Calo della natalità in Svizzera: cause e possibili soluzioni

© Rene Terp
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Servizio comunicazione istituzionale

21 novembre 2025

Nel 2024 la Svizzera ha registrato il livello di natalità più basso da quando esistono le statistiche. Una tendenza che, secondo il Prof. Emiliano Albanese, ordinario di Sanità Pubblica presso la Facoltà di scienze biomediche dell'USI, riflette sia cambiamenti culturali, sia limitazioni materiali e organizzative che frenano il passaggio al terzo figlio. Il Professore è intervenuto sia sulla stampa, sulle pagine del Corriere del Ticino, sia in televisione nell'ambito della trasmissione della RSI "Telegiornale", offrendo un’analisi articolata del fenomeno e indicando possibili strategie d’intervento.

Il 2024 ha segnato un nuovo minimo nella natalità svizzera: 1,29 figli per donna, un valore che conferma - e aggrava - il cosiddetto “inverno demografico”. Come sottolineato dal Prof. Albanese, "dai dati emerge chiaramente che il calo della fecondità in Svizzera è dovuto in larga misura alla diminuzione delle nascite dei terzogeniti". Un elemento chiave che orienta l’analisi e anche la ricerca di soluzioni efficaci. Nella sua intervista al quotidiano Corriere del Ticino, Albanese ha osservato che la riduzione del numero di famiglie con tre o più figli rappresenta "un calo nuovo. Diverso, perché fino a pochi anni fa questa componente era rimasta relativamente stabile". La flessione attuale, invece, modifica profondamente il quadro.

Durante il suo intervento televisivo alla RSI, il professore ha evidenziato come alla base del fenomeno convivano fattori culturali e vincoli concreti: "Vi è una coesistenza da parte dei due meccanismi, da una parte si registra una sorta di cambio valoriale e culturale nella società, e dall'altra un cambiamento nei vincoli materiali, organizzativi e di supporto" che rendono difficile "la progressione di parità". In particolare, Albanese ha ricordato che l’età sempre più avanzata al primo figlio riduce ulteriormente la possibilità di ampliamento successivo della famiglia: un tema reso più urgente dalla riduzione degli anni fertili e dalla crescente incertezza professionale e abitativa.

Interventi mirati: non basta sostenere il primo figlio

Il professore ha sottolineato come le politiche generaliste non siano ormai più sufficienti. "Le politiche familiari generiche non bastano più - ha affermato Albanese nei suoi interventi-. Oggi una donna che interrompe o rallenta la propria carriera per la maternità subisce un costo professionale e reddituale permanente, difficilmente recuperabile". Per questo Albanese invita a pensare a misure mirate al terzo figlio: "Un sostegno mirato di mille franchi al mese per ogni donna che ha un terzo figlio, accompagnato dall’obbligo di restare attiva professionalmente, potrebbe rappresentare una possibile soluzione".

Servizi, stabilità e migrazione: i tre pilastri necessari

Tra le misure strutturali indicate ricordiamo inoltre il potenziamento dei servizi per l’infanzia, congedi equi e ben retribuiti, la riduzione delle penalità legate al part-time e politiche abitative e lavorative favorevoli ai giovani. Albanese, oltre a questo, ha pure evidenziato l’importanza delle politiche migratorie, spesso trascurate nel dibattito sulla natalità: "Si può giocare molto bene su questi fattori, ragionando e pianificando bene la migrazione netta e l’integrazione efficace", ricordando che il tasso di fecondità si basa sui "denominatori, cioè quante sono le donne in età fertile".

In conclusione, il professore ha infine richiamato l’attenzione sul fatto che i dati sull’andamento anagrafico sono descrittivi, mentre le interpretazioni delle tendenze temporali sono necessariamente speculative: occorre quindi cautela nel trarre conclusioni causali, anche quando le analisi proposte sono pertinenti e ragionevoli.

La notizia sul calo della natalità pubblicata dal Corriere del Ticino è disponibile cliccando qui. Il servizio televisivo della RSI lo trovate invece qui di seguito.

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