Max Lobe, quando la scelta di diventare scrittore passa dall'USI

Max Lobé (foto: Romain Guélat)
Max Lobé (foto: Romain Guélat)
Max Lobé
Max Lobé
Max Lobé
Max Lobé

Servizio comunicazione istituzionale

22 Ottobre 2018

È arrivato nel Ticino dal Camerun nel 2004 per raggiungere una parte della sua famiglia e soprattutto proseguire i suoi studi universitari. Max Lobe è uno scrittore svizzero-camerunese, di lingua francese, che nel 2008 ha conseguito un Bachelor in scienze della comunicazione all’USI. Vive a Ginevra, ma torna spesso in Ticino, vuoi per trovare gli amici e la famiglia, vuoi per partecipare a incontri letterari come Chiasso Letteraria, lo scorso mese di maggio, o per incontri pubblici come quello organizzato all’USI il prossimo 25 ottobre [www.usi.ch/it/feeds/8158]. Gli abbiamo chiesto di raccontarci della sua esperienza all’USI e in Ticino.

Come sei giunto all’USI?

“Conseguita la maturità (baccalauréat nel sistema francese) a 16 anni, sognavo di fare il reporter di guerra oppure l’ambasciatore o il diplomatico. In Camerun però vige una massima che dice: “decide chi paga”. Furono quindi i miei genitori a decidere cosa dovevo studiare all’università in Camerun. E loro scelsero scienze economiche e management all’università di Duala. Non mi piaceva molto, anzi direi per nulla, ma ero bravo e me la sono cavata bene. Poi un giorno mia madre mi ha chiesto se non volessi venire a studiare in Svizzera. Pensavo fosse uno scherzo. Certo, avevo una parte di famiglia in Svizzera e i miei genitori vi erano già stati, ma non pensavo potesse toccare a me. Non rientrava fra i miei piani. Mia sorella si era appena trasferita a Lugano dalla Val Verzasca, a pochi minuti a piedi dall’USI, e avrebbe voluto vedermi studiare qui. Così, rievocando ai miei sogni di reporter di guerra, in maniera molto naturale ho scelto le Scienze della comunicazione. Non sono diventato né un reporter né un diplomatico, bensì scrittore. Ancora meglio, direi.”

Cosa ti rimane di quell'esperienza?

Dell’esperienza di studio all’USI ho conservato tanti bei ricordi e, con il tempo, anche quelli brutti (si, ce ne sono) sono diventati positivi.

Ricordo (e me lo ricorderò per sempre) in particolare dell’opportunità incredibile che mi diede il professore Andrea Rocci. Ha dell’incredibile ancora oggi, se ci penso! Mi scelse per diventare il suo assistente per il corso di Comunicazione verbale. Quella decisione fu (ed è ancora, ai miei occhi) stupefacente perché il mio italiano non era perfetto. Non lo è nemmeno oggi, a dire il vero, ma allora … Penso però che il Prof. Rocci mi scelse perché vedeva il mio lavoro, il mio modo di lavorare, la mia passione per ciò che studiavo e l’evoluzione con cui cresceva una persona che praticava la lingua da solo pochi mesi.

Le Scienze della comunicazione sono studi che ho fatto veramente con il cuore, con amore. È proprio quel che mi piaceva! Uso ancora le teorie apprese nella mia pratica comunicativa giornaliera. E in quanto scrittore, ho molto a che fare con le parole, sia scritte sia orali. Le parole, il verbo sono il mio lavoro. Devo sempre scegliere il miglior modo per raccontare una storia, per inventare dei personaggi, per farli comunicare, per far sì che siano verosimili, coerenti fra di loro. Comincio con una voce interiore, una voce che insiste. Quando la colgo bene, quella voce, trovo la parola, una parola banale forse, ma una solo parola, cui poi ne aggiungo un’altra, e un’altra ancora: si compone così una frase con elementi che si intrecciano, si incastrano con un ritmo, una melodia. Ecco come progressivamente riesco a creare un paragrafo, un capitolo, una storia, una riflessione, per poi arrivare, alla fine, ad un romanzo. È un percorso lunghissimo.

Sono assolutamente certo che le lezioni di docenti quali Rigotti, Rocci, Carassa (Psicologia della comunicazione) mi aiutano molto ancora oggi. Quello che ho imparato con loro è proprio la base del mio lavoro. Li ringrazio di tutto cuore. Sinceramente. 

Ci sono esperienze vissute in Ticino che hai raccontato nei tuoi romanzi?

Oh sì! Nel mio romanzo La Trinità Bantu, il secondo scritto in francese, ma il primo tradotto in italiano; anche nel primo scritto in francese, 39 rue de Berne, presto pubblicato in italiano sempre dalla casa editrice 66th&2nd.

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