Storie e volti della Facoltà di scienze biomediche: Giovanni Pedrazzini

Il Prof. Giovanni Pedrazzini
Il Prof. Giovanni Pedrazzini

Servizio comunicazione istituzionale

24 Agosto 2020

Con Giovanni Pedrazzini, co-primario del Cardiocentro Ticino e Professore ordinario della Facoltà di scienze biomediche dell’USI, sarebbero tanti i temi da approfondire legati non solo alla sua professione di cardiologo ma anche alla sua attività di scrittore e al suo impegno tra Africa e India in progetti umanitari. Per soddisfare parte delle nostre curiosità gli abbiamo posto alcune domande per ripercorre alcune tappe del suo percorso personale e professionale.

Originario del Locarnese, Giovanni Pedrazzini ogni domenica sera prendeva il treno delle Centovalli verso Domodossola per raggiungere Losanna, dove ha iniziato i suoi studi, per poi specializzarsi in cardiologia a Berna e a Zurigo. Attivo al Cardiocentro Ticino fin dall’apertura nel 1999, è diventato in seguito co-primario di Cardiologia al fianco del Dr. Moccetti.

Del suo percorso di medico Giovanni Pedrazzini ricorda in particolare il periodo trascorso in corsia presso il vecchio ospedale di Locarno, confrontato per la prima volta con pazienti e malattie veri, e anche con la sofferenza e la morte. “Ogni paziente che incontravo, ogni nuova storia di malattia mi sembrava un meraviglioso viaggio in un universo del quale cominciavo a scoprire la grandezza e la profondità. Fu lì che mi si accesero tutti i motori e che iniziai a capire il senso del ‘viaggio’”, racconta il Prof. Pedrazzini.

La carriera di Giovanni Pedrazzini lo ha portato a specializzarsi nella disciplina medica che si occupa del cuore, un organo semplice ed essenziale che pompa milioni di litri di sangue nel corso della nostra vita. “È vero, il cuore, per poter pompare i milioni di sangue che circolano ininterrottamente, dalla nascita alla morte, nel corpo delle persone, deve essere semplice ed essenziale, il migliore dei motori. Ma al tempo stesso più di altri organi può logorarsi e ammalarsi… e smettere di funzionare”, spiega Pedrazzini, che oggi è co-primario della “clinica del cuore”, nome affettuoso con cui molti chiamano il Cardiocentro Ticino. “La ricerca globale in cardiologia degli ultimi 40 anni ha investito enormemente per trovare soluzioni che permettessero di curare il cuore e proteggerlo dalle molte minacce legate in parte all’invecchiamento naturale in parte ai danni esterni, come il fumo. E di progressi ne sono stati fatti davvero tantissimi”, afferma Pedrazzini. “Stando al fronte, questi progressi della cardiologia e cardiochirurgia moderna, li abbiamo vissuti praticamente tutti. In alcuni ambiti, come quello delle riparazioni percutanee della valvola mitralica, delle cellule staminali e di determinate terapie farmacologiche, siamo stati addirittura pionieri ed a nostra volta abbiamo tracciato percorsi che altri hanno poi seguito”, conclude.

Oltre agli impegni in clinica e, fra poco, anche sul nuovo Campus Est dell'USI, il Prof. Pedrazzini è impegnato anche in campo umanitario, in particolare in Guinea Bissau, nell’Africa occidentale, dove si reca ogni anno per curare bambini con problemi al cuore. “È un impegno nato per puro caso da incontri casuali. Una telefonata per una richiesta di consigli, niente di più, per bambina affetta da una malformazione cardiaca e da lì è partito tutto”, spiega Pedrazzini. “In Guinea Bissau ho viaggiato più volte, fornendo assistenza ai medici sul posto, fino alla decisione di operare da noi un certo numero di ragazze e ragazzi con problemi valvolari. Un’avventura che non esiterei a rifare ma che ci ha richiesto enorme impegno e dedizione e che difficilmente immagino di poter continuare in futuro, visto anche l’inizio imminente del Master all’USI”.

Ai futuri studenti del Master in medicina dell’USI, Pedrazzini – che nel 2017 è stato fra i primi professori a essere nominati nella Facoltà di scienze biomediche – consiglia a ognuno di “non aver paura dello straordinario viaggio che stanno per intraprendere, di saper cogliere le molteplici opportunità che si presenteranno loro, di lasciarsi appassionare e soprattutto di non esitare a sporcarsi le mani con le molteplici condizioni umane e cliniche cui verranno confrontati. In altre parole vorrei consigliare loro di mai tirarsi indietro”.

Ma per molti il Ticino sarà anche un luogo da esplorare e da conoscere meglio nelle sue particolarità. Dei molti bei luoghi da scoprire, il Prof. Pedrazzini è molto affezionato alla “piccola cascina in cima alla Valle Maggia, un luogo molto semplice ma che funziona molto bene come cassetta degli attrezzi per ripararmi e rimettermi mentalmente in sesto”.

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