Dietro le quinte dell'Istituto Federale della Proprietà Intellettuale: intervista a Sibilla Delorenzi
Servizio comunicazione istituzionale
2 marzo 2026
Sibilla Delorenzi lavora presso l'Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI), il quale rappresenta il primo punto di contatto del governo federale per le questioni di proprietà intellettuale. L’IPI è responsabile dell'esame, della concessione e della gestione dei diritti di proprietà industriale (brevetti, marchi e design). Collabora con le agenzie governative, le associazioni di categoria e le imprese per far rispettare le indicazioni di provenienza svizzere in Svizzera e a livello internazionale. L'IPI supervisiona inoltre le organizzazioni di gestione collettiva dei diritti d'autore e fornisce informazioni sui diritti di proprietà intellettuale a privati e aziende in vari modi.
Sibilla Delorenzi, concretamente, quale lavoro viene svolto all’IPI?
"L’IPI è il centro di competenza della Confederazione per tutte le questioni di proprietà intellettuale (PI). Si occupa di preparare e attuare la legislazione sui brevetti, design, diritto d’autore, topografie di semi-conduttori, marchi e indicazioni di provenienza (si veda la Legge Federale). Esegue quindi gli atti previsti dalla legge e dai trattati internazionali, fornisce consulenza al Consiglio federale, rappresenta la Svizzera a livello internazionale e partecipa alla cooperazione tecnica in questo settore. Inoltre, diffonde informazioni in materia di PI".
Lei nello specifico di che cosa si occupa?
"All’IPI mi occupo in particolare di attività di formazione nell’ambito dell’IP Academy, con un focus sui corsi di base e di approfondimento in vari settori della proprietà intellettuale. L’IP Academy offre un programma modulare che si rivolge a principianti, start-up, PMI, privati e università, fornendo sia una panoramica generale sia approfondimenti su temi specifici. I corsi si tengono online o in presenza, alcuni sono a pagamento, molti sono gratuiti".
Come vede il ruolo dell’università nel sistema innovativo?
"Le università sono un catalizzatore centrale per la ricerca, lo sviluppo e il trasferimento di conoscenze, e favoriscono la nascita di nuove tecnologie. Si pensi alle tecnologie di trapianto personalizzato di pelle, ideate e realizzate da uno spin-off di un ateneo svizzero oppure, per restare in casa, all’innovazione che migliora la pianificazione degli interventi chirurgici al cuore tramite un modello di rete neurale".
Perché, secondo lei, è importante che l’IPI collabori con gli atenei svizzeri?
"La collaborazione consente di trasferire conoscenze e competenze in materia di proprietà intellettuale fin dalle prime fasi di un progetto di ricerca. In questo modo si favorisce la consapevolezza delle sfide legate alla protezione delle invenzioni. In questo percorso, anche il contributo di consulenti professionisti, come i mandatari in brevetti, marchi e design, è inoltre fondamentale per garantire una protezione adeguata".