In Ticino con un team internazionale: la storia di Greta Guarda

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Servizio comunicazione istituzionale

6 marzo 2025

Dopo una formazione e un'esperienza professionale sviluppate in varie università Svizzere, la Prof.ssa Greta Guarda - Professoressa ordinaria, Vice Decana della Facoltà di scienze biomediche dell'Università della Svizzera italiana (USI) e Direttrice di laboratorio dell'Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) - ha deciso di tornare in Ticino. Ha raccontato il percorso che l'ha riportata a casa, in un'intervista pubblicata da La Domenica.

Il percorso di studi universitari della Professoressa Greta Guarda, cresciuta nel Locarnese, inizia presso l'Università di Zurigo, dove studia Biologia molecolare. Successivamente, la studiosa ottiene un dottorato all’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) e, nel 2007, un post dottorato all’Università di Losanna. La decisione di tornare in Ticino giunge nel 2018, quando alla Professoressa Guarda viene data l'opportunità di diventare Direttrice di laboratorio all’IRB. Dal 2019 è inoltre Professoressa presso l'USI, dove assume la carica di Vice Decana della Facoltà di scienze biomediche nel 2021.

Oggi gli studi della Direttrice di laboratorio dell'IRB si concentrano sull’immunologia e sulla biologia molecolare. Originariamente, tuttavia, la ricercatrice si era avvicinata alla biologia grazie alla sua grande passione per gli animali, maturata fin dall'infanzia e dall'adolescenza, durante la quale trascorre lunghe ore a osservare con suo papà le centinaia di specie di uccelli in volo sopra i cieli delle Bolle di Magadino: "All’inizio volevo studiare biologia per seguire le orme del famoso padre fondatore dell’etologia moderna: Konrad Lorenz", ha raccontato la Professoressa Guarda.

È grazie a uno stage estivo svolto durante gli studi che la Professoressa dell'USI è entrata in contatto con l'IRB, all'epoca aperto da poco: "Fu un’esperienza talmente entusiasmante e arricchente che dopo la laurea e un lavoro di Diploma al Politecnico federale, decisi di tornare all’IRB per il mio dottorato. Ebbi fortuna, perché lo potei svolgere sotto la guida di due mostri sacri della ricerca a livello mondiale: i Professori Antonio Lanzavecchia e Federica Sallusto" ha ricordato la Pro.ssa Guarda.

Nel corso del suo post dottorato, la ricercatrice ha inoltre avuto l'occasione di lavorare per quattro anni nel laboratorio di Jürg Tschopp, un altro nome di primo piano nel campo dell'immunologia, il quale purtroppo è venuto improvvisamente a mancare durante il lavoro di ricerca della Professoressa Guarda: "La sua scomparsa fu un colpo durissimo, che segnò la brusca fine del mio post dottorato proprio nel momento in cui avevo iniziato a guardarmi in giro in cerca di fondi per il mio laboratorio e per le mie linee di ricerca". Malgrado la difficile situazione venutasi a creare, la ricercatrice riuscì a trovare i fondi e guidare un gruppetto di studenti losannesi, rimasto sprovvisto di una guida a causa della scomparsa del Professor Tschopp: "Le due borse che ricevetti, una dalla Svizzera, l’altra dall’Unione europea, mi permisero da una parte di costituire un mio gruppo di ricerca, dall’altra di garantirmi il titolo di Professoressa assistente necessario per il mio percorso accademico". Tuttavia le borse di ricerca hanno una scadenza temporale. Pertanto, trascorsi cinque anni, si palesò la necessità di cercare nuovi fondi: "Cominciai a guardarmi in giro: Losanna, Basilea, Tübingen. Tornare in Ticino non era necessariamente nei miei pensieri".

Il ritorno a casa è avvenuto un po' per caso, grazie a un incontro con il Professor Lanzavecchia, che la invitò a Bellinzona per un seminario: "Accettai l’offerta. Poi, come succede spesso in queste occasioni, da cosa nasce cosa e in seguito, ottenni un posto di lavoro qui all’IRB come Direttrice di laboratorio. Siccome amo l’insegnamento, ho voluto portare avanti anche il discorso dal profilo accademico". Proprio per questo motivo, la Professoressa Guarda, si mise a disposizione per insegnare presso la neonata Facoltà di scienze biomediche dell'USI.

Oggi, lanciando uno sguardo dietro di sé, la Professoressa si dice molto felice di essere tornata a casa: "Come ticinese è un privilegio essere tornata, perché viviamo in un Cantone splendido, dove la qualità di vita è notevole. Sono contenta che il caso mi abbia permesso di avere un gruppo di ricerca qui all’IRB, anche se ripeto, il Ticino non rientrava per forza nei miei obiettivi. Tuttavia qui ho scoperto un ambiente accademico forte e una ricerca all’avanguardia. Qualora riuscissimo ad aprire ancora di più le porte, più di quanto siano già state aperte, la crescita per questo Cantone sarà garantita".

Secondo la Direttrice di laboratorio dell'IRB, la strategia vincente per rendere il Ticino un luogo all'avanguardia nella ricerca è quella di attrarre ricercatori di qualità da tutto il mondo, creando un polo variegato. E il team dei suoi collaboratori ne è un esempio: "Per fare il salto di qualità, il Ticino deve vedere in grande ed essere in grado di attrarre sempre più 'cervelli e cuori' non solo dallo stesso Cantone, ma da tutto il mondo. Il mondo accademico e della ricerca è un catalizzatore per nuove 'teste pensanti', al di qua e al di là dai nostri confini. L’esempio da seguire è l’ETH di Zurigo, il nostro Politecnico federale fiore all’occhiello di tutta la Svizzera, che attrae i migliori cervelli del pianeta, garantendo ricadute economiche su tutto il territorio".

L'intervista completa alla Professoressa Greta Guarda, curata da Prisca Dindo per La Domenica, è disponibile al seguente link e nel PDF in allegato.

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