Fare amicizia grazie alle app: una tendenza sempre più diffusa tra i giovani
Servizio comunicazione istituzionale
27 febbraio 2025
Le app di dating non sono le uniche ad aver preso piede tra i giovani: esistono infatti piattaforme nate con il solo scopo di fare amicizia. Anne-Linda Camerini, Docente-ricercatrice presso la Facoltà di scienze biomediche dell'Università della Svizzera italiana (USI), e Matilde Melotto, Assistente dottoranda presso la Facoltà di scienze biomediche dell'USI, hanno parlato del fenomeno in un'intervista pubblicata dal magazine "Azione".
Sono ormai numerose le app nate per mettere in contatto persone con interessi comuni, così da permettere loro di fare amicizia. Tra queste le più note sono Bumble BFF - una sezione dell'app di incontri Bumble -, Meetup, GetYourGuide, Geneva, Monke e Spontacts. Ogni piattaforma ha le proprie caratteristiche e peculiarità: "L'idea di Spontacts è di facilitare la ricerca di persone con interessi comuni con le quali organizzarsi per un incontro e per condividere attività spontanee o programmate - ha spiegato Anne-Linda Camerini, illustrando il caso dell'applicazione sviluppata da studenti del Politecnico di Zurigo -. Tra gli interessi e le attività più popolari troviamo lo sport, la cucina, il gioco da tavola, le lingue e la musica. L'aspetto interessante di questa app è che propone un'alternativa economica ad attività o corsi a pagamento tipicamente offerti da centri sportivi o scuole serali".
Ciò che però accomuna tutte le app è il fatto che a usarle sono, principalmente, i giovani di età compresa tra i 25 e i 35 anni: "Una fase della vita oggi più che mai carica di incertezze - come affermato da Matilde Melotto -. Considerando che molti proseguono gli studi fino a un livello universitario, il sistema scolastico rappresenta uno spazio protetto e un facilitatore dell'aggregazione sociale proprio fino ai 25 anni circa, che viene a cadere con l'entrata nel mondo del lavoro. Le posizioni lavorative si fanno sempre più instabili e digitalizzate, costringendo i giovani a cambiare spesso nel corso degli anni e a lavorare sempre più in autonomia e, nell'ambito dei contatti, a doversi attivare per ricercare altrove connessioni reali significative".
L'utilizzo delle app di incontri sembra essere aumentato in seguito alla pandemia di COVID-19, la quale ha accentuato il fenomeno dell'isolamento sociale, particolarmente sentito tra i giovani nella fascia d'età tra i 19 e i 29 anni. "La solitudine va considerata un fattore di rischio per la salute in quanto legata a problemi mentali, di sonno e a un maggior rischio di dipendenza da sostanze e da comportamenti, come nel caso dell'abuso digitale. Di conseguenza, il fatto che un terzo della popolazione giovane si senta solo è da considerarsi un problema di salute pubblica" ha affermato Anne-Linda Camerini, la quale ha successivamente sottolineato come sia necessario distinguere tra due tipi di solitudine: la solitudine sociale, causata dall'effettiva mancanza di relazioni, e la solitudine emotiva. Nel secondo caso ci si sente soli nonostante le proprie relazioni, che vengono percepite come superficiali e deboli, spesso anche a causa delle relazioni virtuali, che portano ad avere molti followers mai incontrati nella realtà.
Il passaggio di molte relazioni dal reale a virtuale può complicare i rapporti, come illustrato da Matilde Melotto: "Le relazioni sono dinamiche interpersonali complesse che richiedono uno sforzo attivo del soggetto, a differenza di quanto avviene nel mondo virtuale, il quale offre un piacere immediato, alimentato dalla stimolazione dei circuiti neurali dopaminergici, esente dal confronto con le difficoltà e le sfide tipiche del mondo reale. Questo ha però un prezzo, perché meno ci relazioniamo e meno siamo in grado di farlo, più cerchiamo di evitare il confronto e più ci isoliamo".
Tuttavia, le relazioni virtuali non devono essere demonizzate, in quanto come spiegato da Matilde Melotto possono apportare anche numerosi vantaggi: "Danno la possibilità di accorciare le distanze geografiche o di trovare con facilità individui affini attraverso la condivisione di interessi comuni. Le app di incontri, comprese quelle per fare amicizia, sono a mio avviso l'evoluzione dei social media nella misura in cui consentono di compiere quel passo che inizialmente essi si erano posti come obiettivo, ossia riunire le persone, rappresentando un punto di congiunzione tra le interazioni digitali e gli incontri faccia a faccia". Ciò che conta, dunque, è focalizzare questo obiettivo primario, e fare in modo che l'iniziale incontro virtuale si trasformi successivamente in una relazione coltivata nel mondo reale.
Gli incontri online celano anche alcuni rischi che è importante conoscere, e che la dottoranda dell'USI ha voluto ricordare sulle pagine di "Azione": "Diversi studi hanno dimostrato come in queste app gli utenti possano sviluppare una percezione alterata della propria desiderabilità basata sui feedback ricevuti, ciò può portare a un aumento dell'autostima per chi ha successo e a un senso di inadeguatezza per chi riceve poche interazioni". Possono inoltre verificarsi fenomeni come il ghosting, ovvero l'interruzione improvvisa di ogni forma di comunicazione, e l'orbiting, ovvero l'interruzione delle interazioni, pur continuando a seguire l'altro sui social. "Si tratta di dinamiche rischiose in quanto producono un senso di abbandono peggiore del rifiuto e lasciano una condizione di vuoto complessa da interpretare e gestire" ha concluso Matilde Melotto.
L'intervista completa ad Anne-Linda Camerini e Matilde Melotto, curata da Alessandra Ostini Sutto per "Azione", è disponibile al seguente link.