Eventi

L'Accademia in "volo strumentale". Nota di viaggio del Direttore Riccardo Blumer

Accademia di architettura

Data d'inizio:

Data di fine:

Cari studenti, professori, docenti, assistenti, collaboratori della scuola,

 

pubblicando questa nota sul sito web dell’Accademia mi permetto di coinvolgere anche quella comunità allargata di sostenitori, ospiti e amici che, se pure in modo indiretto e silenzioso rispetto all’attività didattica, contribuiscono a far vivere la scuola. Coinvogerli significa anche ringraziarli.

 

Ho rubato la definizione di “volo strumentale” al mondo aeronautico, che definisce così un tipo di volo diverso da quello “a vista”, perché come per i piloti in particolari situazioni, anche per noi in questi giorni alcune cose risultano decisamente “innaturali” o “contro istintive”.

Nel volo strumentale ti devi fidare unicamente degli strumenti, ogni percezione fisica, infatti, potrebbe produrre idee sbagliate: per esempio, farti credere di essere in una posizione anziché nel suo opposto, con le disastrose conseguenze provocate dal gesto di tirare anziché spingere il volante di comando e quindi perdere anziché guadagnare quota.

 

Per adottare questa modalità di volo bisogna allenarsi, e credo che tutti noi, in questo periodo, lo stiamo facendo. Con grande disposizione e anche curiosità; sorpresi degli inaspettati vantaggi come delle inevitabili difficoltà. L’Università della Svizzera italiana aveva gli strumenti accesi e forse neppure lo sapevamo. Ora invece ne facciamo uso continuamente. Grazie.

 

Ho invitato dapprima gli studenti, ed ora estendo la richiesta a tutti, professori compresi, a farsi fotografare o fotografarsi nelle rispettive “cabine di pilotaggio” e con gli strumenti accesi: condividere qualche immagine sui media dell’Accademia è un modo per sentirsi tutti più vicini, piloti di un unico grande volo. In questi giorni ho parlato al telefono con un nostro professore di progettazione, “confinato” in una casa da lui stesso progettata. Quale migliore, paradossale occasione per vivere le nostre opere fino in fondo e farle vivere anche agli altri?

 

Anche le conferenze pubbliche di Fulvio Irace (da Milano), di Giancarlo Mazzanti (dalla Colombia) e la presentazione del libro di Pino Musi (da Parigi), oltre agli altri incontri pubblici che erano previsti, sono in fase di riorganizzazione in modalità digitale. Abbiamo ricevuto la disponibilità degli attori, stiamo cercando lo strumento migliore per attivarle.

 

Il Teatro dell’architettura Mendrisio, oltre al programma delle future mostre ed eventi, che verrà via via aggiornato sulle pagine dedicate del sito web dell’Accademia (http://www.arc.usi.ch/it/tam) e nelle notizie pubblicate sulla newsletter, comunicherà a breve una serie di iniziative volte ad attrarre proposte per farlo vivere anche a distanza. Sull’account Facebook dell’Accademia intensificheremo i post dedicati alle mostre: a partire da quella dedicata alle attività didattiche della scuola, MAD.8, di cui abbiamo dovuto interrompere in fretta e furia l’allestimento e sulla quale stiamo preparando il materiale per poterne visualizzare delle anteprime. Seguiranno poi novità e anticipazioni sulla mostra I disegni giovanili di Le Corbusier. 1902-1916, curata da Danièle Pauly (Parigi), con i bellissimi disegni originali e inediti di colui che diventò poi uno dei più grandi architetti dell’epoca moderna; la mostra è in piena fase di preparazione e quando possibile vi annunceremo le ragionevoli date di apertura. Nel frattempo abbiamo confermato la mostra di ottobre 2020, dedicata alla nuova edizione dello Swiss Architectural Award e promossa dalla Fondazione Teatro dell’architettura, la cui organizzazione non ha mai smesso di procedere e sulla quale vi terremo aggiornati.

 

Avvisati per tempo, sarete tutti invitati agli eventi digitali.

 

La scuola sta quindi affrontando un semestre totalmente in volo strumentale (ne sono esclusi, presumiamo, alcuni esami e i Diplomi, secondo quelle che saranno le disposizioni inerenti le possibilità di spostamento ed incontro), ma mi sento abbastanza sicuro di affermare che, grazie allo sforzo di tutti, siamo in “assetto”.

 

Ancora, grazie.

 

Questo tipo di volo ci permette quindi di continuare, di insegnare e imparare, comunicare, studiare e progettare, ma soprattutto ci permette in questo momento di non ostacolare il lavoro e gli sforzi del mondo sanitario, rispettando le indicazioni imposte dalle autorità.

Nel libro di Daniele del Giudice Staccando l'ombra da terra, Einaudi 1994,mi imbatto nelle parole con cui André Gide presentava ai lettori francesi Vol de nuit di Antoine de Saint-Exupéry: “qui c’è una verità paradossale, la fortuna dell’uomo non è nella libertà, ma nell’accettazione di un dovere”.

Ebbene, rivolgo a tutti l’augurio che ogni volo, anche se strumentale e intrapreso con la meraviglia di “staccare l’ombra da terra”, possa poi al tramonto, dopo l’atterraggio, permetterci di fare “lunghi ed elastici passi per rilassarci dalle fatiche dei comandi (…) di nuovo ricongiunti alla nostra ombra”.

Forse, aggiungo io alle parole di Del Giudice, anche meno “stupidi” di prima del decollo.

 

 

Riccardo Blumer

 

Direttore

Accademia di architettura

Università della Svizzera italiana

Facoltà