Addio a Charles Kleiber, architetto del dialogo tra scienza e società in Svizzera

Charles Kleiber alla festa di Giubileo di Science et Cité nel 2023. © Science et Cité
Charles Kleiber alla festa di Giubileo di Science et Cité nel 2023. © Science et Cité

Servizio comunicazione istituzionale

16 gennaio 2025

Charles Kleiber, già Segretario di Stato per l’Educazione e la Ricerca e figura chiave nello sviluppo del sistema accademico svizzero, è scomparso il 14 gennaio 2025 all’età di 82 anni. Architetto di formazione, ha guidato per oltre un decennio il panorama scientifico ed educativo nazionale. Forte anche il suo legame con l’USI, grazie a Science et Cité e il suo rapporto con L’ideatorio.

Per conoscere meglio questo rapporto abbiamo intervistato Giovanni Pellegri, responsabile de L’ideatorio.

 

Dottor Pellegri, che implicazioni ha avuto il pensiero di Charles Kleiber su tutte le iniziative legate al dialogo tra scienza e società?

“Kleiber, cosciente del valore del sapere e dell’educazione, amava ripetere due concetti fondamentali. Il primo riguardava la necessità di ricollocare la scienza all'interno della cultura. Questo significa comprendere che il progresso scientifico non è soltanto un elenco di informazioni utili, ma anche una fonte di spunti che ci spingono a ridefinire la nostra percezione della realtà, dall’essere umano all’universo intero. Non basta catalogare le scoperte: è indispensabile metterle in relazione tra loro, farle dialogare con i nostri valori, integrarle e vedere quale nuova visione del mondo ne emerge. Solo così possiamo decidere consapevolmente la direzione in cui vogliamo andare. Dare un senso alla ricerca scientifica significa, in ultima analisi, trasformare la scienza in cultura. Il secondo concetto su cui insisteva era l’importanza di uno sguardo critico sul progresso scientifico. È necessario promuovere la scienza – indubbiamente uno strumento fondamentale per la società – ma senza mai rinunciare a un’attenta analisi critica. Solo un approccio curioso, ma anche attento e critico, può garantire che il progresso scientifico si traduca in un autentico beneficio per l’umanità”.

 

Kleiber decise di dare avvio alla Fondazione Science et Cité, cioè una piattaforma di dialogo tra scienza e società. Quali ricadute abbiamo avuto nella Svizzera italiana, dall'avvento di questa realtà?

"Da oltre 20 anni, l’idea di Kleiber ha preso forma nella Svizzera italiana nell’antenna regionale di Science et Cité presso l’Università della Svizzera italiana (USI). Questa realtà, chiamata L’ideatorio, offre numerose opportunità per dialogare con la scienza. Un ricordo particolarmente significativo risale al Festival della Scienza che si tenne a Lugano nel 2001. In quell’occasione, Kleiber invitò i cittadini a riflettere sul progresso scientifico, portando la discussione nel cuore della città, nel suggestivo Patio del Municipio di Lugano. Da Segretario di Stato per l’Educazione e la Ricerca, non temeva il confronto, anzi, lo considerava essenziale: era profondamente convinto che la scienza avesse bisogno di democrazia e dialogo, e che i cittadini dovessero avere voce nel dibattito sul progresso. Sul palco, accanto a lui, c’erano figure di spicco come il premio Nobel Renato Dulbecco, l’allora presidente dell’USI Marco Baggiolini e il filosofo Umberto Galimberti. Ma ciò che rendeva l’evento davvero speciale era la partecipazione diretta dei cittadini, protagonisti insieme agli esperti. La domanda che Kleiber pose era tanto semplice quanto cruciale: dove vogliamo andare? Come possiamo gestire l’incertezza? Possiamo e dobbiamo fidarci della scienza? Questo evento non fu solo un momento di riflessione collettiva, ma un esempio concreto della visione di Kleiber: un dialogo aperto e democratico che metteva al centro il rapporto tra scienza e società".

 

Che importanza ha rivestito Charles Kleiber, per la nascita de L’ideatorio?

