Rigore e crescita: il dibattito sui conti federali
Servizio comunicazione istituzionale
25 febbraio 2026
Negli ultimi anni i conti della Confederazione hanno spesso chiuso con risultati migliori rispetto alle previsioni. Anche il 2025 conferma questa tendenza: a fronte di un disavanzo preventivato, il consuntivo ha registrato un’eccedenza significativa. Una dinamica che riaccende il dibattito sulla formulazione delle stime federali e sul ruolo del freno all’indebitamento nella politica finanziaria svizzera.
A offrire una chiave di lettura è stato il prof. Fabrizio Mazzonna, Professore presso la Facoltà di scienze economiche dell’USI e direttore dell’Istituto di economia politica (IdEP), intervistato dalla RSI per commentare il fenomeno.
Nel suo intervento, il professore ha spiegato che la Confederazione tende a sottostimare le entrate e a sovrastimare le uscite per prudenza. Una scelta tecnica, ma anche politica, legata al principio costituzionale del freno all’indebitamento, introdotto nel 2001, che impone di evitare deficit strutturali nel lungo periodo. In un sistema che vieta di chiudere “in rosso”, le previsioni tendono ad una cautela che potrebbe limitare le risorse disponibili per le sfide future del Paese.
Il professore ha ricordato come la Svizzera si distingua in Europa per un livello di debito pubblico tra i più bassi del continente, risultato di un’impostazione finanziaria rigorosa e condivisa trasversalmente. Tuttavia, ha invitato a distinguere tra spesa corrente e investimenti strategici: in una fase di incertezza internazionale, un’eccessiva prudenza potrebbe tradursi in una rinuncia ad investimenti prioritari in infrastrutture, istruzione e ricerca, ambiti centrali per la competitività e la crescita futura del Paese.