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Turismo e fase post-Covid, le prospettive in Ticino

Immagine del villaggio di Corippo, in Val Verzasca, dove si svolge il progetto di 'albergo diffuso'
Immagine del villaggio di Corippo, in Val Verzasca, dove si svolge il progetto di 'albergo diffuso'

Servizio comunicazione istituzionale

L'estate è alle porte, e fra le molte domande che ci si pone in vista della fase 3 di uscita dalla crisi, ovvero quando le regole di sicurezza saranno ulteriormente allentate, è quali effetti la pandemia di Covid-19 avrà sul turismo, un settore importante in Svizzera e in particolar modo nel Canton Ticino. Dopo una prima propettiva sull'economia dei trasporti offerta dal Prof. Rico Maggi, Direttore dell'Istituto di ricerche economiche dell'USI (IRE), ora il ricercatore dell'Osservatorio del turismo dell'IRE (O-tur), Riccardo Curtale, condivide alcune considerazioni sul tema in un contributo video pubblicato da RSI Online.

L'industria del turismo si è evoluto molto negli ultimi decenni, grazie anche all'ampia offerta di modalità di viaggio a basso costo e dalla crescente domanda dovuta all'aumento del benessere generale delle persone. Ma la crisi causata dalla pandemia di Covid-19 ha frenato tutto ciò, da una parte perché le accresciute norme di sicurezza per contrastare il contagio del nuovo cornavirus impone ai vettori di trasporto (quelli aerei, soprattutto) misure che aumenteranno i costi, e dall'altra perché la pandemia ha colpito ampie fasce della popolazione in termini economici, con aumenti marcati dei livelli di disoccupazione. Secondo Curtale, "nel breve termine la crisi avrà un effetto sul turismo che potrebbe tornare a essere un po' più un bene di lusso. Le persone sentiranno comunque il bisogno di andare in vacanza, ma cercheranno soluzioni alternative per soddisfare questa esigenza, in risposta anche alla minore disponibilità economica e/o all'aumento dei costi. Questo significa soggiorni più brevi e a corto raggio, per esempio".

In Ticino si prospetta quindi un turismo appannaggio delle residenze secondarie. Nel nostro Cantone si stima che il 43% di tutti i pernottamenti si registra infatti nelle seconde case. Nel settore alberghiero e paralberghiero, invece, "il 60% dei pernottamenti in albergo è rappresentato da svizzeri, mentre nel paralberghiero il numero sale al 75-80%", spiega Curtale, "ma non è detto che queste cifre rimarranno tali anche quest'anno. Ci sono infatti degli effetti psicologici da tenere in conto. Il Ticino è la regione in Svizzera con il più alto numero di turisti in rapporto alla popolazione residente, un fattore che crea una certa percezione di 'affollamento' e che potrebbe essere vista negativamente dal turista confederato che sceglierebbe così un'altra destinazione, pur sempre in Svizzera".

 

Servizio RSI Online, "Si viaggerà come negli anni '50?"

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