Un nuovo approccio per la medicina moderna: l'intervista al Prof. Mattia Arrigo

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Servizio comunicazione istituzionale

10 novembre 2025

Entrato di recente a far parte della Facoltà di scienze biomediche dell’USI, il Professor Mattia Arrigo terrà mercoledì 19 novembre 2025 la sua lezione inaugurale intitolata “Da un approccio incentrato sul singolo organo a una gestione integrata. Cambio di paradigma nella cura dell’insufficienza cardiaca acuta e gli insegnamenti per la medicina moderna”.

L’incontro, che si svolgerà alle ore 18:00 presso l’Auditorium del Campus Ovest USI a Lugano, sarà tenuto in lingua inglese e offrirà una riflessione sui cambiamenti in atto nella medicina interna contemporanea.

Prendendo come esempio l’insufficienza cardiaca acuta – una delle principali cause di ricovero nei Paesi sviluppati – il Professor Arrigo illustrerà come l’approccio integrato alla cura rappresenti oggi una necessità imprescindibile per affrontare la crescente complessità dei pazienti e la pressione sui sistemi sanitari.

In vista della lezione inaugurale, abbiamo chiesto al Professor Arrigo di raccontarci il suo percorso, le sue aree di ricerca e la visione che guiderà il suo lavoro accademico e clinico nei prossimi anni.

Professore, quali esperienze ritiene abbiano segnato maggiormente il suo percorso professionale e formativo fino a oggi?

Ho seguito un percorso formativo ampio, lavorando in medicina interna, cardiologia, medicina intensiva e anestesia. Oltre alle conoscenze specifiche di ogni disciplina, ho cercato di scoprire il diverso approccio alle patologie e ai problemi. Oggi, questa mia capacità di osservare le cose da diverse prospettive e di comprendere le varie opinioni mi è molto utile nel mio ruolo clinico, dove definire le priorità e coordinare l'attività di molteplici discipline è all'ordine del giorno. Inoltre, durante il mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare personalità eccezionali che, con il loro entusiasmo, mi hanno accompagnato in questi anni.

Il tema che ha scelto per la sua lezione inaugurale rappresenta un vero cambio di paradigma. Cosa l’ha spinta a concentrarsi sull’approccio integrato nella cura dell’insufficienza cardiaca acuta?

Le patologie cardiache e polmonari acute, in particolare l’insufficienza cardiaca acuta, sono molto diffuse e rappresentano la causa più frequente di ricovero in urgenza nella popolazione anziana. Per anni l'approccio terapeutico si è concentrato principalmente sul trattamento dei sintomi e dell'organo interessato (ad esempio il cuore). Di conseguenza, anche gli ospedali si erano organizzati secondo questa struttura organo-centrica. Tuttavia, come dimostra bene l’esempio dell’insufficienza cardiaca acuta, un trattamento ottimale richiede un approccio più globale che vada oltre i sintomi e consideri i meccanismi patofisiologici sottostanti, le comorbilità, i fattori sociali e, non da ultimo, le priorità del paziente. Solo così è possibile garantire un trattamento coordinato,  efficace, sostenibile e duraturo.

Quali sono i principali filoni di ricerca su cui si concentra oggi il suo lavoro e quali risultati si aspetta di ottenere nei prossimi anni?

Da circa un decennio la mia attività di ricerca si concentra su temi cardiologici, in particolare sull'insufficienza cardiaca acuta. L’insufficienza cardiaca è una patologia grave, causata da una disfunzione del cuore, con tassi di mortalità paragonabili a quelli di malattie oncologiche. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto sia sul trattamento della fase acuta, migliorando la presa a carico iniziale in pronto soccorso, sia sulla fase critica di transizione dopo un ricovero, riducendo drasticamente il numero di ospedalizzazioni dovute a recidive.

Oltre a proseguire l'attività di ricerca in questo ambito, sarà prioritario creare un'attività di ricerca sui temi cardine della medicina interna generale, quali il processo diagnostico e il ragionamento clinico nell'era della digitalizzazione e dell'intelligenza artificiale. Ritengo che la creazione di una piattaforma di ricerca clinica in medicina interna sia fondamentale e che porterà benefici sia al polo sanitario luganese sia alla Facoltà di biomedicina dell'USI. Si tratta però di un obiettivo ambizioso che richiederà tempo e risorse.

Quali contenuti e obiettivi caratterizzeranno i corsi che terrà all’USI?

Anche i curricula dei master in medicina in Svizzera hanno subito, negli anni, un'organizzazione di tipo organo-centrica, con moduli dedicati ad organi o sistemi. In questo contesto si è data la priorità all'insegnamento di più contenuti specialistici. Alla luce delle sfide future, che il sistema sanitario svizzero dovrà affrontare e della rapida evoluzione di alcune tecnologie, sarà necessario ripensare queste priorità. Sono convinto che anche le università debbano contribuire a orientare le giovani generazioni di medici in modo coerente con le esigenze del sistema sanitario svizzero.

Guardando al futuro della medicina interna, quali sono, secondo lei, le sfide più urgenti da affrontare e quali trasformazioni prevede nella gestione dei pazienti complessi?

Il sistema sanitario svizzero è sotto pressione. I cambiamenti demografici, l’aumento della spesa sanitaria e la carenza di personale qualificato sono evidenti a tutti. Si osserva inoltre un crescente divario tra le possibilità diagnostiche e terapeutiche all’avanguardia e l’assistenza sanitaria di base. Inoltre, nuove tecnologie come l'intelligenza artificiale sono diventate parte integrante della vita quotidiana, anche nel settore sanitario. La medicina che pratichiamo dovrà cambiare e cambierà. Per garantire cure accessibili e di alta qualità anche in futuro, in un contesto di crescente complessità, è necessario dotarsi di piattaforme uniche per una presa a carico affidabile, coordinata, economicamente e socialmente sostenibile, in particolare per i pazienti complessi. In questo contesto, la medicina interna e generale giocano un ruolo fondamentale in ospedale e in regime ambulatoriale. In Ticino abbiamo due grandi opportunità: da un lato l’EOC ha riconosciuto l'importanza di questo tipo di organizzazione e sostiene con convinzione una medicina interna forte all'interno dei propri ospedali; dall'altro l’USI e la sua rete di contatti ci permetteranno, non solo di adattarci ai cambiamenti in corso, ma anche di contribuire a definire il futuro della medicina.

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