I dazi di Trump e le possibili conseguenze
Servizio comunicazione istituzionale
6 dicembre 2024
Il futuro presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump, che entrerà in carica per la seconda volta dal 20 gennaio 2025, ha già annunciato l’introduzione di pesanti dazi sulle importazioni. L’obiettivo è proteggere la produzione interna degli USA, ma allo stesso tempo queste misure preoccupano i mercati globali, poiché potrebbero destabilizzare il commercio internazionale. Edoardo Beretta, Professore titolare di Macroeconomia presso la Facoltà di scienze economiche dell’Università della Svizzera Italiana (USI), ha parlato di questa situazione ai microfoni di Alphaville, programma radiofonico di Rete Due (RSI).
In risposta alle intenzioni di Trump, la presidente della Banca centrale europea (BCE), Christine Lagarde, ha suggerito di evitare una guerra commerciale proponendo un accordo con gli USA: aumentare le importazioni europee dagli Stati Uniti in cambio della rinuncia ai dazi. Si tratta ora di capire se questa proposta sia una buona idea. Analizzando la situazione, il Professor Edoardo Beretta, titolare di Macroeconomia all’USI, afferma come “bisogna aspettarsi che lo scenario a livello del commercio internazionale, perlomeno nel breve periodo, possa mutare. In poche parole, le misure annunciate da Trump andranno a toccare anche l’export svizzero, che nel 2023 aveva come primo partner commerciale proprio gli Stati Uniti. Ancora più colpita sarebbe l’Unione europea (UE), in quanto il 22% del suo export avviene proprio con gli USA. Se anche solo una parte di queste misure venisse effettivamente implementata, allora l’Europa ne sarebbe sicuramente toccata”.
Beretta, nel suo intervento, ha poi analizzato la proposta suggerita da Lagarde: “Condivido appieno la volontà di instaurare un dialogo. Il dialogo è la base principale per avere condizioni stabili per la crescita economica, e di conseguenza dei rapporti commerciali durevoli. Aumentare le importazioni dagli Stati Uniti vorrebbe dire tuttavia, nel contempo, abbandonare una parte di produzione locale (europea) o distogliere una parte di import europeo da altri Paesi. In altre parole, bisogna stare attenti affinché questa manovra non aumenti la disoccupazione a livello europeo, comportando quindi un rallentamento della crescita economica europea. Bisogna anche fare attenzione a non barattare l’eventuale introduzione di dazi nei confronti di parecchi prodotti europei (quali prodotti sarà ancora da definire), con un abbandono parziale, o una riduzione, della produzione locale o il taglio di rapporti commerciali solidi e regolari con altre nazioni”.
Se l’UE seguisse il consiglio di Christine Lagarde aumentando le importazioni USA, per Trump si tratterebbe di una grande vittoria, in quanto non solo riuscirebbe a imporre dei dazi, ma aumenterebbe anche le esportazioni. “Naturalmente dipende tutto da come opereranno i partner commerciali. Se l’UE dovesse procedere in questa direzione è probabile che a livello temporaneo l’amministrazione Trump utilizzerebbe questo fatto come un argomento di successo. Mi preme però sottolineare che il problema americano non riguarda tanto le esportazioni dell'estero. Gli Stati Uniti hanno un grave problema di disavanzo commerciale, che contribuisce al debito estero americano. Le misure di Trump vogliono pertanto ridurre in qualche modo le importazioni sistematiche degli USA, che continuano ad aumentarne il debito” continua il Professor Beretta.
Un altro punto riguarda le reazioni dei leader politici europei a questa notizia, e il modo in cui potranno segnare quale sarà la strada da seguire a partire dal 2025. “Io credo che queste reazioni siano ancora frammentarie e manchi ancora una volta una politica europea che sia davvero coordinata. Certamente il dibattito nato dalla rielezione di Donald Trump sta rinfocolando quelle voci in favore di un ritorno al protezionismo a livello europeo. Sul tavolo di negoziato vi è dunque un ritorno del ridimensionamento della globalizzazione, la quale è indubbiamente stata poco governata negli ultimi anni, a vantaggio, magari in futuro, di un ritorno parziale al protezionismo”. Ma cosa comporterebbe, tutto questo? “Certamente il protezionismo ha degli svantaggi, ma non bisogna dimenticare che gli Stati Uniti sono un Paese grande, per dimensioni e per volumi, determinante per i rapporti commerciali. Hanno pertanto la possibilità di orientare maggiormente a loro vantaggio ciò che si definisce ragione di scambio, ossia avere una situazione di vantaggio anche quando si introduce un dazio. Naturalmente starà ai partner commerciali degli USA non essere semplicemente degli spettatori della politica commerciale americana, bensì avere essi stessi una politica industriale chiara e coesa, così da evitare di essere in balia delle decisioni del partner commerciale più importante”.
In conclusione, a fine gennaio 2025, come sarà la situazione per i partner europei nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda i dazi? “Personalmente credo che il presidente Trump entrerà abbastanza a gamba tesa, come da sua abitudine negli anni passati, quindi il tema verrà portato subito all’attenzione. Non credo però che saranno prese delle misure indiscriminate nei confronti di tutti i prodotti europei, come spesso paventato durante la campagna elettorale. Bisognerà determinare quali prodotti saranno toccati e se vi saranno dei volumi di limite. Nel frattempo il suggerimento per i Paesi europei è quello di puntare sulla crescita interna e non necessariamente legata a partner commerciali fondamentali, che però hanno un problema strutturale di debito estero. Bisognerà perciò lavorare sul PIL, sull’innovazione, sulle prospettive di crescita e sulla competitività” conclude il Professor Beretta.
Per ascoltare l’intervista completa effettuata nell'ambito del programma radiofonico di Rete Due (RSI) Alphaville, clicca qui.