Vent'anni de L'ideatorio, tra meraviglia scientifica e divulgazione alla popolazione
Servizio comunicazione istituzionale
10 giugno 2025
Vent'anni fa veniva inaugurata la prima mostra de L'ideatorio. In un'intervista pubblicata sulle pagine di "Cooperazione", Giovanni Pellegri - Responsabile del centro - ha riflettuto sull'attività svolta nei primi due decenni e sull'importanza di una divulgazione scientifica vicina alla popolazione.
L'ideatorio è nato, inizialmente timidamente, grazie alla volontà di molte persone, come ricorda Giovanni Pellegri: "Un progetto come quello de L'ideatorio nasce grazie alla volontà di molti, l'idea di un singolo non sarebbe bastata a dargli la forma che ha oggi. In molti l'hanno voluto e sostenuto: la Città di Lugano, le scuole, la fondazione 'Science et Cité', l'Università della Svizzera italiana e poi tanti sponsor. Quando si costruisce in tanti si fanno grandi cose, si va lontano, si va oltre".
L'ideatorio nacque con un obiettivo ben chiaro: "L'intenzione era di mostrare che la scienza non è solo un insieme di nozioni e di formule, ma anche la capacità di creare nuovi sguardi sull'uomo e sul mondo. È quindi cultura, non solo nozione". L'intento è dunque quello di favorire il confronto e il dialogo attorno alla scienza, creando un terreno di democrazia scientifica, come spiegato da Pellegri: "Qui si pone la grande domanda: di chi è la scienza? Se è un'espressione della nostra società, tutti hanno il diritto di partecipare al dialogo: per esempio esprimendosi su quale scienza debba essere svolta prioritariamente, o quali tecnologie vorremmo per noi e per i nostri figli. Questo concetto di democrazia scientifica è, tuttavia, in buona parte ancora assente". I motivi di questa assenza sono molteplici: "Si pensa che la scienza sia fantastica, ma che appartenga a pochi. È un pensiero sbagliato, al quale forse ha concorso anche il mondo scientifico. Il cielo, quando lo guardiamo, non è dell'astronomo, è di tutti. Occorre ripartire dallo sguardo di meraviglia sul mondo, sulla natura e sulla nostra esistenza, per formulare quelle domande fondamentali che ci animano e che sono le stesse che la scienza deve porsi, portando sempre uno sguardo umanistico: se si toglie l'essere umano dalla scienza, la scienza diventa una lista di nozioni utile ma arida".
Come coinvolgere la popolazione resta un punto importante, sul quale Giovanni Pellegri ha riflettuto: "È un problema in molti campi, non solo della scienza. Per fare un esempio, affermare che secondo la biochimica ci si innamora per un aumento di qualche ormone e l'attivazione di qualche centro cerebrale è ovviamente insufficiente per spiegare la grandezza dell'amore. E se la scienza si limita a questo riduzionismo, la reazione delle persone è di distacco, quasi di estraneità. È come ridurre un Caravaggio alla lista dei pigmenti di colore che lo compongono. Forse un approccio più umanistico, pur mantenendo viva tutta la conoscenza scientifica, porterebbe a più coinvolgimento. Senza mai dimenticare che per comprendere la complessità servono tanti saperi, uno solo non basta". L'ideatorio, nel corso degli anni, ha proposto delle soluzioni concrete, anche grazie alla nascita di più sedi, stazionarie e itineranti, dislocate sul territorio: "Noi offriamo una mediazione per favorire l'incontro del visitatore con la cultura scientifica. Lo facciamo nella nostra sede principale a Cadro con un planetario, esposizioni tematiche e laboratori didattici. Ma anche sul territorio con planetari e mostre itineranti, attività estive e nei fine settimana per tutti. Abbiamo una sede distaccata a Villa Saroli, in centro a Lugano, dove svolgiamo attività per i bambini, e un'antenna alla Casa della sostenibilità ad Airolo, dove abbiamo un planetario e proponiamo una serie di programmi per riflettere sullo sviluppo sostenibile".
Dietro alla creazione de L'ideatorio si nasconde anche una volontà politica: il Consiglio federale mirava infatti a compensare la mancanza di personale specializzato registrata in Svizzera: "Dal 2021, L'ideatorio è riconosciuto come uno dei quattro principali centri di promozione delle materie MINT (matematica, informatica, scienze naturali e tecnologia) in Svizzera, con lo scopo di affascinare ragazze e ragazzi a scienza e tecnologia" ha spiegato il suo Responsabile. In particolar modo, al giorno d'oggi si investe molto per indirizzare le ragazze verso studi scientifici, una strategia però non completamente condivisa da Giovanni Pellegri, che pone l'accento su altri cambiamenti importanti da implementare: "Forse, oltre a rendere la scienza e la tecnologia accessibili a tutti e a tutte, bisognerebbe smettere di forzare le ragazze a entrare in un mondo, quello tecnologico, creato da uomini, con sguardi, modalità e valori maschili. Invece di spingere le ragazze a divenire informatiche, occorrerebbe riflettere su come cambiare scienza e tecnologia dall'interno, affinché possano offrire spazio ad altre visioni. Poi, occorrerebbe correggere l'idea distorta della scienza e dello scienziato che abbiamo. Nell'immaginario collettivo lo scienziato è quasi sempre un uomo, a volte un po' strano, spettinato, forse pazzo, che fa esperimenti misteriosi in un laboratorio segreto. Mentre invece i ricercatori e le ricercatrici sono i nostri vicini di casa, uomini e donne che hanno deciso di trasformare in un lavoro la loro curiosità per ciò che ci circonda. Una nuova visione della scienza potrà sicuramente attirare più ragazze. E attirando più ragazze, potrà più facilmente inglobare l'approccio di cui parlavo prima: più inclusivo, più creativo e più umanistico. Che non vuol dire sminuire il rigore del metodo scientifico e i suoi valori, bensì portare sensibilità e punti di vista diversi. Ne gioverebbe anche l'innovazione".
Giovanni Pellegri ha concluso dando alcune anticipazioni sull'esposizione che sarà presente da settembre a L'ideatorio, dedicata all'Intelligenza Artificiale e ai robot "due temi al centro del dibattito pubblico, che ben si prestano per essere trattati a L'ideatorio. L'Intelligenza Artificiale ha accelerato processi già in corso e rilanciato diverse domande: cosa significa essere intelligenti? Cosa vuol dire sviluppare un pensiero? L'Intelligenza Artificiale ci offre l'opportunità di riflettere su cosa vuol dire imparare e sapere. Ma è fondamentale capire come funziona, quali sono le sue potenzialità e i suoi limiti. È uno strumento eccezionale, ma occorre maggiore consapevolezza. In linea con i nostri intenti, cercheremo di far comprendere tutte le sue implicazioni, avvincenti o problematiche, invitando a una visione critica".
L'intervista completa di Giovanni Pellegri, realizzata da "Cooperazione", è disponibile al seguente link (pp. 12-13).