Da New York allo IOR: il percorso di Arianna Baggiolini

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Servizio comunicazione istituzionale

9 luglio 2025

Arianna Baggiolini, Professoressa-assistente presso la Facoltà di scienze biomediche dell'Università della Svizzera italiana (USI), dirige uno degli otto laboratori dell'Istituto oncologico di ricerca (IOR). La ricercatrice ha condiviso il percorso che da New York l'ha riportata in Ticino in un'intervista pubblicata da Cooperazione.

Dopo l'esperienza svolta oltreoceano, Arianna Baggiolini è tornata in Ticino, ed è ora Direttrice di laboratorio allo IOR, ma cosa significa dirigere un laboratorio? "Significa collaborare con ricercatori con diversi livelli di esperienza, studenti di master ancora in formazione, dottorandi confrontati con il primo progetto scientifico, post dottorandi che sono già ricercatori. Il lavoro in team permette di seguire più progetti contemporaneamente, mentre come singolo ricercatore questo non è sempre fattibile. Significa avere una visione e formulare domande scientifiche importanti a cui si vuole trovare una risposta, ma anche svolgere un essenziale lavoro di formazione dei ricercatori".

Un Direttore di laboratorio deve però occuparsi anche di un altro compito fondamentale: la ricerca di finanziamenti, necessari per coprire gli ingenti costi generati da un laboratorio: "Nella ricerca biomedica non sono i salari a incidere maggiormente, ma i reagenti che utilizziamo, i diversi prodotti, le plastiche, le molecole e tutto ciò che serve per la coltura delle cellule; soprattutto quando si lavora, come nel nostro caso, con cellule staminali pluripotenti per generare il microambiente cerebrale umano" ha spiegato Arianna Baggiolini, la quale nel 2022 ha ricevuto un prestigioso finanziamento dal Fondo nazionale svizzero: "Ho ricevuto 1,8 milioni di franchi del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) per cinque anni, grazie a una Starting Grant, ovvero una “borsa di partenza” per ricercatori, istituita per sopperire all'esclusione della Svizzera dai programmi europei, i cui criteri di selezione erano severi come quelli in ambito europeo proprio per garantire progetti di alta qualità".

In generale, la maggior parte dei fondi ottenuti dallo IOR sono frutto di finanziamenti ottenuti dai gruppi di ricerca: "Di questa percentuale andiamo molto fieri, perché mostra la qualità della nostra ricerca e dei nostri progetti" ha commentato la Direttrice di laboratorio.

Arianna Baggiolini è tornata in Ticino tre anni fa, dopo aver trascorso 11 anni a Zurigo e 6 a New York: "Tornare per lavoro è stato interessante, perché molte cose sono cambiate in questi anni. Io stessa sono cambiata: quando sono partita per New York, non avrei mai pensato che sarei rientrata per fare ricerca qui.

La Direttrice di laboratorio ha ricordato di come lo IOR sia cresciuto nel corso degli ultimi 14 anni: "Lo IOR è un istituto giovane, è stato creato nel 2011. Quando ho cominciato a studiare biologia a Zurigo non esisteva ancora e non pensavo che potesse crescere in maniera così forte. Dopo aver deciso di tornare in Svizzera, ho inoltrato diverse candidature e, fra gli istituti di ricerca, lo IOR era quello che allora offriva le migliori condizioni lavorative per lo sviluppo di un nuovo laboratorio".

Come spiegato da Arianna Baggiolini, lavorare in un istituto giovane e di dimensioni contenute può rivelarsi un'opportunità: "Quando si lavora in un istituto enorme come l'MSKCC, presso il quale lavoravo a New York, si rischia di perdere il senso di cosa sia veramente importante per la ricerca. Un istituto grande offre una rete di esperti molto estesa in ogni campo, pronta ad aiutarti quando hai bisogno di un parere, ma spesso è poco efficiente. Anche paragonato alla mia esperienza a Zurigo, lo IOR mi ha colpito per la sua produttività e funzionalità. Per esempio, vi sono ricercatori estremamente formati su alcune tecnologie-chiave che compongono le facilities, le infrastrutture e i servizi dell'istituto, e il loro contributo è determinante per far avanzare la ricerca in modo veloce e dinamico".

Cosa bisogna dunque fare per contrastare la fuga di cervelli dal Ticino? "Sfatare un po' di pregiudizi attraverso una maggiore conoscenza della situazione, che è evoluta molto negli ultimi anni. Di recente, però, si assiste a un cambiamento: lo si vede dalle candidature e dall'interesse verso la ricerca medica in Ticino, riconosciuta a livello nazionale e internazionale, soprattutto per i linfomi, il cancro alla prostata e altri tumori solidi. Ora non si tratta tanto di convincere i giovani a tornare, ma di offrire loro delle opportunità concrete" ha concluso Arianna Baggiolini.

L'intervista completa ad Arianna Baggiolini è disponibile al seguente link (pp. 12-15).

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