Un laboratorio dell'immaginazione alla Biennale di Venezia

Angonese
Angonese
Arnaboldi
Arnaboldi
Behart
Behart
Blumer
Blumer
Boesch
Boesch
Bonnet
Bonnet
Botta
Botta
Kere
Kere
Mateus
Mateus
Miller
Miller
Nunes
Nunes
Olgiati
Olgiati
Sergison
Sergison

Servizio comunicazione istituzionale

16 Luglio 2018

La variegata presenza dell’Accademia di architettura dell’USI alla Biennale di Venezia 2018 si articola in modo particolare all’interno di una sezione dell’esposizione intitolata The Practice of Teaching. Si tratta di una sezione dedicata al rapporto tra progettazione e insegnamento dell’architettura, che le curatrici di questa edizione Yvonne Farrell e Shelley McNamara (Professoresse all’Accademia) indicano come «una componente essenziale per assicurare la continuità della tradizione», in cui «il mondo del fare e del costruire si fonde con il mondo dell’immaginazione». La sezione è curata da 13 professori dell’USI grazie ai rispettivi atelier, i cui lavori – esposti a Venezia fino al 25 novembre – sono descritti qui di seguito e nella galleria di immagini.

Atelier Aires Mateus
«Proponiamo una riflessione sullo spazio come elemento astratto, materializzato in un corpo informe, che richiama l’idea di spazio senza necessariamente pensarlo come un interno ma come un’interazione tra i suoi limiti e la nostra percezione». 

Atelier Angonese
«Il lavoro tenta di esplorare i significati più coinvolgenti della relazione tra studente e insegnante. Ho così scelto di affidare il futuro di uno dei miei progetti realizzati a tre giovani architetti, miei ex allievi. Un gesto che incarna la fondamentale generosità che il mestiere dell’insegnamento dovrebbe sempre contemplare: fare dono agli altri del proprio sapere».

Atelier Arnaboldi
«Il contributo dell’atelier all’esposizione veneziana è uno spazio fisico che invita a una riflessione sulla topografia, la luce e la cultura di un territorio: un cubo scomposto invita a “entrare” nelle gigantografie del modello territoriale della Città Ticino».

Atelier Bearth
«All’interno di due spazi intimi sono esposte in sequenza immagini e dichiarazioni rappresentative della dualità della pratica ‒ con progetti realizzati dallo studio Bearth & Deplazes ‒ e dell’insegnamento ‒ con le proposte concepite dagli studenti dell’Accademia di architettura». 

Atelier Blumer
«Nella pratica dell’insegnamento l’atelier promuove esercizi sperimentali che, attraverso la contaminazione di altre discipline, danno vita a riflessioni sull’evoluzione dell’architettura. I lavori esposti a Venezia indagano attraverso movimenti automatici la condizione estrema del Freespace».

Atelier Boesch
«Intervenire su edifici esistenti identifica l’architettura come dato di fatto, concepito da qualcun altro. Il punto di partenza è dunque la logica stabilita da quel “qualcun altro”. Ne consegue che le nostre linee-guida sono l’edificio esistente e le regole a cui sottende». 

Atelier Bonnet
«Gli spazi pubblici sono gli ambiti di cui si occupa il nostro atelier. Un’area portuale in disuso diventa una passeggiata, una fortezza abbandonata su una collina si trasforma nel cuore della vita pubblica in un paesaggio urbano, ambienti tecnici prima frammentati sono oggi uno spazio libero per qualsiasi utilizzo». 

Atelier Botta
«L’architettura consiste principalmente nello studio e nell’intervento sugli spazi abitati, con l’obiettivo di stabilire nuovi rapporti, ossia influendo sull’ambiente circostante. In quanto interpreti della storia e della memoria di una comunità, gli architetti dovrebbero allora essere guidati dal principio che il loro mestiere è riscrivere in chiave moderna l’antico atto del costruire». 

Atelier Kéré
«A Venezia l’atelier presenta un ambiente minimo, non prescrittivo, in grado di adattarsi a qualsiasi uso creativo da parte di chi vi abita. E offre una riflessione sulle possibili reazioni umane a uno spazio aperto alle appropriazioni libere e non programmate». 

Atelier Miller
«Il mondo dei ricordi, delle esperienze e degli interessi è alla base del progetto architettonico. Tale universo non è composto di singoli frammenti, ma si presenta come una trama culturale tessuta con i contenuti più diversi, un’ampia topografia del pensiero».

 Atelier Nunes e Gomes
«Gli studenti di oggi, professionisti della progettazione dello spazio pubblico di domani, liberi dai nostri errori e dai nostri fallimenti, ci succedono nella missione di creare con noi una costruzione che è fatta di tempo e di spazio».

Atelier Olgiati
«L’installazione veneziana consiste di colonne posizionate come oggetti il cui scopo è creare un’esperienza spaziale più intensa. Se da lontano l’installazione è percepita come un oggetto architettonico senza un ordine ben definito, con il ridursi della distanza si trasforma invece in un’esperienza che oscilla costantemente tra due letture dello spazio, una emotiva, l’altra intellettuale». 

Atelier Sergison
«Due cineasti londinesi ‒ Bertie Miller e Dave Waters ‒ hanno realizzato un documentario, proiettato a Venezia, che da un lato illustra il lavoro svolto nell’arco di sei mesi dagli studenti dell’Accademia e dall’altro le attività professionali dello studio di architettura Sergison Bates. Il film è un’indagine sul rapporto tra insegnamento e pratica attraverso il concetto di “processo”, elemento comune a entrambe le attività».

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