Il futuro dell'USI e la visione strategica del territorio
Servizio comunicazione istituzionale
26 maggio 2026
A trent’anni dalla fondazione dell’USI Remigio Ratti, già membro del Comitato coordinatore che fondò la Facoltà di scienze economiche, riflette sul ruolo dell’ateneo nel rapporto con il territorio, tra riconoscimento internazionale, sfide di governance e responsabilità verso il Paese. Un richiamo a rinnovare visione, dialogo e coesione tra accademia, politica e società.
In un commento pubblicato da L’Osservatore, Remigio Ratti propone una riflessione sul percorso e sulle prospettive della Università della Svizzera italiana nel suo trentesimo anniversario. Nel suo intervento, Ratti riconosce anzitutto la crescita dell’ateneo, definendola il risultato di un percorso che ha trasformato l’USI in “un nodo, seppur di dimensioni contenute, della rete accademica svizzera e internazionale”. Richiamando lo sviluppo delle Facoltà, l’aumento degli studenti e dei fondi competitivi per la ricerca, sottolinea inoltre come l’Università abbia saputo raggiungere “posizioni significative nelle classifiche internazionali, soprattutto in rapporto alla sua età e dimensione”.
Secondo Ratti, l’USI e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) rappresentano per il Ticino “quel salto di qualità imprescindibile per la crescita del suo capitale sociale ed economico”, contribuendo a rafforzare il ruolo del territorio in una regione situata tra nord e sud delle Alpi. Accanto ai successi raggiunti, il commento affronta anche alcune sfide aperte. Ratti richiama infatti le recenti transizioni alla guida dell’ateneo e i tagli finanziari annunciati da Confederazione e Cantone, osservando come questi elementi abbiano alimentato “un certo disincanto, sintomo di una latente tensione strutturale: aspettative elevate da un lato, strumenti limitati dall’altro”.
Al centro della riflessione vi è soprattutto il rapporto tra università e territorio. “Il tema non è tanto l’Università”, scrive Ratti, “ma il modo in cui si inserisce e dialoga o meno con la comunità che la supporta”. Per l’economista, il futuro dell’USI dipende anche dalla capacità del contesto politico, economico e sociale di valorizzare le risorse investite nella formazione e nella ricerca. Nel testo viene inoltre evidenziato il ruolo crescente della rete degli Alumni USI, oggi presente in decine di città e Paesi, quale elemento di collegamento tra l’ateneo, il territorio e le comunità professionali internazionali. Ratti sottolinea in particolare l’invito, emerso durante il recente Dies academicus, a “rinnovare la visione, lo slancio e la coesione iniziale”. Tra gli esempi virtuosi di collaborazione tra accademia e territorio, il commento cita anche il Master in Finance dell’USI e il lavoro svolto dall’Istituto di finanza, evidenziando l’importanza di una formazione costruita “in rete” e in dialogo con il mondo professionale e bancario.
Nella parte conclusiva, Ratti richiama infine quella che definisce la “terza funzione” dell’università: il servizio al Paese. Accanto all’insegnamento e alla ricerca, osserva, l’istituzione accademica è chiamata a contribuire attivamente al dibattito pubblico e allo sviluppo della società. “Il professore o il ricercatore senior deve sentire una sua responsabilità etica rispetto al divenire del proprio campo di studio e alla società entro la quale opera”, scrive, mettendo in guardia dal rischio di “pericolosi segnali di reciproca disaffezione tra politica e mondo universitario”.
Il commento completo a cura di Remigio Ratti è disponibile su L'Osservatore, cliccando qui.