È possibile brevettare l'Intelligenza Artificiale?
Servizio comunicazione istituzionale
13 aprile 2026
L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico (machine learning) trovano applicazione in numerosi campi della tecnologia. Il tema della tutela delle invenzioni nel settore informatico è però spesso incerto e genera dubbi negli inventori del settore.
Come funziona il test di brevettabilità dell’Intelligenza Artificiale (IA) secondo le linee guida dell’European Patent Office (EPO)? L'EPO applica all'IA lo stesso schema previsto per tutte le invenzioni implementate tramite computer, ovvero il cosiddetto approccio a «Due Ostacoli».
Il Primo Ostacolo riguarda il carattere tecnico (Art. 52 EPC).
La rivendicazione brevettuale, ovvero la parte che delimita l’oggetto dell’invenzione e definisce l’ambito della protezione, deve avere un carattere tecnico. In pratica, è generalmente sufficiente che la rivendicazione faccia riferimento a un mezzo tecnico, quale un computer, una rete neurale o un processore. Ad esempio, l’uso di una rete neurale in un dispositivo di monitoraggio cardiaco per il rilevamento di aritmie costituisce un contributo tecnico.
Il Secondo Ostacolo riguarda l’attività inventiva (Approccio “Comvik”).
Secondo tale approccio, solo le caratteristiche distintive che contribuiscono al carattere tecnico dell’invenzione, ossia che apportano un contributo in un campo tecnico e risolvono un problema tecnico, possono essere prese in considerazione.
L'EPO esamina i passaggi matematici dell'algoritmo di IA e si domanda: contribuiscono a una soluzione tecnica di un problema tecnico?
- Se la risposta è SÌ: il contributo tecnico viene riconosciuto, ad esempio, quando l'IA elabora immagini mediche per identificare tumori o un algoritmo controlla il movimento di un braccio robotico. In questi casi, i passaggi matematici contano ai fini dell'attività inventiva.
- Se la risposta è NO: il contributo tecnico non viene riconosciuto, ad esempio, quando l'IA prevede l'andamento dei mercati finanziari (metodo commerciale) o un algoritmo classifica testi per scopi linguistici. In questi casi, i passaggi matematici vengono semplicemente ignorati.
In sintesi, l’EPO tratta l’IA alla stregua di un metodo matematico, brevettabile solo in presenza di una concreta applicazione tecnica. Per i ricercatori e gli spin-off universitari, la chiave non risiede nell’algoritmo in sé, bensì nella capacità di dimostrare come risolve un problema tecnico concreto.
USI Transfer, il Servizio di Trasferimento Tecnologico dell’Università è a disposizione per supporto o chiarimenti. Scrivere a [email protected]
Per approfondimenti
Sezione specifica (Parte G-II, 3.3.1) delle Linee guida EPO