Ricerca biomedica: lo IOR guarda al futuro tra nuove infrastrutture e focus su cancro e invecchiamento
Servizio comunicazione istituzionale
10 aprile 2026
In una recente intervista pubblicata sulle pagine del Corriere del Ticino, Franco Cavalli e Andrea Alimonti, rispettivamente Presidente e Direttore dell'Istituto oncologico di ricerca (IOR) affiliato all'USI, hanno illustrato i prossimi passi che contraddistingueranno il futuro dell'istituto. Tra questi: lo sviluppo del progetto del nuovo edificio di ricerca a Bellinzona, la collaborazione tra i tre grandi istituti attivi nella regione e la strategia scientifica che punta a rafforzare il ruolo della città come polo internazionale della ricerca biomedica sull'invecchiamento e sul cancro.
L'iter per la costruzione del nuovo edificio di ricerca dello IOR, come spiegato dal presidente Franco Cavalli, procede secondo i tempi previsti: "La tabella di marcia è stata rispettata: stiamo attendendo l'ultima luce verde. Se l’approvazione arriverà come previsto, l’obiettivo è definire entro l’autunno il progetto definitivo". L’investimento complessivo dovrebbe raggiungere circa 70 milioni di franchi, includendo anche nuove infrastrutture come un grande auditorium che verrà utilizzato pure dalla Città. Il nuovo edificio di ricerca rappresenterà altresì un elemento centrale per rafforzare la competitività scientifica dello IOR. In un contesto internazionale caratterizzato da una forte competizione per attrarre i migliori ricercatori, le infrastrutture tecnologiche diventano infatti decisive: "A livello globale c'è sempre una lotta fra istituti per accaparrarsi i migliori talenti della ricerca", spiega il direttore Andrea Alimonti. Tra le piattaforme più avanzate che saranno introdotte figura una risonanza magnetica a 7 Tesla per lo studio ad altissima risoluzione dei modelli biologici, oltre alla nuova unità di bioinformatica dell’istituto, che utilizza strumenti di intelligenza artificiale per l’analisi dei dati sperimentali e dei grandi database scientifici.
Parallelamente al progetto per il nuovo edificio, a Bellinzona si sta lavorando per rafforzare la collaborazione tra gli istituti di ricerca presenti, in particolare tra IOR e l'Istituto di ricerca in biomedicina (IRB), anch'esso affiliato all'USI. Come illustrato da Franco Cavalli, negli ultimi anni sono stati compiuti dei passi concreti verso un maggiore coordinamento, con l’armonizzazione di diversi servizi amministrativi e la prospettiva di una struttura comune sotto un’unica fondazione. "C'è insomma un allineamento della struttura di servizio - ha osservato il presidente - mentre un gruppo di lavoro sta elaborando un possibile progetto di integrazione parziale tra gli istituti. Ci piacerebbe, in futuro, estendere quest'unione anche all'Istituto di ricerca traslazionale (IRT), ma considerate le differenze di governance (co-gestione USI ed EOC), il discorso è evidentemente più complesso. Ora attendiamo conferma di un finanziamento da una grossa fondazione: se tutto va come speriamo, potremo incontrare Cantone e USI per avviare un importante progetto comune ai tre istituti bellinzonesi".
In questo contesto si inserisce anche una riflessione strategica sul futuro della ricerca a Bellinzona. Come spiega Andrea Alimonti, negli ultimi anni la città ha acquisito una crescente capacità di attrarre ricercatori da tutto il mondo, ma per consolidare questa crescita è necessario sviluppare una visione scientifica condivisa. «Per continuare a crescere, oltre alle infrastrutture serve una visione comune - ha sottolineato il direttore dello IOR -. I tre istituti presenti sul territorio, IOR, IRB e Istituto di ricerca traslazionale (IRT), hanno quindi individuato nell’invecchiamento un ambito scientifico capace di mettere in relazione le rispettive competenze. Vogliamo rendere Bellinzona il punto di riferimento svizzero per lo studio di malattie legate all'invecchiamento".
Nonostante le difficoltà legate alla riduzione dei finanziamenti pubblici per la ricerca in Svizzera, lo IOR continua ad attrarre studiosi di alto profilo a livello internazionale. Nell'intervista a Corriere del Ticino, ad esempio, Cavalli ha annunciato l'ingaggio della ricercatrice Laura Pasqualucci, in precedenza professoressa alla Columbia University di New York e tra le principali esperte nello studio dei linfomi maligni. "Per noi rappresenta un grosso passo avanti: profili di questo tipo attirano più finanziatori e ricercatori interessati a collaborare», conclude il presidente dello IOR.
L'intervista completa, realizzata da Giacomo Butti e pubblicata sul Corriere del Ticino, è disponibile cliccando qui.