Quale futuro per un'economia sostenibile?
Servizio comunicazione istituzionale
14 febbraio 2025
In seguito alla bocciatura da parte del popolo dell'iniziativa per la responsabilità ambientale, la trasmissione radiofonica Modem (Rete Uno - RSI) ha dedicato una puntata al tema. Tra gli ospiti anche la Prof.ssa Barbara Antonioli Mantegazzini, Professoressa titolare presso la Facoltà di scienze economiche dell'Università della Svizzera italiana (USI) e Vice Direttrice dell'Istituto di ricerche economiche (IRE).
L'iniziativa chiedeva un'economia rispettosa delle risorse della Terra, ma è stata respinta da oltre due votanti ticinesi su tre, in quanto si è ritenuto che una simile economia sarebbe troppo debole e non competitiva. Ci troviamo dunque in un periodo di indifferenza climatica o ambientale? Secondo la Professoressa Barbara Antonioli Mantegazzini, a causa della complessità della situazione economica e sociale con la quale ci stiamo confrontando, non è sempre facile mettere al centro dell’agenda politica e delle preoccupazioni delle persone la questione climatica. “La transizione energetica rappresenta una necessità imprescindibile per non superare i limiti ecologici del pianeta. Tuttavia, essa deve essere integrata con l’obiettivo di garantire a tutti un livello minimo di benessere sociale, in linea con il principio più volte ribadito da Ursula von der Leyen: nessuno deve essere lasciato indietro in questo processo. La politica si trova oggi a dover gestire un insieme complesso di problematiche, aggravato dalla crescente ristrettezza delle risorse pubbliche. Le difficoltà quotidiane, come le criticità nei sistemi sanitari e l’aumento della disoccupazione, rischiano di relegare le questioni ambientali a un ruolo secondario, rendendo ancora più complessa l’attuazione di strategie sostenibili”.
Un modello economico come quello proposto dall'iniziativa è attualmente in discussione: "L'obiettivo è orientarsi verso una crescita verde, in cui l’innovazione, la produzione e la commercializzazione di tecnologie pulite diventino i pilastri dello sviluppo futuro. Questo implica una stretta integrazione tra politica industriale e obiettivi ambientali, affinché il progresso economico sia compatibile con la sostenibilità. Anche il quadro normativo si sta adeguando a questa prospettiva, con interventi specifici nei settori dei trasporti, della mobilità e dell’edilizia. Tuttavia, proprio in questi ambiti, sia a livello europeo sia svizzero, si riscontrano le maggiori difficoltà nel raggiungere i target di riduzione delle emissioni. Di conseguenza, diventa essenziale ripensare anche i modelli di consumo secondo la stessa logica di sostenibilità" ha spiegato la Vicedirettrice dell'IRE. Inoltre, è altrettanto inoltre importante lavorare sull'accettazione sociale e sull'informazione alla popolazione.
Secondo la Professoressa Antonioli Mantegazzini, la decarbonizzazione e la neutralità climatica non sono obiettivi irraggiungibili, ma emergono segnali di possibili ripensamenti, come dimostrano alcune recenti decisioni politiche negli Stati Uniti, in continuità con la linea adottata da Trump, il quale già durante il suo primo mandato aveva ritirato il suo paese dall'Accordo di Parigi. Più in generale, per raggiungere gli obiettivi climatici, è fondamentale che le azioni concrete siano allineate con i principi di fondo, evitando discrepanze tra la pianificazione strategica e la cosiddetta “messa a terra”, ovvero l’effettiva implementazione delle misure previste.
A livello globale, il percorso di transizione energetica procede con forti differenze tra i vari Paesi. Alcuni hanno posticipato il raggiungimento degli obiettivi climatici a causa di una minore responsabilità storica nelle emissioni globali. È il caso della Cina e dell’India, che hanno fissato la neutralità carbonica rispettivamente al 2060 e al 2070, rispetto alla scadenza del 2050 prevista per molti altri Paesi. Tuttavia, entrambe stanno investendo massicciamente nelle energie rinnovabili e nella transizione ecologica.
E se si parla di investimenti, occorre anche soffermarsi sui finanziamenti: "Da un lato il settore pubblico deve avere un ruolo propulsore, accelerando gli investimenti; dall'altro il privato deve seguire a ruota. Gli investimenti richiesti per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, installare impianti solari o diffondere la mobilità elettrica sono infatti estremamente elevati e necessitano di un solido sostegno economico”.
Le sfide che si dovranno affrontare ora sono quelle di un mondo confrontato con delle dinamiche socioeconomiche e geopolitiche molto complicate, nell'ambito delle quali è responsabilità della Svizzera e dell'Europa tenere il punto. "Il non agire non è meno costoso dell'agire, perché anche l’inazione ha delle ricadute economiche e ambientali problematiche, che colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione. La sfida è proprio riuscire a fare in modo che i costi della transizione non ricadano sui redditi più bassi" ha concluso la Professoressa Antonioli Mantegazzini.
La puntata completa di Modem, con ospite la Professoressa Barbara Antonioli Mantegazzini, è disponibile al seguente link.