Criptomafia: quando la criminalità passa al digitale

© Anete Lusina
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Servizio comunicazione istituzionale

12 marzo 2025

Francesco Lepori, Responsabile operativo dell'Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata (O-TiCO) dell'Università della Svizzera italiana (USI), ha recentemente pubblicato un nuovo libro intitolato ‘Mafiadigitale.ch (Criptofonini, social media, finanza clandestina. Come le organizzazioni criminali italiane sfruttano la tecnologia in Svizzera)'. Il quotidiano laRegione lo ha intervistato per approfondire il tema delle criptomafie.

La mafia sta sempre di più cambiando il suo modo di agire, come ha spiegato Francesco Lepori: a prevalere è l'interesse per gli affari piuttosto che la violenza. Probabilmente anche per questo la criminalità organizzata sta migrando sulle piattaforme digitali, ma ciò non la rende meno pericolosa: "Temo di più la mafia che digita, che ricorre quindi alle nuove tecnologie. Può infatti provocare danni enormi, anche se magari meno visibili nell'immediato. E la società tende purtroppo a sottovalutare la minaccia rappresentata appunto dalla mafia che digita. Come direbbe Nando Dalla Chiesa, non si vede arrivare il nemico" ha affermato il Responsabile operativo di O-TiCO.

Con l'avvento delle nuove tecnologie, per le forze dell'ordine potrebbe risultare ancora più difficile contrastare la mafia, in quanto, grazie all'online, le organizzazioni criminali possono guadagnare un vantaggio dal punto di vista dell'anonimato, della velocità e della delocalizzazione, poiché è sufficiente un clic per spostarsi virtualmente e rendersi difficilmente rintracciabili. A questi vantaggi, come illustrato da Francesco Lepori, se ne aggiunge un quarto: "Grazie alla tecnologia si ha la possibilità di incrementare notevolmente i volumi, che si tratti di denaro o di merce illegale da scambiare. Oggi più che mai la criminalità non conosce frontiere, a differenza degli Stati. Un esempio classico sono le criptovalute. Sappiamo che ogni transazione viene iscritta in un registro che è inalterabile e che dovrebbe essere trasparente: la blockchain. Ma questo non risolve le cose. Intanto la blockchain è leggibile solo con determinate competenze tecniche. Altro problema: spesso, non a caso, le transazioni terminano in Paesi molto restii a fornire assistenza giudiziaria. Per cui alla fine la tracciabilità e la leggibilità della blockchain sono più teoriche che reali".

Proprio per questi motivi, da diversi anni, alcuni enti nazionali e internazionali stanno cercando di porre l'accento sui rischi legati alle criptovalute: "Penso al Gafi, il Gruppo d'azione finanziaria internazionale, all'Europol, alla Dia italiana con riferimento alle mafie. E penso alle nostre autorità, come l'Mros, che fa parte del Gcrf, il Gruppo di coordinamento interdipartimentale per la lotta al riciclaggio di denaro. Gruppo che già nel 2018 aveva definito considerevole sia la minaccia costituita dalle criptovalute, sia la vulnerabilità della Svizzera, come di qualsiasi altro Paese, al riguardo. Nel rapporto 2024 del Gcrf si legge che la situazione è nel frattempo ulteriormente peggiorata e questo in ragione di alcuni fattori specifici" ha ricordato Francesco Lepori.

Per poter contrastare il fenomeno delle criptomafie, secondo Francesco Lepori è necessario da un lato disporre di maggiori mezzi finanziari, dall'altro costruire un'efficace rete di collaborazione: "La tecnologia è qualcosa di complesso che viaggia rapidamente e non conosce confini. Bisogna allora agire di concerto, non per niente la parola collaborazione è quella che ricorre maggiormente in rapporti e studi. Concretamente significa cooperare tra Cantoni, tra Cantoni e Confederazione, tra Confederazione e governi degli altri Paesi, tra autorità penali e autorità amministrative, tra pubblico e privato".

L'intervista completa a Francesco Lepori, curata da Andrea Manna per laRegione, è disponibile al seguente link.

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