Smartphone, adolescenti e genitori

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Servizio comunicazione istituzionale

26 Settembre 2022

Il titolo dell’incontro organizzato da L’ideatorio, il servizio di promozione della cultura scientifica dell’USI, insieme all’Istituto di salute pubblica dell’USI, era “Smartphone e adolescenti”. «Ma avremmo potuto intitolarlo “Smartphone e genitori”, perché siete voi genitori a dare gli smartphone e a essere d’esempio» ha spiegato Giovanni Pellegri, responsabile de L’ideatorio, in apertura dell’incontro. Genitori e soprattutto mamme, vista la netta maggioranza femminile dei presenti all’Auditorio del Campus ovest; un tema, ha sottolineato sempre Pellegri, sul quale varrebbe la pena di riflettere.

Durante la serata il tema dell’uso, e dell’abuso, degli smartphone da parte di preadolescenti e adolescenti è stato affrontato da due punti di vista differenti. Da una parte la situazione in Ticino, con i risultati dello studio MEDIATICINO2.0 presentati dalla ricercatrice e docente Anne-Linda Camerini dell’Istituto di salute pubblica dell’USI e dello studio HappyB presentato da Laura Marciano, attualmente post-doc alla Harvard T.H. Chan School of Public Health; dall’altra l’esperienza dello scrittore e psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai.

MEDIATICINO2.0 è uno studio realizzato dall’Università della Svizzera italiana con il sostegno del Fondo nazionale svizzero (FNS) e, come ha spiegato Anne-Linda Camerini, è importante innanzitutto perché racconta attraverso dei dati la situazione in Ticino: sulla diffusione e l’utilizzo delle nuove tecnologie abbiamo in genere informazioni che provengono da altri Paesi, spesso dagli Stati Uniti, dove però la situazione può essere molto diversa da quella svizzera e ticinese. Inoltre, non si tratta di una ricerca che analizza un momento particolare, ma di una ricerca che raccoglie dati ripetutamente negli stessi ragazzi a partire dalla quarta elementare per una durata di otto anni: è quello che in gergo si chiama “studio longitudinale” e che permette di studiare l’evoluzione del fenomeno.

Il punto di partenza sono le raccomandazioni internazionali per uno stile di vita equilibrato durante l’adolescenza: un’ora di attività fisica, otto ore e mezza di sonno e meno di due ore davanti agli schermi. Oltre la metà di ragazze e ragazzi coinvolti nello studio rispettano almeno due raccomandazioni e circa un terzo tutte e tre. Lo studio, grazie a una collaborazione con il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport del Canton Ticino, ha potuto verificare l’impatto sul rendimento scolastico: c’è una correlazione tra buoni risultati e rispetto delle raccomandazioni, soprattutto per quanto riguarda il tempo trascorso davanti agli schermi.

Analizzando i dati è stato possibile raggruppare ragazze e ragazzi in quattro gruppi, presentati da Laura Marciano, con caratteristiche simili per quanto riguarda le attività online e offline. Il primo gruppo è quello dei “social-ricreativi” che hanno una intensa attività online, in particolare sui social media, insieme a molte attività con gli amici; abbiamo poi gli “online del fine settimana”, simili al gruppo precedente ma che passano meno tempo online; il gruppo più numeroso è quello dei "bilanciati" e infine abbiamo i “disinteressati”, le cui attività non sono state identificate dalla ricerca.

Il gruppo dei bilanciati è quello che presenta i migliori risultati scolastici e ha bassi livelli di uso problematico dello smartphone ed è caratterizzato dal maggior tempo dedicato ad attività offline come sport e lettura e da un uso moderato dei social media. Uso moderato ma non nullo: Marciano ha infatti spiegato che, se si guarda il rapporto tra utilizzo di smartphone e benessere, si è di fronte a un andamento “a campana” o a “u” rovesciata. In altre parole, c’è una quantità di tempo trascorso davanti agli schermi, circa un’ora e mezza, che è ottimale, anche se chiaramente non si può ridurre il tutto al mero aspetto quantitativ,o ma considerare anche come quel tempo viene trascorso con i media digitali. A questo riguardo, lo studio longitudinale HappyB, finanziato dal FNS e attualmente in corso, sta dando i primi risultati su attività positive e negative per la felicità dei giovani, con dati raccolti in quattro licei del Ticino e poi elaborati ad Harvard.

Il tema è stato poi affrontato da Alberto Pellai che ha presentato la propria esperienza di psicoterapeuta dell’età evolutiva che lo ha portato a confrontarsi con situazioni molto diverse. Ne è nato un libro, scritto con la moglie e psicopedagogista Barbara Tamborini, che fin dal titolo mette in chiaro le conclusioni: ‘Vietato ai minori di 14 anni’.
Lo smartphone ha infatti un forte impatto nel percorso di crescita di ragazze e ragazzi e, in un momento in cui il cervello non ha ancora concluso il proprio sviluppo ed è particolarmente sensibile alle gratificazioni immediate, l’utilizzo di tecnologie andrebbe attentamente ponderato. Pellai ha ad esempio raccontato dell’effetto che certi videogiochi possono avere nell’attivare reazioni istintive violente e le conseguenze, sull’idea di una relazione sessuale sana, dell’esposizione a pornografia incentrata su abusi e umiliazioni. Non possiamo considerare lo smartphone un semplice strumento moralmente neutro, perché in realtà è un ambiente in cui collochiamo i nostri bisogno e desideri.

La serata si inserisce in una serie di attività sviluppate da L’ideatorio in collaborazione con l’Istituto di salute pubblica dell’USI all’interno del progetto AGORÀ “Siete connessi? Verso l’uso consapevole dello smartphone tra bambini e adolescenti”, sostenuto dal FNS con l’obiettivo di promuovere il dialogo tra ricercatori e pubblico.

Per le classi scolastiche, L’ideatorio offre anche un laboratorio didattico per affrontare le discussioni con i ragazzi.

 

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