Horizon Europe: un segnale positivo per la ricerca in Svizzera e per l'USI
Servizio comunicazione istituzionale
14 aprile 2025
L’Università della Svizzera italiana accoglie con favore l’approvazione da parte del Consiglio federale dell’accordo sui programmi UE (EUPA), che permetterà alla Svizzera di partecipare nuovamente – con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2025 – a Orizzonte Europa, il principale programma europeo di finanziamento per la ricerca e l’innovazione, insieme ad altri strumenti europei di punta.
Il via libera rappresenta una svolta significativa per il mondo accademico e scientifico svizzero, ponendo le basi per una collaborazione rafforzata con istituzioni e ricercatori a livello europeo. Si tratta di un’intesa temporanea, ma fondamentale, che permetterà ai ricercatori attivi in Svizzera di accedere non solo ai bandi, ma anche ai finanziamenti diretti della Commissione europea. "La partecipazione al programma Horizon ha grande importanza per USI e le università svizzere in generale," sottolinea l’Università. "Questa possibilità incentiva la competitività e la qualità della ricerca condotta in Ateneo, incrementa le opportunità di finanziamento da parte di enti terzi e rafforza la nostra rete di collaborazioni internazionali".
Tra le opportunità più rilevanti si annoverano l’accesso a bandi prestigiosi come quelli del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) e delle Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA), fondamentali per la crescita professionale dei ricercatori e per attrarre profili di talento in Ticino.
L’USI evidenzia inoltre che, sebbene la firma dell’accordo sia attesa entro novembre 2025, l’applicazione provvisoria già da inizio anno offre un orizzonte concreto per potenziare la presenza svizzera nel panorama scientifico internazionale.
Guardando al futuro, è prevista anche la partecipazione della Svizzera a Erasmus+ dal 2027, pilastro della cooperazione europea nell’ambito dell’istruzione. Un ulteriore tassello per rafforzare il ruolo dell’USI nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione a livello transnazionale.
L’USI ha avviato internamente un gruppo di lavoro per analizzare gli scenari legati all’evoluzione dei finanziamenti pubblici e all’eventuale impatto sulle politiche universitarie, in un contesto in cui restano ancora incerte le prospettive del Fondo nazionale svizzero e i piani di risparmio federali.
Un passo fondamentale, che consente ai ricercatori attivi in Svizzera non solo di partecipare ai bandi europei, ma anche di ricevere direttamente i finanziamenti erogati dalla Commissione europea.
La Rettrice dell’USI, Prof.ssa Luisa Lambertini, ha commentato ai microfoni di Teleticino: «La decisione di Berna suona come una buona notizia per il mondo accademico. È un messaggio positivo che dà fiducia per la reintegrazione completa della Svizzera in programmi molto importanti e di grande visibilità».Dal punto di vista concreto, per l’USI la partecipazione a questi programmi rappresenta una grande opportunità: «Significa potersi profilare tra i migliori istituti di ricerca e università a livello mondiale. I fondi ERC e altri bandi europei sono molto ambiti e prestigiosi: riceverli è sempre un segno di grande qualità dei ricercatori che li ottengono», ha aggiunto la Rettrice. «Inoltre, poter nuovamente accedere a queste opportunità rafforza l’attrattività dell’USI per ricercatori di talento che vogliono lavorare in Svizzera».
In questo quadro, anche il futuro accesso al programma Erasmus+ (previsto dal 2027) viene accolto con entusiasmo, in quanto pilastro fondamentale della cooperazione europea nel campo dell’istruzione.
Il ritorno della Svizzera nei programmi europei giunge in un momento delicato per il mondo accademico elvetico, segnato dalla prospettiva di tagli ai finanziamenti federali per la ricerca. «Questa notizia ci dà sicuramente più fiducia, perché l’USI ha dimostrato negli anni di saper attrarre fondi prestigiosi dall’Europa. Tuttavia – ha precisato la Rettrice – la preoccupazione per i tagli proposti a livello federale resta. È bello poter accedere a questi fondi e competere per riceverli, ma non dissipano tutte le nuvole sull’orizzonte».
Uno scenario ancora da confermare
La firma dell’EUPA rappresenta una applicazione provvisoria dell’accordo, in attesa della sua definitiva ratifica nell’ambito del più ampio pacchetto di intese Svizzera–UE, noto anche come Bilaterali III. Questo pacchetto dovrà essere approvato dal Parlamento e potrebbe, eventualmente, essere sottoposto a votazione popolare.
«Se si dovesse andare al passo successivo, con votazioni o referendum, è chiaro che l’associazione a questi progetti verrebbe meno nel caso in cui l’esito fosse negativo. La preoccupazione c’è», ha dichiarato la Rettrice.
«Inoltre, come ben noto, nel quadro degli accordi è prevista anche la discussione su un adeguamento delle tasse universitarie tra studenti UE e svizzeri: una misura che ci riguarderebbe da vicino come USI».
In attesa della firma definitiva (prevista entro il 15 novembre 2025), l’USI continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi, con l’obiettivo di valorizzare al massimo questa nuova apertura europea e garantire al proprio corpo accademico e scientifico un ambiente di ricerca internazionale, competitivo e attrattivo.
Per approfondimenti è possibile leggere l'articolo del Corriere del Ticino o l'intervista andata in onda su Teleticino