Yuri Solcà: come coltivare il talento tra aule universitarie e basket professionistico
Servizio comunicazione istituzionale
24 febbraio 2025
Yuri Solcà, classe 2000, è un giocatore professionista di basket e uno studente dell’USI. È ticinese, di Vacallo, e attualmente gioca come playmaker per la Spinelli Massagno nella Swiss Basketball League (serie A). In questi giorni veste anche la maglia della nazionale svizzera nelle qualificazioni agli Europei. In parallelo alla sua carriera sportiva, Yuri frequenta il secondo anno del Master in Management all'Università della Svizzera italiana. Oltre ai traguardi sportivi – tra cui tre titoli del campionato svizzero, due Coppe svizzere e numerose presenze in nazionale – sta quindi per terminare con successo gli studi. Un esempio per chi vuole continuare gli studi universitari senza abbandonare le ambizioni sportive.
Yuri, come riesci a conciliare gli impegni sportivi con quelli accademici?
«Per me è sempre stato piuttosto semplice: la chiave è organizzarsi per tempo e annotare tutti gli impegni con precisione, così da sapere esattamente quando fare determinate cose. Sono sempre stato abituato sin dai tempi della Commercio a Bellinzona a dovermi impegnare al massimo nei due ambiti.»
C’è qualcosa che ti ha insegnato il basket che puoi applicare anche nello studio, o viceversa?
«Senza dubbio: la dedizione al lavoro e la costanza che ci vogliono ogni giorno nello sport sono la base anche negli studi. Un esempio classico è evitare di concentrare tutto lo studio nelle ultime due settimane prima dell’esame. Mantenere un ritmo costante e stare attento in classe permette di ripassare gradualmente durante il semestre e arrivare preparato, senza dover fare nottate in bianco per studiare.»
Come ti hanno sostenuto la tua squadra e i professori in questo doppio percorso?
«Questa domanda si può suddividere in due fasi. Nella fase iniziale a Friborgo, la squadra e l’allenatore mi hanno concesso grande libertà, a condizione che dimostrassi determinazione nel recuperare gli allenamenti e mantenessi sempre il massimo impegno. Per quanto riguarda gli studi ci sono state più frizioni, alcuni docenti erano comprensivi e altri no. Diciamo che la più grande mano l’ho ricevuta dai compagni di corso stessi, che mi hanno permesso di stare a passo anche quando dovevo assentarmi per qualche settimana a causa dello sport. La fase ticinese sono invece riuscito a gestirla meglio, i due impegni si sono sovrapposti meno.»
Sei più nervoso prima un tiro libero o di un esame?
«Ultimamente direi nei tiri liberi perché ne sbaglio parecchi, ma sono situazioni differenti. Nel basket si hanno altri mille tentativi per poi segnare di nuovo. Al contrario, l’esame è uno e al massimo lo si può recuperare un paio di volte.»
Negli Stati Uniti il sistema universitario integra sport e studio in modo molto strutturato, mentre in Svizzera conciliare i due percorsi può essere complesso. Cosa pensi che si potrebbe migliorare?
«Una migliore conciliazione è solo una questione di organizzazione e di decidere dove mettere le priorità. Tuttavia, dietro a questi aspetti organizzativi, credo che ci siano differenze culturali: negli Stati Uniti lo sport viene visto come una scappatoia da quartieri difficili e gli sportivi professionisti generalmente godono di maggiore rispetto in confronto alle nostre latitudini.»
Pensi di unire anche nel tuo futuro professionale la tua formazione in management e la tua passione sportiva?
«Per tutta la vita ho fatto entrambe le cose insieme, penso che fare uno senza fare l’altro mi toglierebbe qualcosa. D’altronde lo studio mi aiutava a distaccarmi da situazioni a livello di basket poco piacevoli e viceversa prima degli esami andavo sempre ad allenarmi per sciogliere la tensione.»
Che consigli daresti a chi, come te, desidera intraprendere una carriera sportiva senza rinunciare agli studi?
«Siate pronti a sacrificare alcune cose, ad impegnarvi ogni singolo giorno e tenete sempre bene in mente l'obiettivo che volete raggiungere. Non sempre sarà facile, ma è proprio nei momenti di abbattimento che si deve reagire e si cresce come persona.»