Ottobre Rosa - La prevenzione come atto di consapevolezza e cura condivisa
Servizio comunicazione istituzionale
27 ottobre 2025
Ogni anno, il mese di ottobre si tinge di rosa per ricordarci quanto la prevenzione e la consapevolezza siano strumenti fondamentali nella lotta contro il tumore al seno. Ma per rendere davvero efficace la prevenzione non bastano i controlli: serve costruire fiducia, comprensione e dialogo.
Ne abbiamo parlato con Serena Petrocchi, Lecturer e Researcher (Maître d’Enseignement et de Recherche) presso la Facoltà di Scienze Biomediche dell’Università della Svizzera italiana (USI), affiliata all’Institute of Family Medicine di Lugano e autrice di una ricerca che esplora proprio il legame tra comunicazione, psicologia e adesione ai programmi di prevenzione.
Serena ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia e il dottorato di ricerca in Psicologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È coordinatrice del master in cognitive psychology in health communication, dove ricopre anche incarichi di docenza. I suoi interessi di ricerca si concentrano sulle determinanti psicologiche del decision-making in ambito sanitario, nonché sugli aspetti della comunicazione medico-paziente che favoriscono la salute del paziente e l'aderenza al regime medico, oltre all'adozione di comportamenti di prevenzione.
Lo studio condotto dimostra come una comunicazione strutturata su basi psicologiche e teoriche solide possa aumentare l’adesione delle donne alle linee guida di prevenzione del cancro al seno, soprattutto tra le più giovani.
Prevenire non significa soltanto offrire un esame, ma costruire consapevolezza e comprensione. Parlare di prevenzione in modo inclusivo vuol dire riconoscere che la salute appartiene a tutti.
Ogni anno, ottobre si tinge di rosa e riaccende l’attenzione sulla prevenzione del tumore al seno, tra le forme di cancro più diffuse tra le donne. È ormai noto che, per le donne sopra i 50 anni, esistono programmi nazionali di screening gratuiti, basati sulla mammografia biennale e raccomandati dalle linee guida internazionali. Eppure, molte donne non aderiscono regolarmente ai programmi di controllo.
Le ragioni, spesso, non sono di natura medica, ma psicologica: la paura dell’esito dell’esame, l’ansia legata alla procedura – percepita come dolorosa o invasiva – esperienze negative pregresse, oppure la sfiducia nel sistema sanitario, alimentata da sensazioni di disorganizzazione o di mancanza di ascolto. A ciò si aggiungono messaggi di prevenzione impersonali, che non riescono a parlare davvero alle persone.
Queste considerazioni ci ricordano che la prevenzione non nasce da un singolo invito, ma da un’educazione che si costruisce nel tempo. Creare fiducia, consapevolezza e familiarità con i temi della salute significa educare ai comportamenti di prevenzione “da lontano”, favorendo una cultura del prendersi cura di sé.
Per le donne sotto i 50 anni, questa educazione assume un valore ancora più cruciale: si fonda sulla consapevolezza del proprio corpo, sull’attenzione ai segnali precoci, sul dialogo con il medico di famiglia e sulla conoscenza della propria storia familiare.
In questo contesto, la psicologia gioca un ruolo decisivo. Lo studio di Serena Petrocchi ne è un esempio concreto: mostra come una comunicazione empatica, chiara e personalizzata possa superare barriere emotive e favorire comportamenti di prevenzione più consapevoli e duraturi.
Anche la tecnologia può contribuire, se progettata con empatia. Applicazioni digitali dedicate possono offrire informazioni chiare, supporto emotivo e percorsi personalizzati, aiutando a creare una relazione più serena e consapevole con la prevenzione.
Infine, la prevenzione del tumore al seno diventa davvero “multicolor” quando riconosciamo che non riguarda solo le donne. Anche gli uomini possono sviluppare un cancro della mammella, in particolare se portatori di mutazioni genetiche, ma restano ancora poco informati e raramente indirizzati verso percorsi di consulenza genetica.
Parlare di prevenzione in modo inclusivo significa superare stereotipi e garantire pari opportunità di salute per tutti. Perché la prevenzione, prima ancora che un esame, è un atto di cura verso se stessi e verso la comunità.
Riferimenti bibliografici
- Petrocchi, S., Ludolph, R., Labrie, N. H., & Schulz, P. (2020). Application of the theory of regulatory fit to promote adherence to evidence-based breast cancer screening recommendations: experimental versus longitudinal evidence. BMJ open, 10(11), e037748. doi: 10.1136/bmjopen-2020-037748
- Petrocchi, S., Filipponi, C., Montagna, G., Bonollo, M., Pagani, O., & Meani, F. (2021). A breast cancer smartphone app to navigate the breast cancer journey: mixed methods study. JMIR Formative Research, 5(5), e28668.doi: 10.2196/28668
- Ongaro, G., Petrocchi, S., Calvello, M., Bonanni, B., Feroce, I., & Pravettoni, G. (2025). Can Family Motivation Enhance Men’s Uptake of Cascade Screening for Familial BRCA1/2 Mutations?. American Journal of Men's Health, 19(4), 15579883251343962.
- Ongaro, G., Petrocchi, S., Calvello, M., Bonanni, B., Feroce, I., & Pravettoni, G. (2022). Psychological determinants of men’s adherence to Cascade Screening for BRCA1/2. Current Oncology, 29(4), 2490-2503.. doi: 10.3390/curroncol29040203