"In altre parole", quelle di Rosalba Morese su cinque temi d'attualità
Servizio comunicazione istituzionale
16 maggio 2025
Rosalba Morese, docente in psicologia sociale presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'Università della Svizzera italiana (USI), è recentemente stata scelta come ospite della settimana dalla trasmissione radiofonica "In altre parole" (Rete Due - RSI), un format nel quale ogni settimana un ospite diverso riflette, nel corso di cinque puntate, su cinque temi d'attualità che lo hanno colpito in modo particolare.
Nel corso della prima puntata Rosalba Morese ha esaminato, in base ad alcuni principi della psicologia sociale, come mai un evento come il funerale di Papa Francesco abbia generato un alto tasso di partecipazione da parte dei fedeli di tutte le età, che hanno riconosciuto in lui un modello di leader efficace: “Papa Francesco ha rappresentato dei valori di riferimento che hanno costituito una base comune, trasformando delle dinamiche interne al proprio gruppo sociale". I funerali del pontefice hanno generato una partecipazione collettiva, del resto, come spiegato dall'esperta "i funerali rappresentano più di una semplice cerimonia, in quanto possono rappresentare un momento, un’occasione di coesione sociale. Questo perché offrono un contesto in cui è possibile esprimere il proprio dolore in un ambiente protetto". Il dolore, del resto, come sostiene la psicologia sociale, è uno strumento di coesione e collante sociale; condividendo il dolore dell'altro ci si sente più vicini.
La seconda puntata è stata dedicata al tema della discriminazione razziale, i cui casi in Svizzera sembrano essere in aumento. La maggioranza degli episodi si verificherebbe in contesti lavorativi o scolastici, nei quali, come spiegato da Rosalba Morese, si tende a categorizzare le altre persone come parte del proprio gruppo, o, viceversa, come diversi da noi: "Fin dalla nostra infanzia apprendiamo delle etichette che tendiamo poi ad attribuire a dei gruppi sociali di riferimento; si tratta di processi della nostra mente, che categorizza per semplificare il mondo esterno". L’appartenenza a gruppi sociali di riferimento è un elemento fondamentale per chiunque, "tanto che tendiamo a conformarci piuttosto che essere esclusi" ha puntualizzato l'esperta. Rompere le etichette, create sulla base di associazioni implicite, è tuttavia possibile: "È necessario focalizzare maggiormente sull’empatia, processo che ci permette di superare le differenze e rompere la catena dei pregiudizi".
La terza puntata ha affrontato il tema della polarizzazione politica, prendendo spunto dalle manifestazioni organizzate dalla destra italiana in occasione del 25 aprile. La psicologia sociale ha lungamente studiato come la polarizzazione politica rafforzi l'identità e le dinamiche di gruppo: "Più si sente di appartenere a un gruppo, più si percepiscono gli avversari come nemici. In queste dinamiche entrano in gioco emozioni specifiche che proviamo quando apparteniamo e siamo in gruppo, che fanno da collante e ci portano a sentirci orgogliosi del nostro gruppo. Allo stesso tempo, però, causano la deumanizzazione dell'avversario, che si arriva a odiare" ha spiegato Rosalba Morese. Questi comportamenti sembrano essere sottesi a processi cognitivi e neurofisiologici: "Quando sentiamo di appartenere a un gruppo e ci sentiamo a esso allineati si attiva il meccanismo di reward, ovvero di gratificazione, che porta a sentirsi bene. Allo stesso tempo, l'innescarsi di pregiudizi e stereotipi che identificano le altre persone come molto diverse può attivare un’esperienza emotiva negativa fino a quella del disgusto".
Nel corso della quarta puntata si è parlato poi della memoria collettiva nata dopo la pandemia di COVID-19: "Durante la pandemia le regole sociali e le norme sono cambiate, il mondo era diventato, metaforicamente, più piccolo. Ora che siamo tornati alla normalità può emergere una sorta di nostalgia per quella dimensione protetta che si era creata durante il periodo pandemico", ha commentato Rosalba Morese. Il ricordo della pandemia è inoltre alterato, e addolcito, poiché entrano in gioco alcuni bias cognitivi, attuati dalla nostra mente per riordinare i ricordi.
La quinta e ultima puntata è stata dedicata al blackout che ha recentemente coinvolto la Penisola iberica, al quale le persone hanno reagito trasformando una situazione di crisi in un'occasione di condivisione comunitaria: "L'episodio spagnolo ci mostra come una minaccia può diventare un'occasione per riorganizzarci e riorganizzare i nostri meccanismi sociali" ha spiegato l'esperta dell'USI. Come ha illustrato Rosalba Morese "la deprivazione tecnologica ha innescato la riattivazione di bisogni sociali ancestrali, come il bisogno di relazione e connessione. È come se si fosse riattivata la sincronicità delle relazioni; la sincronicità è ciò che ci permette di essere appropriati nelle relazioni, essa inoltre nutre il nostro bisogno neurosociale di sentirci appartenere ad una comunità". La nostra natura, ha spiegato l'esperta, richiede socialità reale, è pertanto fondamentale essere connessi, e non solo virtualmente.