Storie e volti della Facoltà di scienze biomediche: Pietro Majno-Hurst

Il Prof. Pietro Majno-Hurst
Il Prof. Pietro Majno-Hurst

Servizio comunicazione istituzionale

31 Agosto 2020

Professore della Facoltà di scienze biomediche dell’USI nonché capo Dipartimento di chirurgia EOC e primario del Servizio di chirurgia dell’Ospedale Regionale di Lugano (ORL), con Pietro Majno-Hurst oltre a ripercorre le tappe della sua carriera di alto profilo, parliamo anche di salute dell’ambiente, indissolubilmente legata alla salute dell’uomo.

Laureatosi a Milano nel 1986, Pietro Majno-Hurst ha svolto la sua formazione in chirurgia nel Regno Unito (1987-1992) per poi esercitare presso gli ospedali universitari di Ginevra e perfezionarsi in trapianti di fegato a Parigi tra il 1996 e il 1997. Ha ripreso la responsabilità della conduzione del Dipartimento e del Servizio di chirurgia dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) nel 2018, giocando un ruolo importante anche per il nuovo Master in medicina all’USI, che inizierà a settembre 2020 e che prevede la collaborazione, tra gli altri, con l’EOC.

Lo scorso mese di dicembre, il Prof. Majno-Hurst è stato ospite della trasmissione televisiva di RSI “Il gioco del mondo”, durante la quale ha parlato del suo percorso professionale e personale, paragonandosi simpaticamente proprio al fegato, l’organo umano che è diventato fulcro dei suoi studi.

Sulla sua esperienza quale studente, il Prof. Majno-Hurst racconta: “La prima parte del mio percorso di studente di medicina a Milano è stata relativamente tipico, essenzialmente diviso tra studio sui libri e frequentazione dei corsi ex-cathedra. Nella fase dedicata alla pratica, e sapendo che avrei voluto partire all’estero, feci delle richieste per dei tirocini che mi avrebbero permesso di approfondire delle specialità che probabilmente non avrei fatto altrimenti. Per esempio, al terzo anno coglievo ogni occasione per partecipare a delle autopsie, sotto la guida del professore di Anatomia Patologica, che mi offrivano in poco tempo una quantità di informazioni straordinaria, mentre al quarto anno sono stato accolto in un reparto di Medicina Interna con un professore dall’entusiasmo contagioso per la cardiologia, ma anche per l’impegno dei medici contro la proliferazione delle armi nucleari che appariva, nel 1982, come una vera minaccia per la salute pubblica. Sempre nel corso del terzo anno di Medicina vinsi una borsa di studio per Ginevra, dove volevo andare per ritrovare amici vicini a mio padre deceduto proprio in quel periodo. È a Ginevra che il resto della mia vita famigliare si è costruita perché lì ho incontrato la mia prima moglie (ora deceduta), giovane assistente in patologia che oltre a lavorare a tempo pieno era madre monoparentale di due piccoli figli”.

Il rapporto medico-paziente sarà un punto chiave nel percorso di studio degli studenti di Master in medicina umana all’USI. “Che ne conoscano anche solo per sommi capi la biografia (noi siamo le nostre storie, riassumeva Primo Levi), cominciando dal mestiere”, è il consiglio del Prof. Majno-Hurst. “È un punto di partenza spesso valorizzante, che può far sentire al paziente che è considerato come un essere umano nella sua interezza e non solo come portatore della sua malattia, idealmente su un piano di parità con il suo curante, e questo aiuta a stabilire una buona alleanza terapeutica. La tecnologia moderna permette di comunicare con rapidità, sicurezza e intensità in questo rapporto, e trovo che questo sia un vantaggio fondamentale che abbiamo sui maestri che ci hanno preceduto”.

Gli studenti che si apprestano a frequentare il nuovo Campus Est dell’USI noteranno presto come il Prof. Majno-Hurst prediliga i mezzi di trasporto in comune e la bicicletta per gli spostamenti in città. L’importanza della cura della salute dell’ambiente è un tema importante per Majno-Hurst, assieme a quello più ampio della sostenibilità. “Non ho la pretesa di fare una differenza, mi piacerebbe.... Ci sentiamo come delle pedine - in un progetto che non può essere che famigliare con mia moglie Samia Hurst-Majno, professoressa di bioetica a Ginevra - forse più visibili di altre, in quella che spero essere una corrente crescente di consapevolezza ecologica e sociale. Penso che diminuire il nostro impatto ecologico sia oggi un dovere esistenziale, e che alcuni comportamenti sono il risultato del non scegliere, non guardare con attenzione, e non impegnarsi. Tutto questo sarebbe in completa contraddizione con il mio mestiere di chirurgo, che richiede e insegna esattamente il contrario”.

Per molti dei nuovi studenti in Medicina all’USI il Ticino sarà un luogo da esplorare e da conoscere meglio nelle sue particolarità. Pietro Majno-Hurst conosce bene il Ticino, un Cantone che a suo tempo accolse suo padre e zio in fuga dalla Repubblica di Salò, durante la Seconda guerra mondiale, e dove tuttora ha la casa di famiglia – a Brissago – e ricordi delle vacanze da piccolo. “Se dovessi consigliare una visita ai miei studenti, sarebbe la chiesa romanica San Carlo a Negrentino, raggiungibile in bicicletta da Biasca, dove il paesaggio della Valle di Blenio, architettura e pittura si completano in una armonia incantevole. Negrentino è un ponte tra la cultura lombarda - Ambrosiana direi, tra i mastri seregnesi e gli interventi del Cardinale Borromeo - e transalpina: forse anche per questo mi è particolarmente cara. Un vero gioiello del Romanico dell’XI secolo”. 

 

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