Un'unica nuova arma contro i virus trasmessi dalle zecche

(foto: Jan Erhart)
(foto: Jan Erhart)

Servizio comunicazione istituzionale

9 Aprile 2021

Il morso di una zecca può trasmettere il virus dell’encefalite (Tick-Borne Encephalitis Virus, TBEV), con conseguenze quali l'infezione cerebrale, l'ospedalizzazione e problemi neurologici a lungo termine. Ma il TBEV è solo uno tra una mezza dozzina di virus che le zecche possono trasmettere e che, a differenza del TBEV, non hanno ancora un vaccino o trattamento che li possa contrastare. Almeno finora. Studiando la risposta immunitaria degli individui guariti dall'infezione da TBEV, i ricercatori dell'Istituto di ricerca in biomedicina (IRB, affiliato all'USI), assieme a colleghi a New York e nella Repubblica Ceca, hanno scoperto una nuova arma: anticorpi efficaci contro più virus della zecca contemporaneamente. I risultati sono riportati nel Journal of Experimental Medicine.

"Siamo rimasti sorpresi da questa scoperta", dice Davide Robbiani, responsabile del Laboratorio di immunologia e malattie infettive e direttore dell'IRB. "Infatti, identificare un agente che possa neutralizzare un singolo virus è un importante passo avanti, ma identificare una singola molecola che possa agire contro più virus contemporaneamente consentirà lo sviluppo di terapie mediche di cui abbiamo molto bisogno". Altri virus trasmessi dalle zecche includono il virus della foresta Kyasanur in India, il virus Alkhurma in Arabia Saudita, il virus della febbre emorragica di Omsk in Russia, il virus louping ill in Irlanda e Norvegia e il virus Powassan in Canada e negli Stati Uniti.

La scoperta significa anche che potrebbe essere possibile sviluppare un vaccino di nuova generazione che protegga contro molti dei virus trasmessi dalle zecche. "Questa è una prospettiva entusiasmante", sottolinea il Prof. Robbiani, "e la ricerca in questo ambito continuerà all'IRB con il sostegno del Fondo Nazionale Svizzero per la Scienza e con i collaboratori dell'Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca".

Questa nuova scoperta si aggiunge ad altre fatte di recente all'IRB nella lotta contro le malattie infettive emergenti, fra cui il nuovo anticorpo ‘bispecifico’ contro il coronavirus (>> www.usi.ch/it/feeds/15315), e rafforza il posizionamento dell'IRB all'interno delle reti internazionali dedicate alla prevenzione delle future pandemie (>> www.usi.ch/it/feeds/15582)

Lo studio pubblicato sulla rivista JEM è disponibile online qui >> https://doi.org/10.1084/jem.20210236

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