Tagli alle università: le riflessioni della Rettrice Luisa Lambertini
Servizio comunicazione istituzionale
12 marzo 2025
La Rettrice dell'Università della Svizzera italiana (USI) Luisa Lambertini è stata ospite di 60 Minuti (RSI) per discutere degli ingenti tagli alle università annunciati dalla Confederazione. Nel corso della puntata si è riflettuto in particolare sui rischi di tale scelta e sul ruolo dei finanziatori privati nel settore universitario.
Stando alle previsioni, l'USI riceverà 6,5 milioni di franchi in meno da parte della Confederazione. Si tratta di tagli che, come affermato dalla Rettrice dell'USI Luisa Lambertini, destano una certa preoccupazione: "Come Rettrice sono ovviamente preoccupata da questa situazione. Sono preoccupata anche come cittadina, perché questi tagli da parte della Confederazione implicano la riduzione della qualità della formazione e della ricerca che offriamo all'USI. Formazione e ricerca di qualità sono due elementi che abbiamo perseguito per tanti anni e che sono il fulcro delle nostre attività, poiché ci permettono di attirare talenti internazionali che vengono per insegnare e dare una formazione di qualità agli studenti, che trovano poi lavoro sul territorio".
L'USI potrà comunque continuare a garantire quanto offerto fino ad ora, pur con una riduzione dei fondi? "Con 6,5 milioni di tagli non è possibile semplicemente riorganizzare le risorse restanti e ridistribuirle senza pensare di fare dei tagli. Le università elvetiche sono già di base piuttosto ben organizzate, e l'USI fra tutte le università svizzere è quella con i servizi centrali più piccoli in rapporto alle dimensioni della struttura. Non si può pertanto pensare che sia sufficiente fare dei tagli ai margini o diventare più efficienti. Cercheremo di farlo, ma dei tagli così ingenti andranno senza dubbio a incidere su quello che facciamo: la formazione, la ricerca e il terzo mandato" ha spiegato la Rettrice.
L'annuncio dei tagli non era preventivato, ed è stata, per le università, una sorpresa negativa, come confermato da Luisa Lambertini: "La Svizzera è sempre stata molto lungimirante: ha capito che la formazione e la ricerca sono un investimento che le ha permesso di essere, secondo le statistiche, uno dei Paesi più innovativi. Tutto ciò al momento viene un po' messo in discussione, in quanto, considerando le scelte prese, è evidente che sfugge quanto questi aspetti siano importanti per la qualità della vita".
Riflettendo sui fattori che hanno portato a svalorizzare il ruolo della formazione universitaria, la Rettrice Luisa Lambertini ha ricordato il fatto che ci troviamo in una situazione non semplice da vari punti di vista: "Si sono verificate due crisi molto importanti a distanza di una decina di anni l'una dall'altra e sicuramente la situazione economica non è stata delle più facili. È però importante ricordare che la formazione del capitale umano della Svizzera e la ricerca sono i fattori che portano a un effettivo miglioramento della situazione del territorio e di conseguenza della qualità della vita. Si tratta dunque di un vero e proprio investimento, che può essere ammortizzato negli anni. Oggi ci troviamo sicuramente in un momento difficile, tuttavia, se smettessimo ora di investire su questi aspetti, ne pagheremo le conseguenze più avanti".
Per far fronte alla difficile situazione, l'USI ha rapidamente maturato una strategia: "Sicuramente dovremo cercare di diventare più efficienti riducendo certi tipi di spese. D'altro canto, rafforzeremo la ricerca di finanziamenti provenienti da terzi. Inoltre, dovremo fare delle scelte prioritarie per stabilire come utilizzare i fondi, privilegiando le attività che hanno maggiore impatto sul territorio e quelle che ci permettono di mantenere l'eccellenza che abbiamo raggiunto". Come sottolineato dalla Rettrice, il legame con il territorio sarà centrale nella scelta degli investimenti da prediligere.
Un ulteriore aspetto evidenziato dalla Rettrice Luisa Lambertini è il ruolo dei privati nel finanziare nuove cattedre all'interno delle università, una tendenza in aumento non solo all'USI: "Il primo ottobre 2024 all'USI è partita la prima cattedra Daccò, assegnata alla Professoressa Lonneke van der Plas, che lavora sul Natural Language Processing, per la quale ringraziamo la Fondazione Aldo e Cele Daccò. Abbiamo inoltre una seconda cattedra, sempre finanziata dalla stessa fondazione, che sta per partire. Al momento siamo in fase di trattativa con la persona selezionata per ricoprirla".
La presenza di cattedre finanziate all'interno delle università solleva il dibattito sull'effettiva libertà dell'insegnamento e sulle possibili influenze di aziende e associazioni finanziatrici. "Questo è un tema molto delicato e molto importante - ha affermato Luisa Lambertini -. Donazioni provenienti da ditte e imprese che agiscono per scopi di lucro devono essere valutate in maniera molto attenta e le università svizzere, come avviene anche in altri Paesi, hanno dei regolamenti e delle direttive molto chiari, che garantiscono l'indipendenza dai fondi che arrivano. Il donatore, sia esso un privato o un'impresa, danno dei fondi, ma la scelta del Professore o della Professoressa, la libertà accademica e il frutto della ricerca e dell'insegnamento restano nelle mani dell'università".
Nonostante questi elementi di criticità, come sottolineato dalla Rettrice dell'USI, la scelta di rivolgersi ai privati è una scelta che sembra essere indirettamente suggerita dalla Confederazione stessa, attraverso il suo parziale disimpegno nei confronti dell'istruzione superiore. "Si tratta inoltre di una spinta a istituire delle normative che permettano di facilitare gli investimenti privati. È necessario avere un regolamento che preveda tutte queste possibilità, in modo che possano diventare un investimento per il futuro".
Non è tuttavia possibile, secondo Luisa Lambertini, immaginare un futuro in cui la ricerca e l'istruzione universitaria siano interamente finanziate da privati: "Le lobby e le ditte solitamente non portano risorse alla ricerca di base, come la matematica o la fisica, ed è invece da essa che dobbiamo partire in quanto è il fondamento per la ricerca applicata, dalla quale arrivano le innovazioni e le scoperte che usiamo quotidianamente".
Smettere di investire sull'università rappresenta un grande rischio per la Svizzera, poiché potrebbe indebolire il Paese a livello internazionale: "Le università svizzere sono fra le migliori al mondo e rappresentano un polo di attrazione per alcune delle menti migliori. Se questa tradizione si dovesse interrompere, la fuga dei cervelli potrebbe avere luogo a livello internazionale, e i nostri studenti migliori potrebbero lasciare la Svizzera per andare a studiare all'estero dove ci sono università più competitive e con fondi maggiori" ha concluso la Rettrice.