Geolocalizzare i propri figli: un modo per tenerli al sicuro o eccesso di ansia?
Servizio comunicazione istituzionale
18 febbraio 2025
Tracciare i propri figli attraverso i nuovi mezzi tecnologici sembra essere una tendenza in aumento, ma è davvero un modo per aumentare la sicurezza? La trasmissione radiofonica "Modem" (Rete Uno - RSI) ha dedicato una puntata al tema. Ne è stata ospite Anne-Linda Camerini, Docente-ricercatrice presso la Facoltà di scienze biomediche dell'Università della Svizzera italiana (USI).
In Svizzera sono sempre di più gli allievi delle scuole primarie e secondarie che possiedono uno smartwatch o un dispositivo elettronico attraverso il quale possono essere geolocalizzati dai genitori. Si tratta davvero di un mezzo per aumentare la sicurezza dei giovani o rappresenta piuttosto una manifestazione dell'ansia genitoriale e del bisogno di controllo sui propri figli?
Possedere, e utilizzare, uno smartwatch fin dalla tenera età può avere dei rischi per la salute sebbene, come sottolineato da Anne-Linda Camerini, questi dispositivi e il loro utilizzo non devono essere demonizzati. "Alcuni rischi ci sono: avere sempre al polso uno smartwatch può diventare una distrazione, anche solo cambiare la copertina o lo sfondo può essere considerato un gioco, non serve utilizzare app specifiche. Proprio per questo, durante gli orari scolastici i dispositivi elettronici devono rimanere negli zaini, spenti".
Un corretto uso di smartwatch e affini, ha spiegato la Ricercatrice dell'USI, passa dalla definizione di regole chiare: "Deve esserci un contratto tra bambino e genitore, che viene stabilito quando si introduce il dispositivo elettronico, qualsiasi esso sia. Deve essere chiaro che ci sono delle regole, e questo vale anche nel caso degli smartphone, che sono sicuramente uno strumento utile per poter raggiungere i figli qualora ci fosse una necessità, come nel caso in cui dovessero perdere il bus per il rientro a casa da scuola, ma deve essere chiaro che servono per questi scopi, e non, ad esempio, per disturbare il genitore mandando messaggi contenenti emoticons casuali o chiamando inopportunamente. In questo modo i ragazzi imparano anche a comunicare in modo consapevole".
L'approccio migliore per avvicinare giovani e giovanissimi agli strumenti tecnologici, dunque, non sembrerebbe essere quello dei divieti, ma piuttosto quello delle regole per un uso responsabile: "Nel caso di smartphone e smartwatch penso che le regole dovrebbero essere le stesse - ha affermato Anne-Linda Camerini -. È vero che quest'ultimo ha alcune funzionalità diverse, ma si tratta pur sempre di uno strumento che dà accesso al mondo virtuale, ed è importante che nel momento in cui un genitore lo introduce al proprio figlio si chieda che tipo di accesso vuole dare, a quali applicazioni e per quanto tempo. Bisogna inoltre chiedersi se si vuole introdurre un tracciamento, che è una funzione differente dall'utilizzare il device per contattarsi. Personalmente, sono contraria all'utilizzo del tracciamento in quanto compromette la fiducia tra genitore e figlio e può portare a una mancanza di responsabilità in quanto i ragazzi, sapendo di poter essere tracciati, potrebbero decidere di non avvisare i genitori dei propri spostamenti o dei cambi di programma".
Un'altra problematica sollevata dal tema della geolocalizzazione è quella della privacy, minata da questa funzionalità. "Io credo che la privacy debba essere garantita anche ai minorenni - ha sostenuto Camerini - e questo discorso vale anche nel caso delle videocamere nelle stanze dei bambini. Bisognerebbe chiedersi cosa impara un bambino sapendo di essere sempre sorvegliato e osservato tramite questi dispositivi, perché potrebbe formarsi l'idea distorta che il voler bene giustifica un controllo eccessivo, che può diventare pericolosa se riportata nelle relazioni tra adulti. Penso inoltre che i bambini abbiano il diritto di sapere se i loro dispositivi sono tracciati, e che capiscano che in alcuni casi ciò può avvenire non per invadere la loro privacy, ma perché si trovano in un contesto più pericoloso, come potrebbe essere una gita in una città sconosciuta oppure una giornata sulle piste da sci".
Del resto, l'idea di un controllo assoluto sulla vita dei propri figli sembra utopica: "Io spero che non arriveremo mai a controllare completamente i ragazzi. Prendendo l'esempio di una gita scolastica, possiamo consegnare il dispositivo elettronico alle persone adulte di riferimento, la necessità di darli ai ragazzi indica una mancanza di fiducia negli accompagnatori" ha concluso Anne-Linda Camerini.
La puntata completa di "Modem" (Rete Uno - RSI), con ospite Anne-Linda Camerini, è disponibile al seguente link.