“L’ideatorio ha sempre operato ispirandosi alle intuizioni iniziali di Kleiber. Per lui, c’era qualcosa di più importante della semplice acquisizione di nozioni: il senso. Sin dall’inizio, il nostro lavoro non si è concentrato sullo spiegare la scienza in sé, ma sul mostrare le sue ripercussioni sulla vita quotidiana e sulla visione che abbiamo della nostra esistenza. L’obiettivo era spingere a riflettere su come la scienza influenzi profondamente il nostro modo di vedere il mondo. Un elemento centrale della nostra missione è stato evitare di considerare il sapere scientifico come unico e autosufficiente per affrontare la complessità della realtà. Abbiamo promosso la deframmentazione del sapere, il dialogo con altre forme di conoscenza e il riconoscimento del ruolo culturale della scienza. Ho sempre nutrito una profonda stima per le idee di Kleiber. Il suo pensiero è attuale e continua a ispirare il nostro lavoro. Tuttavia, resta ancora una sfida aperta: trovare strumenti efficaci per trasformare la scienza in un’impresa autenticamente culturale e democratica, capace di coinvolgere realmente la società in un dialogo costruttivo”.

 

Quali passi avanti sono stati effettuati, grazie alla sua lungimiranza?

“La Fondazione Science et Cité, da lui creata, è oggi attiva nelle tre principali regioni linguistiche della Svizzera. Nel tempo, si è ampliata, diventando un centro di competenza delle Accademie svizzere delle scienze. Questa iniziativa ha dato vita a numerosi progetti, tra cui festival della scienza, esposizioni, caffè scientifici, incontri partecipativi e molto altro. Per comprendere l’impatto di questa idea iniziale, basta guardare all’esperienza in Ticino: l’antenna regionale di Science et Cité, rappresentata da L’ideatorio presso l’Università della Svizzera italiana (USI), è diventata un vero punto di riferimento. Da allora 230'000 persone hanno trovato un luogo dove scienza e società si incontrano e dialogano. Questo progetto dimostra come un’intuizione possa trasformarsi in un movimento che continua a ispirare e coinvolgere migliaia di persone”.

 

Kleiber è stato attivo fino a qualche settimana fa, anche grazie a un progetto al quale lui teneva molto, “Ateliers du futur”. Ci può raccontare di cosa si tratta?

“Kleiber non smetteva mai di inventare. Anche dopo aver superato gli 80 anni, continuava a parlare con la gente, a lanciare idee e a cercare nuove collaborazioni. Uomo curioso e intelligente, aveva ideato un formato innovativo (gli Ateliers du futur) per favorire il dialogo tra i diversi saperi. Si trattava di incontri partecipativi che riunivano attorno a temi di grande attualità – come la sanità, lo sviluppo sostenibile, la scuola – cittadini, esperti, associazioni e chiunque volesse riflettere e confrontarsi. L’obiettivo era affrontare la complessità del mondo in modo consapevole, evitando di restare impreparati o silenziosi di fronte alle sfide della realtà. Kleiber credeva fermamente nel valore del dialogo e nel potere delle idee condivise. Per Kleiber, il suo lavoro era una vera passione. E quando si ama ciò che si fa, la vita non è mai abbastanza lunga”.

 

 

La biografia

Nato il 9 dicembre 1942, Charles Kleiber si è formato come architetto prima di dedicarsi a una lunga carriera in ambito amministrativo e accademico. Dopo sette anni come direttore degli ospedali universitari di Losanna, nel 1997 è stato nominato Segretario di Stato per l’Educazione e la Ricerca della Confederazione Svizzera. Durante il suo mandato, che si è protratto fino al 2007, ha giocato un ruolo cruciale nel consolidare il sistema educativo e scientifico svizzero, portandolo a diventare un riferimento internazionale. Kleiber è stato uno dei principali promotori delle collaborazioni tra università, industria e istituzioni governative, contribuendo a rafforzare il ruolo della ricerca nella società. Dopo il suo ritiro, ha continuato a servire la comunità accademica e culturale presiedendo la BSI Architectural Foundation e collaborando con diverse istituzioni in Svizzera e all’estero.

 

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