La Facoltà di scienze biomediche obiettivi, sfide e prospettive

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Da settembre 2020, la Facoltà di scienze biomediche dell’USI è diventata una realtà nel panorama universitario ticinese. Per darci un “assaggio” del ricco menu di questa nuova offerta accademica presente sul territorio i membri del Decanato della Facoltà ci propongono una panoramica sui programmi, la ricerca, gli obiettivi e le sfide del nuovo Master in biomedicina all’USI.

Uno sguardo nella grande pentola della Facoltà di scienze biomediche

“Sembra incredibile che in così pochi anni si sia percorsa così tanta strada. Nata da una visione geniale quanto coraggiosa nel 2011, la Facoltà di scienze biomediche, superata la lunga gestazione politico-istituzionale è diventata ora dirompente realtà. E che realtà!” spiega Giovanni Pedrazzini, Decano della Facoltà, “in soli quattro anni siamo passati da un gruppuscolo di pionieri ad una comunità di più di 100 accademici (16 professori ordinari, 5 professori straordinari, 1 professore assistente, 35 professori titolari, 3 professori aggregati, 33 liberi docenti e 9 docenti clinici). E nel frattempo, a settembre, sono arrivati anche i primi 48 studenti di Master che hanno superato (tutti) i loro primi esami semestrali e stanno svolgendo il loro secondo semestre. Senza calcolare il programma PhD con quasi quaranta dottorandi di ricerca, i CAS (uno già operativo e due in cantiere) e il Center of Advanced Studies on Entrepeneurship in Biomedicina (CASE Biomed)”.

Per quanto riguarda le sfide che caratterizzeranno questi anni iniziali, e che serviranno a traghettare la Facoltà al suo stato adulto e maturo, il professor Pedrazzini cita il graduale assestamento del numero di studenti, il previsto raddoppio delle cattedre, la finalizzazione dei diversi accordi di collaborazione con l’EOC , il progressivo coinvolgimento delle cliniche private, la pianificazione in dettaglio di tutti i sei semestri del Master e la creazione (in corso) dell’Istituto di medicina di famiglia. Senza dimenticare la questione imprescindibile delle finanze, che va dal consolidamento del finanziamento per la formazione, al potenziamento di quello della ricerca.

Il lavoro da fare dunque non manca; “ma - continua Pedrazzini - non mancano nemmeno le soddisfazioni che, passo dopo passo stiamo raccogliendo con i nostri studenti (potete trovare qui le loro testimonianze) e con il corpo accademico (e degli insegnanti) che ha aderito in maniera corale alla grande sfida. L’Università ha chiamato e il mondo biomedico ha risposto. Ora dobbiamo fare in modo che il messaggio esca dall’Ateneo e dalle corsie degli ospedali ed entri anche nella Società e nelle case della gente. Se puntiamo all’Ospedale Universitario e crediamo che il Cantone possa trasformarsi in una Silicon Valley della ricerca biomedica c’è bisogno del sostegno, anche finanziario, di tutto il Ticino”.

Una formazione su misura per i futuri medici

Continuando in questo nostro viaggio alla scoperta della nuova Facoltà di scienze biomediche incontriamo Luca Gabutti, Vice decano alla formazione, il quale ci spiega che “il curriculum degli studi della Facoltà di scienze biomediche è stato integralmente disegnato per aderire ai PROFILES (Principal Relevant Objectives and Framework for Integrated Learning and Education in Switzerland) che, sulla base di situazioni cliniche concrete, riassumono i nuovi obiettivi della formazione”.

La Facoltà non si è però accontentata di essere competitiva nell’insegnare agli studenti tutto quello che devono sapere e saper fare, come sottolinea Gabutti “abbiamo voluto farlo in piccoli gruppi e sfruttando per almeno la metà del tempo a disposizione il contesto clinico (con 2 studenti per docente). Non abbiamo quindi solo dato ai docenti gli strumenti tecnologici e didattici necessari per favorire l’interattività, ma abbiamo organizzato i corsi in modo che la discussione efficace e il lavorare assieme siano i principali costituenti dei momenti comuni”.

Il formato proposto delle giornate cliniche, “oltre ad essere un indispensabile momento formativo, permette sia allo studente che al docente di vivere e rivivere l’esperienza straordinaria e l’intensità che caratterizzano ogni incontro con la persona malata. Le sessioni di valutazione e commento, organizzate a scadenze regolari durante i moduli, hanno tra l’altro lo scopo di favorire l’apprendimento e preparare gli studenti agli esami di fine semestre e agli esami federali di medicina; evento sommativo ma anche di benchmarking sulla qualità dell’insegnamento, nel quale lo stesso esame è proposto in tutte le facoltà svizzere e che abilita all’esercizio della professione”.

Ambire ad una carriera nella ricerca

Dopo questa immersione nelle dinamiche della formazione passiamo al mondo della ricerca, in particolare quello della ricerca biomedica che, come afferma Greta Guarda, Vice decana alla ricerca, “nella Svizzera italiana è sfaccettato e attraversa un momento di grande dinamismo”. Basti passare in rassegna i vari ambiti della ricerca a partire da quella biomedica svolta all’USI, in particolare negli ambiti delle scienze computazionali (Istituto Eulero) e della salute pubblica (Institute of Public Health, IPH), passando all’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) e quello Oncologico di ricerca (IOR), entrambi affiliati all’USI e situati a Bellinzona, sino a giungere alla ricerca clinica e traslazionale svolta dall’Ente ospedaliero cantonale (EOC).

Proprio per questo il Decanato di Scienze biomediche partecipa attivamente ai diversi gruppi di discussione sul futuro della ricerca biomedica in Ticino. “COVID permettendo” continua la professoressa Guarda “ci impegniamo inoltre a promuovere comunicazione e integrazione tra i diversi attori sopracitati. Questo nell’ottica di coordinare progetti di interesse comune, incrementare la rete di collaborazioni e di condivisione di competenze e strumentazione. Per raggiungere questi obbiettivi, ci prefiggiamo un’informazione attiva delle iniziative non solo grazie agli incontri a livello di Facoltà ma anche tramite uno sviluppo ulteriore della homepage della Facoltà di scienze biomediche, accessibile a tutti”.

In conclusione, Guarda propone una riflessione sulla necessità di promuovere i percorsi accademici per i ricercatori e le ricercatrici che sono o ambiscono a diventare indipendenti in ambito clinico e non-clinico. “Mentre il numero di tesi di Master, Dr. med. e PhD che si svolgono da noi è in rapida crescita, ci siamo resi conto di quanto sia auspicabile promuovere i percorsi accademici nell’ambito della ricerca. Ad esempio, ci stiamo impegnando ad aumentare l’informazione circa i percorsi possibili (interni all’USI, ma anche tramite applicazioni quali Eccellenza del Fondo nazionale svizzero), e stiamo iniziando una riflessione fine a incrementare le pari opportunità nell’ambito della Facoltà. Queste sono le basi sulle quali prospettiamo di sviluppare e dare forma alla ricerca biomedica della Facoltà”.

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