L'empatia: l'ingrediente segreto per una società di successo
Servizio comunicazione istituzionale
14 aprile 2025
Giovedì 3 aprile 2025, presso l'Aula polivalente del Campus Est di Lugano, si è tenuto il Convegno di studio "Costruire comunità empatiche. Il ruolo dell'empatia negli sviluppi personali, sociali, di sostegno e apprendimento" organizzato da USI in ascolto, SUPSI DEASS, SUPSI DFA/ASP, Accademia Teatro Dimitri e sostenuto dal Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani, e dalla Divisione Socialità della Città di Lugano. Nel corso della mattinata si sono tenuti gli interventi di numerosi esperti, mentre il pomeriggio è stato dedicato a un atelier pratico.
Il Convegno, si è aperto con i saluti istituzionali di Luisa Lambertini, Rettrice dell’USI e Franco Gervasoni, Direttore generale della SUPSI; e con l'introduzione e la moderazione di Lorenzo Pezzoli, Centro competenze psicologia applicata SUPS, e di Rosalba Morese, referente USI in ascolto, la quale ha ricordato l'importanza del tessuto sociale costruito grazie alla rete USI in ascolto, che si pone l'obiettivo di creare una comunità inclusiva e di supporto per tutti i suoi membri “Come in un tessuto, ogni filo è essenziale per dare forza e forma all’insieme. Allo stesso modo, ogni voce, ogni storia ascoltata, contribuisce a creare una comunità più accogliente e resiliente.”
Durante il suo saluto, la Rettrice Luisa Lambertini ha ricordato il valore dell'empatia: "L'empatia è ciò che permette di comprendere il vissuto dell'altra persona, mettendosi nei suoi panni, ma senza esprimere giudizi. È la chiave per costruire comunità più solide, solidali e durature, ma anche per una comunicazione più efficace e significativa. In un mondo che punta molto sulla competizione, promuovere l'empatia può sembrare anacronistico. Tuttavia, è una missione che, come Università, sentiamo forte, in quando riteniamo che l'empatia sia la base per l'educazione delle future generazioni. L'empatia non è superflua come si potrebbe pensare, soprattutto nei contesti competitivi, ma è anzi una forza trainante che rende possibile la fiducia e il lavoro cooperativo".
Successivamente, ha preso la parola Anna Oliverio Ferraris, Psicologia dello sviluppo, Università Sapienza, Roma; la quale ha tenuto un intervento intitolato "Empatia, una forma di comunicazione indispensabile per crescere e per imparare". La psicologa ha spiegato come l'attitudine a entrare in relazione con gli altri sia innata: "Già nei neonati si osserva la volontà di imitare le azioni di chi li circonda, e fin da piccolissimi i bambini recepiscono le emozioni dei loro caregivers attraverso il linguaggio del corpo. Crescendo, si è osservato come provino maggiore empatia verso i loro famigliari, i loro amici e, a seconda del contesto nel quale sono inseriti, verso i membri di una certa comunità etnica, ideologica, e così via". Ciò accade perché, nonostante ci sia la predisposizione all'empatia, sono le nostre esperienze a plasmarne e indirizzarne lo sviluppo successivo. Proprio per questo, l'educazione ricevuta dalla famiglia e dalla scuola risulta fondamentale: "Al bambino deve essere permesso di esprimere le proprie emozioni e successivamente di incanalarle attraverso una sorta di educazione emotiva, senza che venga mai punito, in quanto ciò potrebbe portare allo sviluppo di un falso sé". Per facilitare questo processo educativo è fondamentale ricorrere all'ascolto attivo, facendo attenzione a non utilizzare barriere comunicative come comandi, ordini secchi, giudizi o scherni. Anna Oliverio Ferraris ha ricordato anche alcune delle trappole associate all'empatia: la difficoltà di dire di no agli altri, l'eccessivo coinvolgimento emotivo e l'asimmetria nei rapporti. "L'empatia può inoltre essere manipolata, non solo dalle persone che ci stanno intorno, ma anche, ad esempio, dalla pubblicità e dal marketing". Dunque "bene la comprensione dell'altro, bene l'introspezione, ma è da evitarsi la strumentalizzazione dell'empatia, che se forse fino a qualche anno fa era scarsamente stimolata, oggi subisce un'iper-stimolazione. È pertanto importante sviluppare il proprio senso critico per potersi tutelare" ha concluso la psicologa.
