Il boom dell'IA generativa, tra opportunità e rischi

© Pexels/SHVETS production
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Servizio comunicazione istituzionale

4 maggio 2026

In una recente intervista realizzata da Paolo Galli per il Corriere del Ticino, Andrea Emilio RIzzoli, Direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA USI-SUPSI), ha analizzato la crescita dell’intelligenza artificiale generativa in Svizzera riflettendo sulle ragioni del suo successo, sui possibili rischi e sulla necessità di nuove competenze digitali.

Secondo i dati più recenti dell’Ufficio federale di statistica, quasi la metà della popolazione svizzera dichiara di utilizzare strumenti di IA generativa. Una diffusione estremamente rapida, che non ha precedenti nel panorama tecnologico recente. Per Andrea Emilio Rizzoli, uno dei motivi principali di questo successo è la naturalezza dell’interazione uomo-macchina: "Se si diffonde così rapidamente è perché si tratta di una tecnologia molto vicina all'uomo. Perché noi parliamo con queste macchine, parliamo con il nostro linguaggio naturale e abbiamo quindi l'impressione che ci capiscano".

Questa immediatezza rende l’IA particolarmente attrattiva, ma rischia anche di spostare l’attenzione dalla qualità delle risposte alle sole comodità offerte dallo strumento. Rizzoli mette in guardia soprattutto rispetto agli effetti sull’apprendimento e sulla capacità critica. "Se deleghiamo alla macchina anche la sintesi in cinque righe di due pagine di testo, arriveremo ad avere sintesi poverissime di contenuto e a perdere la nostra capacità di creare astrazione dai dati e dalle informazioni". Il rischio, aggiunge, è quello di impoverire progressivamente la nostra abilità di elaborare informazioni in autonomia. Per spiegare questo fenomeno, il direttore di IDSIA ricorre a un paragone efficace: "Il mio paragone preferito è quello con la bici elettrica, che sicuramente mi aiuta a raggiungere alcuni obiettivi, per esempio a salire in cima al Monte Generoso, ma che mi permette comunque di esercitare i muscoli. Differente è raggiungere la vetta, ogni obiettivo, in motocicletta". Il timore, osserva, è che anche con l’IA generativa si possa "finire con l'atrofizzare la mente", favorendo una cultura dell’immediatezza e della gratificazione istantanea a scapito degli sforzi di lungo periodo.

Un altro tema rilevante riguarda i dati personali e il valore delle informazioni. "Le informazioni che noi diamo in pasto alla macchina sono informazioni che cediamo e delle quali perdiamo il controllo", sottolinea Rizzoli. Ma la questione riguarda anche chi produce contenuti di qualità, come editori, giornali o autori, oggi confrontati con sistemi che sintetizzano e rielaborano materiali altrui senza rimandare sempre alle fonti originarie.

Accanto alla digitalizzazione, per Rizzoli serve quindi una vera alfabetizzazione all’uso dell’IA, soprattutto tra i più giovani. "Noi, come istituto di ricerca, siamo anche preoccupati dell'impatto sociale, dell'impatto sull'educazione, soprattutto sugli studenti che usano questi strumenti, in modo che l'utilizzo sia arricchente e non corrisponda a un processo di impoverimento". In quest’ottica, IDSIA sta collaborando con il Cantone per identificare le competenze necessarie agli studenti maggiormente esposti a questi cambiamenti.

Guardando al futuro, Rizzoli evidenzia infine come l’attuale paradigma dei Large Language Models possa avvicinarsi a una fase di maturità. La prossima evoluzione potrebbe essere rappresentata dai cosiddetti "Modelli del mondo", sistemi capaci di comprendere meglio il funzionamento del mondo fisico e sociale. "L'uomo impara come funzionano le cose con pochi dati e pochi esempi, e quindi l'obiettivo dell'IA adesso è replicare proprio questa capacità umana. I Modelli del mondo rappresentano una evoluzione verso un'IA più umana e responsabile".

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