USI, un ponte che unisce
Servizio comunicazione istituzionale
31 luglio 2025
USI una “gabbia dorata”?
L’articolo pubblicato nell’ultimo numero del Mattino della Domenica a firma di Omar Ravani solleva alcuni interrogativi: si parla del presunto pericolo rappresentato dall’inglese, del rischio di distacco dalle altre lingue nazionali e si conclude con un invito, quasi un monito ai giovani ticinesi, a “studiare oltre Gottardo”. Ma davvero è questo ciò di cui ha bisogno la Svizzera italiana? Rispondo con alcuni dati, lasciando ai lettori la libertà di farsi la propria opinione.
L’USI è nata per contrastare la fuga dei cervelli
L’USI porta in Ticino la formazione, la ricerca e l’innovazione universitaria con gli effetti positivi che gli atenei hanno sul territorio. Come tale, USI è anche la risposta concreta a un problema: la fuga dei cervelli dei giovani laureati ticinesi. Uno studio del 2024 condotto dall’Ufficio di Statistica del Canton Ticino mostra che chi studia all’USI o alla SUPSI ha circa il 90% di probabilità di restare in Ticino a 5 anni dalla laurea. Per chi studia oltre Gottardo, questa percentuale scende tra il 54% e il 60%. Essendo parte essenziale della soluzione a questo problema, è importante che USI e SUPSI siano riconosciute come tali. Sempre tenendo presente il contesto, cioè che la mobilità accademica resta una caratteristica svizzera e che molti ticinesi scelgono legittimamente di continuare a studiare fuori Cantone per scelte personali o perché l’USI non offre tutta la gamma di discipline accademiche presenti altrove. Credo che, visto il dato sulla fuga dei cervelli, sia da interpretare positivamente il fatto che - secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica (USTAT) - nel 2023 l’USI è risultata l’università più scelta dagli studenti ticinesi con 927 iscritti.
Come affermò trent’anni fa il Consigliere di Stato Giuseppe Buffi: “La proposta di un’università della Svizzera italiana viene avanzata non già nonostante la crisi, bensì, caso mai, proprio perché siamo in crisi”. L’USI è nata in un momento difficile, per investire nei giovani e nel futuro del Cantone. Oggi, in un contesto altrettanto complesso, è giusto interrogarsi, ma senza indebolire una delle risorse su cui il Ticino può contare per affrontare le numerose sfide che lo attendono.
L’inglese è una competenza
L’articolo parla anche di “una tendenza pericolosa”: il crescente uso dell’inglese da parte dei giovani ticinesi. L’autore insinua che l’USI ne sia responsabile. Se così fosse, non ci sentiamo colpevoli, ma coerenti con la nostra missione. All’USI i corsi di Bachelor si tengono in italiano, a tutela della nostra cultura e del plurilinguismo svizzero. Ma nei cicli successivi (Master e PhD) è doveroso offrire una preparazione adeguata alle esigenze di un mondo del lavoro sempre più globale e coerente con il sistema di Bologna, che incoraggia la mobilità internazionale degli studenti. L’inglese è oggi la lingua della scienza, della tecnologia, della medicina, della diplomazia e della finanza. Anche nelle università oltre Gottardo, i corsi avanzati si tengono in inglese. L’USI mantiene al contempo un impegno chiaro verso la valorizzazione della lingua italiana e il plurilinguismo svizzero, con programmi di scambio e collaborazioni che permettono agli studenti di confrontarsi anche con il tedesco e il francese. Perché è vero: ancora oggi, sapere il tedesco e il francese in Svizzera è importante.
L’USI è un’università che forma cittadini consapevoli, plurilingui, pronti a lavorare in organizzazioni internazionali senza rinunciare alla propria identità culturale. Non una gabbia, ma un ponte che unisce il Ticino al resto della Svizzera e al mondo, attento alle necessità del mondo lavorativo al quale partecipano con successo i giovani che ci scelgono.
Luisa Lambertini, Rettrice USI