Il settore siderurgico in Svizzera, storia di una crisi

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6 dicembre 2024

Il settore siderurgico ha un valore significativo per il nostro Paese. Ciononostante, a differenza di quanto accade in altri Stati, il Governo federale non intende intervenire per sostenerlo economicamente in questo momento di crisi. Il Prof. Luigi Lorenzetti, Professore titolare presso l'Accademia di Architettura dell'Università della Svizzera italiana (USI) e Coordinatore del Laboratorio di Storia delle Alpi, ha affrontato il tema in un articolo pubblicato da Tvsvizzera.it.

Le origini della crisi del settore siderurgico elvetico, come spiegato dal Professor Luigi Lorenzetti, risalgono agli anni '70: "Il settore entrò in una crisi dalla quale non riuscì mai a risollevarsi e che portò, nel 1994, alla chiusura della Monteforno (impianto aperto nel comune ticinese di Bodio nel 1946) e della Ferrowohlen (aperta a Wohlen, nel Canton Argovia, nel 1955). Successivamente, dietro pressione delle banche, nel 1996 la Von Moos e la Von Roll riunirono la produzione di acciaio nella Swiss Steel, che nel 2006 è stata rilevata dalla tedesca Schmolz+Bickenbach AG". In seguito si sono susseguiti vari passaggi di proprietà e riassetti societari. Ai giorni nostri le difficoltà principali sono rappresentate "dalla congiuntura e dalla concorrenza estera".

Le acciaierie di Gerlafingen (Soletta) ed Emmenbrücke (Lucerna) si trovano in una situazione di crisi, causata principalmente dall'aumento dei costi energetici e dalle nuove stringenti norme sulla decarbonizzazione. Il mancato intervento dello Stato per risollevare la situazione ha una spiegazione storica: l'impresa siderurgica in Svizzera ha infatti una lunga tradizione rigorosamente liberista, tenacemente contraria all’interventismo dello Stato, favorita anche dall’assetto istituzionale federalista che ha sempre cercato di prevenire invasioni di campo da parte della politica centrale. Uno sguardo al passato mostra tuttavia che l’economia svizzera non è sempre stata esclusa dall’intervento dello Stato. Alla fine del XIX secolo e negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, il Governo federale perseguì una politica industriale a favore di vari settori produttivi, basata sull’uso di strumenti che comprendevano l’estensione dei contratti collettivi, il controllo dei prezzi e delle quote di produzione e le clausole di necessità al fine di far fronte alla crisi della domanda, al calo dei prezzi e alle politiche protezioniste dei paesi esteri. Oggi, il contesto politico è tuttavia profondamente diverso e poco propenso all’intervenzionismo pubblico, e ciò mette a rischio la sopravvivenza del settore siderurgico: in primavera la Stahl Gerlafingen ha annunciato il licenziamento di 68 persone, rivelatosi però insufficiente e pertanto seguito da un ulteriore taglio di 120 posti di lavoro. Recentemente la multinazionale Swiss Steel (Lucerna) ha comunicato un piano di ristrutturazione nell'ambito del quale saranno tagliati 130 posti di lavoro in Svizzera e 800 in Europa.

 

L'articolo completo, curato da Leonardo Spagnoli per Tvsvizzera.it e contenente il contributo del Professor Luigi Lorenzetti, è disponibile al seguente link.

 

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