nelle diverse aree. Non meno complessa la situazione in Libano dove l’emergenza sanitaria ha sorpreso il paese in una crisi politica in corso da mesi, sull’orlo del collasso finanziario e con un aumento esponenziale del prezzo dei generi alimentari. 

Il drastico calo della domanda e del prezzo del petrolio ha effetti a breve e lungo termine per i paesi produttori, ma avrà conseguenze importanti anche sull’Europa, in particolare sui paesi del Mediterraneo, e darà origine a nuovi equilibri geopolitici (per un approfondimento su queste tematiche, si rimanda alla conferenza del prof. Gilles Kepel, Covid-19 et crise pétrolière disponibile qui e a Les pouvoirs en place au Moyen-Orient seront comptables de manière exacerbée de leur gestion de la crise).

Il drastico arresto della mobilità e della libera circolazione hanno bloccato le attività turistiche di cui vivono buona parte dei paesi della regione del Medio Oriente Mediterraneo. In questo momento di chiusura difensiva delle frontiere e di un protettivo ripiegamento nazionale, sarà cruciale pensare a strategie di ricostruzione inclusive che tengano conto della stretta interconnessione fra i vari paesi della regione del Medio Oriente Mediterraneo. Sarà altresì importante dare spazio a iniziative che partano dalla società civile. La capacità di resilienza e di ripresa dipenderà dalla capacità di guardare e dalla volontà di affrontare anche i problemi dei propri vicini.

La testimonianza di Berat Kjamili

Berat Kjamili, young change-maker del MEM Summer Summit 2019, ci racconta la sua esperienza di lockdown in Turchia e l’organizzazione del Coronathon Turkey (coronaturkiye.com) che ha messo insieme imprenditori sociali, università, organizzazioni non governative. Un’iniziativa in risposta a un mancato viaggio in Svizzera per ricevere un premio per l’imprenditoria sociale.

Effetti della pandemia sulla regione del Medio Oriente Mediterraneo