L'analisi: che valore ha oggi il World Economic Forum (WEF) di Davos?

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24 gennaio 2025

Dal 20 al 24 gennaio è andata in scena la 55. edizione del World Economic Forum (WEF) di Davos, la prima senza il suo fondatore Klaus Schwab. Il Prof. Edoardo Beretta, Professore titolare presso la Facoltà di scienze economiche dell'Università della Svizzera italiana (USI), ha riflettuto sul valore del Forum e sui temi in esso affrontati sia sulle pagine della Cooperazione, sia ai microfoni di Radio Ticino.

Sebbene quest’anno sia stato assente il suo fondatore, un evento come il WEF - ha spiegato il Professor Edoardo Beretta - ha un’essenza e una stabilità che vanno oltre i personaggi coinvolti. Il forum riveste un'importanza particolare in quanto rappresenta un'occasione di dialogo privilegiata: "Il WEF è una preziosa occasione di dialogo tra portatori di interesse (stakeholder) privati e pubblici internazionali in un'economia sempre più interconnessa e in un mondo in cui la diplomazia istituzionale è in fase di indebolimento. Davos può incidere, anche se indirettamente, nel riportare ad alti livelli i temi economico-politici di grande attualità. Il forum rappresenta un'occasione nella quale chi ha un effettivo potere decisionale ha modo di incontrarsi e discutere, senza doversi affidare a comunicati stampa o a comunicazioni non ufficiali tramite i social media. In un'economia globale è importante potersi vedere in faccia, parlarsi e interfacciarsi" ha osservato il Professor Beretta.

Tra i temi discussi al WEF vi è stato anche quello dell’Intelligenza artificiale (IA), che, come affermato dal Professor Beretta, può rivelarsi un valido ausilio in ambito economico, ma non deve essere considerata un oracolo. "Quest'anno il forum è stato all'insegna del titolo Collaborazione nell'era dell'intelligenza, dal quale si può intuire che si è trattato il tema dell'Intelligenza artificiale e dell'impatto della tecnologia. Fra i grandi temi vi è stata anche la frammentazione economica, pensiamo ad esempio al protezionismo, e il ritorno ai nazionalismi, ovvero l'interesse per un'economia nazionale piuttosto che globale, in controtendenza rispetto al trend verificatosi fino a pochi anni fa" ha spiegato il Professore dell'USI.

Altre parole chiave del WEF sono state "resilienza", "inclusione" e "cooperazione", in apparente contraddizione con i numerosi conflitti che si registrano a livello mondiale: "Non sono le guerre a generare benessere, bensì la pace, in cui l'essere umano può estrinsecare la sua creatività e convogliarla in ulteriore progresso. Cooperare includendo altri Paesi giova a tutti, comprese le Nazioni emergenti, che dimostrano maggiore resilienza di fronte alle sfide internazionali. Un esempio è la Cina: nel 1952 il PIL pro capite era di 54 dollari, nel 2023 di 12'681 dollari, il 23'383,3% in più" ha osservato il Professor Beretta. Proprio per questo, il Professore dell'USI ha ricordato l'importanza di utilizzare contesti come quelli del forum di Davos per promuovere la de-escalation dei conflitti: "Non ci si deve abituare minimamente alla possibilità che ci siano conflitti armati tra le nazioni in quanto, anche solo da un punto di vista economico, sarebbe devastante. Certo è che nel rapporto del WEF del 2024 i rischi di un conflitto armato nei due anni successivi si trovavano al quinto posto, nell'edizione 2025 si trovano al primo posto dei rischi attuali, superando i rischi climatici. Mentre, su un orizzonte temporale di due anni, sono saliti al terzo posto. Si tratta dunque di un tema molto caldo, ed è importante dialogare per trovare degli accordi" ha concluso il Professor Beretta.

 

L’intervista completa al Professor Edoardo Beretta, pubblicata su Cooperazione, è disponibile al seguente link (a pagina 15), mentre l’intervista a Radio Ticino è disponibile a questo link (dal minuto 25:20).

 

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