Il secondo intervento della giornata, intitolato "Empatia e disuguaglianza: come i fattori socioeconomici modellano la comprensione delle emozioni" è stato tenuto da Luca Cecchetti, IMT Alti Studi Lucca, il quale ha inizialmente spiegato l'origine del termine empatia: "Si tratta di una parola che deriva dall'ambito artistico e dall'estetica, nello specifico dal concetto di immedesimazione; veniva infatti utilizzato per descrivere le sensazioni provate durante la contemplazione di un'opera d'arte. Solo successivamente il significato si è esteso ai rapporti umani, includendo nel significato di empatia la risposta affettiva e autonoma che proviamo nel momento in cui ci immedesimiamo nel vissuto di qualcuno, provando emozioni affini a quelle della persona coinvolta". L'empatia di una persona può essere misurata attraverso metodi diversi: è possibile utilizzare dei questionari "self-report", ma esistono anche metodi più oggettivi, che permettono di valutare il livello di reazione emotiva suscitata dall'osservazione di situazioni di disagio altrui attraverso l'osservazione dell'attività cerebrale o della reazione cutanea. Luca Cecchetti ha sottolineato come, per provare empatia, sia necessario riconoscere che l'altro sia in qualche modo simile a noi: "Ci sono degli studi che dimostrano che la formazione di gruppi sociali cambia la risposta empatica. I soggetti di origine caucasica, ad esempio, hanno una risposta empatica maggiore nei confronti di altri soggetti caucasici, mentre essa diminuisce di fronte a individui appartenenti ad altre etnie". Ciò potrebbe risultare fuorviante nei casi in cui è necessario prendere delle decisioni razionali, in quanto l'influenza dell'empatia potrebbe prevalere sulla logica. Un ulteriore elemento necessario per provare empatia è comprendere cosa stiano provando gli altri, si tratta della cosiddetta "teoria della mente": "La comprensione dei pensieri e delle emozioni altrui avviene attraverso più elementi: possiamo sicuramente considerare le parole che vengono dette, tuttavia esse spesso non sono sufficienti. Vanno infatti presi in considerazione anche la mimica facciale, il linguaggio non verbale, la postura, e così via. È tuttavia bene tener presente che queste osservazioni non sono una scienza esatta, pertanto dobbiamo sempre essere cauti nel trarre delle conclusioni". Luca Cecchetti ha inoltre affrontato il tema della differenza nella capacità empatica tra uomini e donne, citando i risultati di alcuni studi basati sulla capacità di intuire le emozioni provate da un soggetto solamente osservandone gli occhi: "Se è vero che le donne generalmente si dichiarano più empatiche, i risultati dei test hanno mostrato che il gap non è poi così ampio. È inoltre interessante osservare come, tanto più un Paese è sviluppato, tanto più si riduce lo scarto tra il livello empatico registrato negli uomini e nelle donne. Questo ci permette di ipotizzare che le differenze genetiche sono meno influenti rispetto a quelle culturali".
L'ultima relazione della mattinata è stata tenuta da Giorgia Silani, Dipartimento di Psicologia Clinica e della Salute, Facoltà di Psicologia, Università di Vienna. L'intervento, intitolato "Le basi neurofisiologiche dell'empatia", è iniziato ampliando la riflessione sul significato della parola "empatia", che la studiosa ha definito come un fenomeno "affettivo, isomorfo allo stato affettivo dell'altro e consapevole, in quanto è necessario riconoscere che la nostra reazione è dovuta all'emozione dell'altro". Successivamente, la studiosa ha spiegato come l'empatia possa essere ostacolata dal cosiddetto bias egocentrico "Durante uno studio condotto a Zurigo, al quale ho preso parte, abbiamo potuto osservare che, quanto più è ampio lo scarto tra le emozioni provate tra due persone, tanto maggiore sarà l'errore. Ciò significa che, se ad esempio, io sto provando un'emozione positiva, tenderò a interpretare erroneamente più positivamente la situazione negativa nella quale si trova l'altro, influenzato dalla mia percezione egocentrica". Un ulteriore fattore che influenza la capacità di provare empatia è la simpatia che proviamo per l'altro: si tende infatti a essere molto più empatici con gli individui che si considerano parte del proprio gruppo: "A questo proposito abbiamo condotto studi con gruppi molto diversi, alcuni consideravano tifosi di squadre di calcio rivali, altri invece prendevano in considerazione il genere. Ciò che sappiamo è che la donna, purtroppo, in alcuni casi è ancora oggettivata, abbiamo perciò voluto capire se la sessualizzazione ha un'influenza sull'empatia. Per farlo abbiamo osservato la reazione all'esclusione sociale di soggetti vestiti in modo diverso, e abbiamo potuto osservare che le donne vestite in modo più sessualizzato (con abiti succinti, tacchi e trucco) suscitavano meno empatia rispetto alle altre". Giorgia Silani ha proseguito spiegando come un esperimento analogo sia ora condotto coinvolgendo anche gli uomini: "Un primo aspetto che vogliamo indagare è se l'empatia si riduca perché negli individui sessualizzati l'attenzione si focalizza sulle altre parti del corpo piuttosto che sul viso, che è invece la parte del corpo più importante per l'empatia". La studiosa ha concluso il suo intervento sottolineando come, poiché tutti noi siamo soggetti a bias e pregiudizi come quelli evidenziati dagli studi citati, è importante esserne consapevoli e cercare di superarli.