La Banca nazionale svizzera e i suoi azionisti, una peculiarità elvetica

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Servizio comunicazione istituzionale

18 ottobre 2024

A differenza della maggioranza delle banche centrali europee, la Banca nazionale svizzera (BNS) non appartiene alla Confederazione. Le sue azioni sono detenute in parte dai Cantoni elvetici e dalle banche cantonali, e - in parte - dai cittadini privati, stranieri inclusi. Tra i più grandi azionisti, ad esempio, vi è un miliardario tedesco. Di questa peculiarità ne ha parlato Saverio Simonelli, docente di politica monetaria presso la Facoltà di scienze economiche dell’Università della Svizzera italiana (USI), in un'intervista a Tvsvizzera.it.

Sin dalla sua nascita, l’istituto centrale elvetico appartiene anche a cittadini privati. Quella che oggi è considerata una particolarità, tuttavia, una volta era in realtà usanza piuttosto diffusa. Originariamente infatti, la maggior parte degli istituti di emissione continentali fondati nel 18° secolo erano di proprietà privata (oppure operavano anche come banche commerciali). Solamente nella seconda metà del 19° secolo si trasformarono in istituzioni con crescenti funzioni pubbliche. “Questa fase del processo di trasformazione in istituzioni pubbliche si è conclusa nel corso del 20° secolo con la nazionalizzazione di molte banche centrali”, spiega Saverio Simonelli nel suo intervento a Tvsvizzera.it.

Fin dalla costituzione della BNS, i Cantoni hanno mantenuto la quota di maggioranza, e ancora oggi detengono il 58% del capitale azionario. Gli altri grandi azionisti pubblici sono le banche cantonali, la cui partecipazione al capitale è del 18%. Dal 1952 sono inoltre entrati a far parte dell’azionariato della BNS altri enti di diritto pubblico, prevalentemente città e comuni. La loro quota di capitale oggi è leggermente sotto all’1%. Per quanto riguarda gli azionisti privati, dagli iniziali 10’000 sono scesi a poco più di 2’600 nel 2023, con una quota sul capitale attorno al 22,7%. Fra di essi figurano dagli anni '90 anche azionisti esteri, la cui partecipazione al capitale ammonta a circa il 6%. “La presenza di capitali privati non garantisce per forza l’indipendenza della BNS. Di certo dà alla banca una certa indipendenza finanziaria, visto che un istituto bancario, anche quello centrale, è sicuramente più indipendente se possiede del capitale proprio” commenta il docente dell'USI.

“La domanda più importante” aggiunge Saverio Simonelli “è chiedersi se questo tipo di azionariato possa influenzare il modo in cui la BNS gestisce la propria politica monetaria. Personalmente non lo credo affatto. Soprattutto perché l’azionariato privato, per legge, ha molte limitazioni. Ad esempio, non tutte le azioni hanno il diritto di voto e questi azionisti non possono partecipare alla nomina della direzione generale della BNS. In breve i privati non hanno alcuna voce in capitolo nella politica monetaria condotta dall’istituto centrale”. I diritti degli azionisti privati sono infatti strettamente delimitati dalla legge sulla BNS e si riducono al diritto di percepire un dividendo che la legge fissa a un massimo del 6% del capitale azionario, indipendentemente dall’andamento aziendale, ovvero un massimo di 15 franchi ad azione anche se la BNS fa utili miliardari. Ci si chiede dunque come mai i privati scelgano di investire nella BNS. “Una domanda interessante a cui è difficile dare una risposta. Possiamo però dire che la BNS è un caso unico perché le sue azioni sono quotate in borsa e possono dunque essere liberamente vendute e acquistate. Per il privato potrebbe esserci dunque un capital gain: chi compra queste azioni può in qualche modo avere una forma di remunerazione, dovuta alla rivalutazione nel tempo del corso azionario del titolo”.

 

L’articolo completo, con l'intervista di Tvsvizzera.it a Saverio Simonelli, è disponibile cliccando qui.

 

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